REFERENDUM: Perché votare NO? / 1 – Non risolve i veri problemi della Giustizia

• “È questo che interessa ai cittadini: entrare
in un processo e non restare intrappolati
in un labirinto infinito. La riforma
non mette mano a questo aspetto fondamentale” •
È utile partire da una domanda semplice ma impegnativa: a chi serve davvero questa riforma?
Con una risposta netta: certamente non serve ai cittadini.
Le vere priorità della giustizia restano irrisolte.
La riforma non interviene né sull’eccessiva durata dei processi – penali, civili e amministrativi – né sul drammatico sovraffollamento delle carceri, che rappresentano le vere emergenze del servizio giustizia nel nostro Paese.
L’esperienza di Clemente Mastella
Dire No a questa riforma significa dunque rifiutare un intervento che non incide in alcun modo sui problemi concreti e urgenti della giustizia italiana.
Dice Clemente Mastella, sindaco di Benevento, dopo una vita in Parlamento e al Governo.
Il vero nodo è la durata dei processi. Io ho impiegato undici anni per uscire completamente dalla mia vicenda giudiziaria.
È questo che interessa ai cittadini: entrare in un processo e non restare intrappolati in un labirinto infinito.
La riforma non mette mano a questo aspetto fondamentale.
E mentre si interviene sull’assetto delle garanzie e dei meccanismi di controllo, l’agenda della giustizia “di servizio” viene declassata: riduzione degli arretrati, dotazioni di personale, risorse, governance organizzativa, accessibilità non sono all’ordine del giorno del governo.
Questioni che non riguardano comunque solo i magistrati
Dunque, è una questione che riguarda i magistrati, quasi un problema corporativo?
In realtà, le questioni oggi in gioco riguardano tutti noi, perché toccano il funzionamento dello Stato di diritto e le garanzie di imparzialità della giustizia.
Ad esempio, sulla pretesa separazione tra magistrati requirenti e giudicanti, giova fare chiarezza per le conseguenze sui cittadini.
La creazione di un Consiglio superiore della Magistratura specializzato per i magistrati requirenti non li indebolisce: al contrario, li rafforza. I requirenti eserciterebbero i loro poteri senza il confronto con i giudicanti, portatori di un approccio parzialmente diverso. Questo rischia di produrre un indebolimento complessivo del sistema, con un avvicinamento improprio tra magistratura requirente e attività di polizia (quest’ultime tipicamente governative).
Guardandosi attorno, dall’Ungheria agli Stati Uniti
Qui scattano preoccupazioni in rapporto a casi specifici, laddove si chiamano in causa le tendenze in atto in Ungheria, Polonia e ora anche Stati Uniti. Il rischio è lo scivolamento verso una politicizzazione della magistratura, non “di parte”, ma strutturale.
Dice ancora Clemente Mastella
Se fosse dipeso solo dall’azione di alcuni pubblici ministeri, probabilmente la mia vicenda avrebbe avuto un esito ben diverso.
Invece il sistema, così com’è, ha funzionato. C’è già una distinzione tra chi accusa e chi giudica.
Nel mio caso, la funzione giudicante ha ristabilito equilibrio.
Questo dimostra che la separazione delle funzioni esiste già nella pratica.
Lunedì, 16 febbraio 2026
Il testo
La serie di schede Referendum: perché votare NO è realizzata riportando relazioni, articoli e interviste diGiovanni Bachelet, Renato Balduzzi, Ettore Bonalberti, Ugo De Siervo, Alessio Ditta, Lucio D’Ubaldo, Marco Frittella, Agostino Giovagnoli, Clemente Mastella, Angelo Palmieri, Giulio Prosperetti. I testi integrali di questi autori sono pubblicati da Il Domani d’Italia, quotidiano online.
Le schede su Referendum: perché votare NO
2 – Più che una riforma, appare una rivincita
3 – La Pubblica accusa nel circuito politico?
4 – Con il sorteggio Magistratura senza rappresentanza
5 – In difesa dell’equilibrio scritto in Costituzione
6 – È una iniziativa del Governo, “senza” il Parlamento
In copertina
Infografica della Campagna Giusto dire No del Comitato a difesa della Costituzione per il NO al referendum.