• La risposta – propone Papa Leone per sabato 11 aprile –
è una preghiera planetaria per la pace •

• “Chi è discepolo di Cristo, principe della pace,
non sta mai dalla parte di chi
ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe” •
“Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile”.
Nell’udienza generale di mercoledì 8 aprile Papa Leone ha richiamato l’appuntamento che ha fissato per tutti i fedeli del mondo dalla Basilica di San Pietro nel messaggio “Urbi et Orbi” della domenica di Pasqua.
“Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore!”
Si è trattato di un invito che il Pontefice ha motivato proprio come conseguenza della celebrazione della Pasqua.
Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: «Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!»
(…) Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male! (…)
La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore!
Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile.
Solo il negoziato fa finire la guerra
È in questa prospettiva di “conversione pasquale” che la preghiera corale della Chiesa nella sera di sabato 11 aprile conserva ed accresce il suo valore anche in presenza di prospettive diverse rispetto alla domenica di Pasqua.
Novità che Papa Leone ha voluto evidenziare nell’udienza generale come nuova motivazione al suo invito.
A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo, accolgo con soddisfazione e come segno di viva speranza, l’annuncio di una tregua immediata di due settimane. Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra.
Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo.
I cittadini del mondo intervengano sui politici
Proprio su quelle “ore di grande tensione” il Santo Padre era stato il giorno prima assai chiaro. Poche parole in inglese, in modo che non fossero fraintese dai primi destinatari: il presidente Usa e i suoi concittadini: questi ultimi (ma non solo loro) sollecitati a fare loro parte democraticamente.
Il quotidiano Avvenire le ha riferite così.
«La minaccia a tutto il popolo dell’Iran non è accettabile». Con queste parole papa Leone ha condannato l’uscita del presidente Donald Trump che, poche ore prima della scadenza dell’ultimatum all’Iran, ha tuonato: «Un’intera civiltà potrebbe morire stasera, per non essere mai più riportata indietro».
Il Pontefice, che ha rilasciato una breve dichiarazione in inglese sulla guerra uscendo da Villa Barberini, a Castel Gandolfo, è andato oltre: «Gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale e il segno di una distruzione che l’essere umano è capace di mettere in atto».
Il Vescovo di Roma ha quindi incoraggiato i cittadini di tutto il mondo a contattare i propri rappresentanti politici a chiedere la fine delle ostilità nella regione di cui, ha sottolineato, sono vittime «tanti innocenti come bambini e anziani».l valore infinito di ogni vita.
“Dio non benedice alcun conflitto”
Sull’origine “politica” ed “economica” delle guerre in corso Papa Leone è tornato ad insistere proprio alla vigilia della preghiera corale per la pace e dell’inizio dei negoziati a Islamabad in Pakistan.
Il Pontefice ha ricevuto nella mattinata di venerdì 10 aprile, in Vaticano, i membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, una Chiesa che affonda le sue radici in quella primitiva.
Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato.
Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.
Parole ancora dure, quelle del Papa; parole taglienti, adatte ad eliminare ogni “vestito religioso” da chi pretende di indossarlo per fare la guerra.
Sabato, 11 aprile 2026
In copertina
Un momento del “cammino silenzioso per la pace” di lunedì 30 marzo nel centro storico di Padova.