REFERENDUM: Perché votare NO? / 2 – Più che una riforma, appare una rivincita

• Non si può invocare l’equilibrio e allo stesso tempo delegittimare l’ordine giudiziario, uno dei pilastri
dello stato di diritto e della pubblica sicurezza •
In queste settimane sono stati la presidente del Consiglio e il ministro Nordio a dichiarare che la riforma costituzionale sui giudici è – secondo loro – la miglior risposta all’intollerabile invadenza della magistratura e, rispettivamente, consigliando alla Schlein di appoggiare la riforma che sarebbe utile anche a lei, se vincesse le elezioni e andasse al governo.
Questo conflitto tra politica e magistratura non nasce oggi. Affonda le sue radici negli anni Ottanta, attraversa la stagione di Mani Pulite e segna gli ultimi decenni della Repubblica.
“Il sogno di Berlusconi”
Storicamente è una battaglia del centrodestra.
Antonio Tajani ha parlato del “sogno di Berlusconi”. E in effetti la separazione delle carriere è stata per anni una bandiera del centrodestra, soprattutto di Silvio Berlusconi. Non è un mistero. È una scelta politica legittima, ma è giusto dirlo con chiarezza.
La riforma attuale è figlia di questa lunga traiettoria.
Però la priorità non deve essere lo scontro tra politica e magistratura.
È un problema, infatti, quando una riforma della giustizia nasce dentro uno scontro storico tra politica e magistratura. Il rischio è che venga percepita come una rivincita, non come una riforma nell’interesse generale.
Un governo che commenta le sentenze
Diventa anche il segno di un progressivo allontanamento dall’idea di una politica che si riconosce nella Costituzione come progetto comune.
Purtroppo, per la sicurezza di tutti noi cittadini, il risultato netto delle contraddittorie affermazioni di questi mesi da parte di Meloni e del suo governo è un generico discredito verso il potere giudiziario. Dicono: la riforma serve a migliorare il lavoro dei magistrati, i magistrati remano contro l’interesse generale del Paese; incarcerano troppi prima del processo, lasciano uscire troppi prima del processo; sono inefficienti, sono troppo intraprendenti.
Ebbene, non si può invocare l’equilibrio e allo stesso tempo delegittimare l’ordine giudiziario, uno dei pilastri dello stato di diritto e della pubblica sicurezza.
Un governo che in tempo reale attacchi pubblicamente i giudici quando le sentenze sono sgradite e li lodi quando invece assolvono qualche amico potente non solo dimentica l’articolo 54 della Costituzione (i cittadini ai quali sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore), ma mette a repentaglio l’ordine pubblico.
I “normali” rapporti conflittuali tra poteri autonomi
Il prof. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il NO, è figlio di Vittorio Bachelet, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura assassinato dalle Brigate Rosse 12 febbraio 1980 all’Università “La Sapienza” di Roma, subito dopo aver concluso una lezione presso la Facoltà di Scienze Politiche. Recentemente ha ricordato alcuni fati durante il periodo della vicepresidenza del padre nel CSM (1976–1980).
“Il secondo ricordo riguarda il rapporto tra il CSM e il governo. Anche allora, come oggi, il Consiglio Superiore ebbe rapporti a volte conflittuali con l’esecutivo e il Parlamento, proprio perché rappresentava un potere autonomo dell’ordine giudiziario.
“Durante il mandato di mio padre, il CSM espresse, per esempio, un parere parzialmente negativo sulle leggi antiterrorismo di Cossiga, sollevando problemi di costituzionalità e di rispetto dello Stato di diritto”.
Quei magistrati che diventano politici
Nella stessa circostanza Giovanni Bachelet ha aggiunto un episodio specifico.
In una delle ultime riunioni prima della morte di mio padre si dovette inoltre rispondere a un’interrogazione parlamentare del senatore Claudio Vitalone, ex magistrato, che insinuava una contiguità tra la corrente di Magistratura Democratica e il terrorismo. Anche allora, come oggi, sono alcuni ex magistrati eletti in Parlamento o impegnati nel governo ad avere il dente più avvelenato contro la magistratura.
Quell’interrogazione il CSM la affrontò con una seduta lunga e burrascosa, che il Presidente della Repubblica Pertini volle presiedere personalmente per esprimere piena solidarietà alla magistratura e a mio padre, e alla fine il CSM votò una risoluzione unanime.
Lunedì, 16 febbraio 2026
Il testo
La serie di schede Referendum: perché votare NO è realizzata riportando relazioni, articoli e interviste diGiovanni Bachelet, Renato Balduzzi, Ettore Bonalberti, Ugo De Siervo, Alessio Ditta, Lucio D’Ubaldo, Marco Frittella, Agostino Giovagnoli, Clemente Mastella, Angelo Palmieri, Giulio Prosperetti. I testi integrali di questi autori sono pubblicati da Il Domani d’Italia, quotidiano online.
Le schede su Referendum: perché votare NO
1 – Non risolve i veri problemi della Giustizia
3 – La Pubblica accusa nel circuito politico?
4 – Con il sorteggio Magistratura senza rappresentanza
5 – In difesa dell’equilibrio scritto in Costituzione
6 – È una iniziativa del Governo, “senza” il Parlamento
In copertina
Infografica della Campagna Giusto dire No del Comitato a difesa della Costituzione per il NO al referendum.