• La cultura della cura, vissuta ed aggiornata
dal volontariato,
è sempre stata una ricchezza per la democrazia •

• Poiché propone modelli di convivenza comunitaria, l’attività volontaria è inevitabilmente “politica” •
I volontari sono “la società civile”. Per definizione. Non la formano da soli, ma ne riassumono i connotati; sono in grado di renderla “visibile” e – all’occorrenza – “potente”, anche restando distinti, a volte distanti, dalle Istituzioni e dalla Politica. Succede però che Istituzioni e Politica non ne possano fare a meno: “Il volontariato è palestra di democrazia concreta che può immettere forza vitale nelle istituzioni”, ha assicurato alla fine dello scorso anno il Presidente Sergio Mattarella
Poiché propone modelli di convivenza comunitaria, l’attività volontaria è inevitabilmente “politica”. Come è “politica” la figura evangelica del Buon Samaritano, tuttora riferimento – anche nella denominazione associativa – per molti volontari cristianamente ispirati. Il samaritano che viaggia tra Gerusalemme e Gerico è raccontato da Gesù non come modello di rapporti interpersonali, ma principalmente come una persona che risponde alla domanda “Chi è il mio prossimo?” (Lc 10, 29).
Le azioni da cui nascono molte attività volontarie
Ci sono due azioni che il samaritano in viaggio compie prima di intervenire: “Vide e ne ebbe compassione” (Lc 10, 33). Sono esattamente le azioni che i primi due viaggiatori della parabola non compiono. Sono esattamente le azioni da cui nascono molte attività volontarie. I volontari (nella parabola sono il samaritano) sanno assistere, lenire, anche tamponare i “buchi” fatti dal Mercato (nella parabola sono i briganti) e non rimediati dalle Istituzioni (nella parabola sono il sacerdote e il levita). Lo sanno fare perché hanno imparato a guardare e a provare compassione.
“Questa compassione non è un sentimento superficiale, quanto piuttosto sentire passione con l’altro, nel vederlo e nell’averlo a cuore”, ha chiosato il cardinale Marcello Zuppi in un convegno primaverile. È il più contemporaneo “I care”, “Mi riguarda”, fatto proprio da don Lorenzo Milani e da Martin Luther King: l’uno e l’altro predicatori del Vangelo e scelti da milioni di persone come compagni di strada nel loro individuale o collettivo impegno civile generato proprio dicendo “I care”.
Dicono “I care” anche alla Repubblica
Anche alla Repubblica i volontari italiani dicono “I care”. “Mi interessa”, spiegano, che le tue istituzioni stiano bene, che i tuoi cittadini le sentano preziose.
La cultura della cura, vissuta ed aggiornata dal volontariato, è sempre stata una ricchezza per la democrazia. Oggi è un indispensabile investimento sul futuro.
Le democrazie risultano, infatti, titubanti in una fase storica in cui sono forti le spinte all’individualismo estremo, si alimentano le paure verso le persone, la diffidenza interpersonale fa prevalere l’egoismo. “Nel mondo globale, innervato di rapide comunicazioni, il clima generale – ha recentemente sottolineato ai confratelli vescovi italiani il cardinale Matteo Zuppi – diventa quello del conflitto, con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti”.
È una contro-cultura che nega tutti i valori del volontariato e – a conferma del legame fra volontariato e democrazia – ha già prodotto inquietanti mutamenti istituzionali in alcune parti del mondo.
La situazione è davvero impegnativa, se già due anni fa in un dialogo con i volontari il Presidente Sergio Mattarella ha prima ricordato che per il volontariato “avere cura degli altri esseri umani è la sua vocazione”, e ha sentito poi la necessità di concludere con un invito: “Dobbiamo aver cura della Repubblica. Dobbiamo avere cura dell’Europa”.
Migliore antidoto ai populismi e agli elitismi
“La presenza in mezzo alla gente e il suo coinvolgimento nel processo politico è il migliore antidoto ai populismi che ricercano solo facile consenso e agli elitismi che tendono ad agire senza consenso: due tendenze diffuse nel panorama politico odierno”. Papa Leone XIV ha offerto questa lettura ad una delegazione di deputati europei il 25 aprile scorso.
Se condivise dalle istituzioni democratiche, le esperienze di cittadinanza attiva e di responsabilità collettiva, ricchezza del volontariato, possono far trovare alla politica le forme dell’indispensabile (e aggiornata) presenza tra le persone. E, nello spirito della reciprocità, anche far essere la politica un’azione di volontariato.
Nello spirito della reciprocità, infatti, se il volontariato si dedica a curare le fragilità, la politica può scegliere di contrastare ciò che le produce. Fare volontariato politico in questo tempo è accompagnare nella società e dentro le istituzioni chi lavora contro la povertà, chi difende l’ambiente, chi presidia la legalità.
Domenica, 19 aprile 2026
Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2026
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Infografica del Partito Democratico della Lombardia.