Il Governo gioca a tombola con la Costituzione

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REFERENDUM: Perché votare NO? / 4 – Con il sorteggio Magistratura senza rappresentanza  

Il sorteggio non è adeguato alla selezione
dei componenti di organi costituzionali,
poiché affida al caso la scelta di persone
chiamate a esercitare funzioni delicate  

La riforma costituzionale soggetta a referendum prevede la sostituzione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura con due distinti Csm – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – i cui componenti sarebbero in larga parte sorteggiati.

L’utilizzo del sorteggio, totalmente per la componente della Magistratura, è una delle ragioni per le quali scegliere il NO nel voto del 22-23 marzo.

Viene meno la rappresentanza

Il sorteggio non è un criterio adeguato alla selezione dei componenti di organi di rilevanza costituzionale, poiché affida al caso la scelta di soggetti chiamati a esercitare funzioni delicate di autogoverno.

Non si può parlare seriamente di autogoverno se viene meno il suo presupposto fondamentale, cioè una rappresentanza effettiva della magistratura.

Ed è importante capire perché.

La democrazia implica responsabilità: responsabilizzare coloro che sono chiamati a esercitare funzioni pubbliche. In particolare, coloro che scelgono i componenti del CSM devono farsi carico della valutazione della loro professionalità, dei loro programmi, della loro credibilità. Occorre valutare per poter esprimere consenso o dissenso.

Far memoria della Costituente (e anche di prima)

Nel lungo dibattito che si svolse in Costituente sul tema della magistratura, ciò che accomuna è la ricerca di istituti finalizzati ad assicurare l’indipendenza dei magistrati.

Nello specifico, rileggendo gli atti, si può concludere con tranquillità che nessuno ipotizzò la formazione del CSM mediante sorteggio.

 Non è, comunque, sufficiente partire dall’Assemblea costituente senza guardare a ciò che è avvenuto prima.

Il decreto del 1921 del Ministro Fera prevedeva l’elezione della componente togata; il decreto Oviglio del 1923 soppresse quell’elezione introducendo il sorteggio, prima che l’intero sistema fosse cancellato.

Che cosa accadde tra il 1921 e il 1923? Quello è un triennio decisivo, che segna il passaggio dalla crisi dello Stato liberale all’ascesa del fascismo. La domanda non può quindi essere elusa, se si vuole riflettere seriamente su questi temi.

La democraticità complessiva del sistema

Il nostro Stato democratico non si caratterizza soltanto per la rappresentatività del Parlamento, ma anche per il fatto che chi esercita poteri lo fa in condizioni di piena indipendenza, interna ed esterna.

Se si escludesse una selezione correttamente rappresentativa – e quindi democratica – dei magistrati chiamati a comporre il CSM, si aprirebbe un problema gravissimo: quello della democraticità complessiva del sistema.

Vittorio Bachelet e il metodo proporzionale

Il 21 dicembre 1976, nel discorso di insediamento subito dopo la sua elezione a vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet disse:

“Questo Consiglio inizia una vita nuova non solo perché è stato rinnovato a seguito di nuove elezioni, ma perché è stato eletto in base a una nuova legge elettorale che ha favorito una presenza più variata di posizioni e di intenti, garantendo una larga rappresentanza di tutti gli orientamenti, le forze e i contributi presenti nella magistratura”.

Quello fu il primo CSM eletto con metodo proporzionale.

Prima di quella riforma elettorale, le grandi procure finivano sempre in mano a persone fidate del potere: quella di Roma era stata addirittura definita “porto delle nebbie”, perché vi confluivano le questioni più delicate per poi inabissarsi senza esito.

Varietà di orientamenti e di competenze

Proprio quel sistema consentì alle cosiddette correnti – oggi tanto demonizzate – di far emergere una grande varietà di orientamenti e competenze.

In quel primo CSM eletto con il metodo proporzionale divenne consigliere, per esempio, un giovane “pretore d’assalto” di 37 anni, Mario Almerighi, che insieme ad Adriano Sansa fu protagonista della scoperta della grande tangente ENI-Petromin.

È difficile pensare che questo sarebbe accaduto con altri metodi elettorali, ancor meno con il sorteggio.

Il sorteggio è solo una scorciatoia

Il sorteggio viene presentato come strumento per contrastare il correntismo. Tuttavia, non esiste alcuna garanzia che esso raggiunga questo obiettivo. Anzi, è plausibile che le correnti continuino a esistere in forme meno visibili e meno controllabili.

Il sorteggio appare invece una scorciatoia che rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.

Un obiettivo del genere sarebbe stato perseguibile – ma è solo una delle soluzioni possibili – introducendo un maggioritario uninominale, per far sì che tendenzialmente in ogni corte d’appello si potesse votare il candidato più stimato professionalmente, a prescindere dalla sua appartenenza a un gruppo. 

Attualmente il sorteggio non riguarda i giudici

Proporre oggi il sorteggio dei magistrati professionali significa sottrarre a una qualificata componente sociale e professionale il potere di incidere sul proprio status.

È vero che in alcuni casi il sistema giudiziario prevede il sorteggio, ma si tratta di casi del tutto diversi: la composizione del collegio per i giudizi penali sul Presidente della Repubblica e sui ministri, o la selezione dei giudici popolari nelle Corti d’assise. In questi casi, però, non si sorteggia la categoria dei giudici professionali, bensì si attribuiscono responsabilità penali a soggetti volutamente eterogenei, per evitare che prevalgano apparati – anche giudiziari. I giudici, tuttavia, restano giudici scelti secondo procedure ben definite.

Lunedì, 16 febbraio 2026

Il testo

La serie di schede Referendum: perché votare NO è realizzata riportando relazioni, articoli e interviste diGiovanni Bachelet, Renato Balduzzi, Ettore Bonalberti, Ugo De Siervo, Alessio Ditta, Lucio D’Ubaldo, Marco Frittella, Agostino Giovagnoli, Clemente Mastella, Angelo Palmieri, Giulio Prosperetti. I testi integrali di questi autori sono pubblicati da Il Domani d’Italia, quotidiano online.

Le schede su Referendum: perché votare NO

1 – Non risolve i veri problemi della Giustizia 

2 – Più che una riforma, appare una rivincita 

3 – La Pubblica accusa nel circuito politico? 

5 – In difesa dell’equilibrio scritto in Costituzione 

6 – È una iniziativa del Governo, “senza” il Parlamento 

In copertina

Infografica della Campagna Giusto dire No del Comitato a difesa della Costituzione per il NO al referendum.

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