REFERENDUM: Perché votare NO? / 6 – È una iniziativa del Governo, “senza” il Parlamento

• Indipendenza della magistratura e collaborazione
tra i poteri sono garanzie per tutti, costruite
non contro qualcuno, ma nell’interesse della comunità •
La riforma modifica sette articoli della Costituzione. Non si tratta, dunque, di un intervento tecnico perseguibile con leggi ordinarie, ma di una scelta che investe direttamente l’assetto costituzionale.
È per questo che il referendum non può essere banalizzato o ridotto a una contrapposizione tra categorie.
Per modificare la struttura istituzionali spesso la prima operazione non è “fare nuove leggi”: è addomesticare i contrappesi. Mettere la giurisdizione sotto pressione, ridurre l’autonomia, trasformare il giudice in una figura che calcola conseguenze extra-giuridiche prima di decidere.
Spesso si usano ristrutturazioni, nuovi organi, nuove procedure che cambiano lentamente i rapporti di forza.
La posta in gioco è il Consiglio Superiore della Magistratura
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene presentata dai promotori come necessaria per garantire la terzietà del giudice. In realtà, tale obiettivo può essere più efficacemente perseguito rafforzando le regole sull’astensione e sulla ricusazione del giudice nei casi di conflitto o di prossimità con le parti, incluso il pubblico ministero.
Più che la separazione delle carriere dei giudici. ritengo importante evitare ogni tentativo di incrinare la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione tra legislativo, esecutivo e giudiziario.
La posta in gioco reale è il Consiglio Superiore della Magistratura nella sua concezione originaria: l’architrave che preserva l’autonomia dell’ordine giudiziario e regola, fuori dalla congiuntura politica, nomine, trasferimenti, progressioni e disciplina.
Separazione e collaborazione dei poteri
Secondo la Costituzione, nel CSM convivono due principi essenziali: la separazione dei poteri e la loro collaborazione. L’indipendenza della magistratura non è un’affermazione astratta, ma si concretizza nell’esistenza di un organo autonomo. Allo stesso tempo, la presenza dei membri laici eletti dal Parlamento introduce un elemento di raccordo con la rappresentanza democratica. Questo equilibrio non è contraddittorio: è una garanzia.
Indipendenza della magistratura e collaborazione tra i poteri non sono privilegi di parte. Sono garanzie per tutti. Metterle in discussione significa intaccare uno dei patrimoni più preziosi della nostra esperienza costituzionale, costruito non contro qualcuno, ma nell’interesse dell’intera comunità democratica.
Un metodo che tradisce lo spirito costituente
La riforma costituzionale della magistratura è voluta da una sola parte politica, senza alcun reale tentativo di dialogo e confronto con le altre forze parlamentari. Essa nasce da un’iniziativa del Governo in carica ed è stata approvata così come concepita dall’esecutivo, senza che il Parlamento abbia potuto apportarvi modifiche sostanziali.
In questo modo è stato tradito lo spirito costituente con cui fu approvata la nostra Costituzione, frutto della capacità di forze politiche contrapposte di mediare e trovare un accordo alto sulle regole fondamentali della Repubblica.
Lunedì, 16 febbraio 2026
Il testo
La serie di schede Referendum: perché votare NO è realizzata riportando relazioni, articoli e interviste diGiovanni Bachelet, Renato Balduzzi, Ettore Bonalberti, Ugo De Siervo, Alessio Ditta, Lucio D’Ubaldo, Marco Frittella, Agostino Giovagnoli, Clemente Mastella, Angelo Palmieri, Giulio Prosperetti. I testi integrali di questi autori sono pubblicati da Il Domani d’Italia, quotidiano online.
Le schede su Referendum: perché votare NO
1 – Non risolve i veri problemi della Giustizia
2 – Più che una riforma, appare una rivincita
3 – La Pubblica accusa nel circuito politico?