C’è il mutuo aiuto all’origine del volontariato

Il Rapporto dell’Onu sullo stato del volontariato
nel mondo 2026 valuta che almeno il 70 per cento dell’impegno volontario sia svolto in modo informale

Poiché “Ogni contributo conta”, insieme i volontari
sono una forza che, generando relazioni, rinsalda
il senso generale di appartenenza ad una comunità

Non fa generalmente notizia la “normale” presenza del volontariato nelle emergenze personali. È una presenza che non impressiona, anzi genera stabilità: qualità che l’informazione attualmente non considera interessanti.

Eppure, è una presenza spesso decisiva nella vita quotidiana delle persone. Il poter contare su un mezzo di trasporto per un esame sanitario quando non puoi guidare, ad esempio. O il fare affidamento su una borsa della spesa per la vita quotidiana, anche se non hai i soldi per il supermercato. O sentire che i tuoi figli, tornando da un doposcuola, parlano sempre meglio l’italiano, che non è la tua lingua.

Lo scambio tra organizzazione e impegno personale

Sono situazioni nelle quali le persone fanno affidamento sul volontariato organizzato, ma anche sul mutuo aiuto: tra vicini di casa, nelle famiglie, nelle reti di comunità.

Il Rapporto sullo stato del volontariato nel mondo 2026, pubblicato dalle Nazioni Unite, valuta che almeno il 70 per cento dell’impegno volontario sia svolto in modo informale. Anche in Italia, secondo una recente rilevazione dell’Istat, è diffusissimo l’impegno non organizzato, che è svolto da almeno un terzo del volontariato. È un impegno in presenza o digitale, locale o internazionale; è volontariato di competenze donate da professionisti; è attivismo civico per petizioni; è condivisione di prossimità con raccolta fondi o acquisti solidali.

Nel rapporto diretto con le persone la distinzione tra volontariato organizzato e mutuo aiuto è quasi sempre indefinita. Vale in particolare nella presenza di volontari cristianamente ispirati. Ad esempio, c’è certamente l’indispensabile impegno organizzativo della San Vincenzo nel servizio volontario di vicinanza agli anziani nelle Rsa della provincia di Padova; poi però è l’amicizia tra volontario e anziano che fa la ricchezza del rapporto e realizza il risultato. Altrettanto avviene, sia nella dimensione parrocchiale che in quella diocesana, in quasi tutti i servizi proposti dalla Caritas.

I giovani scelgono le cause da sostenere

Sul volontariato attraverso le Caritas è interessante il contributo che il giornalista Francesco Spagnolo ha pubblicato nell’ottavo rapporto “Noi doniamo”, pubblicato dall’Istituto Italiano della Donazione, in occasione del Giorno del Dono dello scorso anno. I dati si riferiscono principalmente al volontariato giovanile, ma illuminano la più generale situazione del volontariato cristianamente ispirato.

Spagnolo fa emergere che la spinta a fare volontariato deriva spesso dall’esperienza personale e diretta, fatta in parrocchia o nel servizio civile nazionale, che rappresenta una porta d’accesso privilegiata.

C’è poi la componente motivazionale: “Per gli under 35, a differenza degli altri volontari, la motivazione più forte – si legge nel rapporto di Spagnolo – risulta essere utile agli altri, alla società; solo un quarto del campione dichiara, invece, di fare volontariato spinto esclusivamente dalla fede religiosa. Questa situazione è ribaltata se si guardano i volontari più maturi, dove la componente religiosa rappresenta la motivazione prevalente”.

Più in generale, sui giovani il Rapporto dell’Istituto Italiano della Donazione segnala che essi scelgono soprattutto le cause da sostenere, più che l’ente o l’organizzazione, sono maggiormente idealisti e proiettati verso il futuro, preferiscono quindi sostenere associazioni che si battono in difesa dei diritti civili e la pace, l’ambiente e la protezione degli animali, la tutela del patrimonio artistico”.

Qui le generazioni si confrontano

E poi ci sono gli anziani, tantissimi. Al punto che alcuni che ricavano l’impressione “che oggi il volontariato sia considerato una attività alla quale si dedicano i pensionati”. L’opinione è tra quelle registrate nella ricerca “Il contributo sociale dei senior over 65”, realizzata dall’Osservatorio Senior, condotta tra il 2025 e il 2026 con persone tra i 65 e gli 85 anni di diversi territori italiani.

In effetti, già tre anni fa l’Osservatorio Senior aveva registrato che oltre un quarto delle persone tra i 60 e i 75 anni si dedica molto o abbastanza al volontariato. Quest’ultima ricerca, presentata qualche settimana fa, aggiunge che “l’attività di volontariato è occasione di confronto positivo tra generazioni diverse in grado di attribuire reciproco valore”.

Una delle conclusioni a cui arriva la ricerca conferma che la gratuità dell’azione volontaria non è assenza di ricompensa, è assenza di calcolo.

Sintetizza l’Osservatorio Senior: “Un ulteriore aspetto interessante e non scontato che emerge è anche la sperimentazione della libertà attraverso la gratuità. Il fare per gli altri senza la necessità di dover ottenere qualcosa in cambio o aspettarsi riconoscimento fa sentire davvero il valore in sé e per sé dell’attività con la serenità interiore della persona libera”.

Ogni contributo conta

Nel volontariato organizzato o nel mutuo aiuto sono protagoniste milioni di persone che non si conoscono tra di loro. Sono persone di ogni età, genere, provenienza e abilità.

Il Presidente della Repubblica ha provato a farne una rappresentazione.

“Volontari che portano sollievo negli ospedali. Volontari che danno forza alla protezione civile; che si occupano di sicurezza ambientale; che custodiscono e valorizzano il patrimonio culturale.

“Volontari che portano soccorso. Volontari che distribuiscono cibo e medicinali a chi non ne ha. Volontari che vanno nelle case e assistono le famiglie più povere. Volontari che sostengono le persone vulnerabili, che si dedicano ai bambini, e ai più fragili tra di loro.

“Volontari che si impegnano nel recupero scolastico; che contrastano la marginalità, l’abbandono, che provano a costruire ponti dove altrimenti vi sarebbero quasi soltanto macerie esistenziali. Volontari che si dedicano ai profughi dalle guerre e dalle catastrofi climatiche”.

Poiché “Ogni contributo conta” (come assicura uno slogan dell’Onu in questo 2026, Anno internazionale del Volontariato), insieme sono una forza che, generando relazioni, rinsalda il senso generale di appartenenza ad una comunità.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha definita” l’Italia che ricuce e che ridà fiducia.

Domenica, 17 maggio 2026

In copertina

Illustrazione dalla pagina del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna.

Ultimo aggiornamento

Domenica, 7 giugno 2026


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