• L’Europea è nata come progetto di pace
con l’obiettivo di costruire
uno spazio comune di riconciliazione,
cooperazione e sviluppo tra i popoli •

• Anche in questi mesi di attacchi e difficoltà
l’Europa ai dazi preferisce accordi come il Mercosur;
alla sovranità preferisce l’integrazione
come sarà con l’Ucraina •
Il mondo di sempre al quale si sta tornando è un mondo di Stati sovrani, interessati ai propri confini, guardinghi nei confronti di chi ne è fuori: sia che si tratti di uno Stato straniero sia che si tratti di una persona non nativa.
In questa visione politica si inquadra la sintonia con Trump o con Putin (a volte, con tutti e due insieme) di partiti e movimenti sovranisti anche all’interno dell’Unione Europea.
In questa logica vengono costantemente picconati, demoliti o disertati gli spazi faticosamente costruiti nei decenni del dopoguerra per dare la precedenza alla pace rispetto alla guerra: le organizzazioni multilaterali, le agenzie internazionali, i controlli reciproci; spazi rassicuranti per le opinioni pubbliche e proprio per questo tenuti aperti anche quando nei decenni scorsi sono stati violati. Ora non si bada più neppure alle apparenze. Il diritto internazionale è negato. Il multilateralismo è indicato alle opinioni pubbliche come un’anticaglia che frena le decisioni.
Gli attacchi degli Stati Uniti e della Russia
L’ostilità crescente degli Stati Uniti e della Russia contro l’Unione Europea (prima ed oltre le motivazioni economiche e militari contingenti) è alimentata proprio dalla volontà politica dei due attuali presidenti di contrastare l’esempio positivo dell’esperienza comunitaria che si sta vivendo in Europa.
L’Europa è infatti protagonista esemplare del cammino nel mondo nuovo che è cominciato dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Un cammino non compiuto, certamente, a volte sbagliato, spesso tortuoso, ma sempre dentro la mappa della cooperazione internazionale, della ricerca del bene collettivo rispetto al bene nazionale, dell’apertura verso l’esterno: sia un esterno europeo, sia un esterno più lontano. Anche in questi mesi di attacchi e difficoltà l’Europa si mantiene su questo cammino: ai dazi preferisce accordi come il Mercosur in America Latina; alla sovranità preferisce l’integrazione anche con chi sta peggio, come sarà con l’Ucraina nell’Unione.
Il progetto di una Camaldoli europea
Per queste sue caratteristiche l’Unione Europea è decisiva per la ripresa del mondo nuovo a livello globale. I suoi oppositori (esterni ed interni) ne sono consapevoli e le hanno pubblicamente dichiarato guerra. Con ciò stanno però generando e rafforzando nelle opinioni pubbliche e in molte istituzioni europee una nuova consapevolezza: all’Unione non basta più essere quello che è.
In Italia, ad esempio, si fa largo l’idea di una Camaldoli Europea. È stato redatto, già nel corso del 2025, Un Codice per una nuova Europa,con il contributo di oltre 120 docenti universitari ed esperti, appartenenti a realtà ecclesiali e di ispirazione cristiana. Spiega lo stesso documento: “Il riferimento è, naturalmente, al Codice di Camaldoli, documento redatto da un gruppo di intellettuali cattolici riunitisi nel luglio del 1943 nel monastero di Camaldoli sulle montagne dell’appennino casentinese, durante i tragici giorni segnati dal bombardamento di Roma e dalla caduta del regime fascista”.
Per il tempo della costruzione
Come la Camaldoli del 1943, anche la Camaldoli Europea contemporanea è per “il dopo”, per il tempo della costruzione.
“L’Unione Europea è nata come progetto di pace con l’obiettivo di costruire uno spazio comune di riconciliazione, cooperazione e sviluppo tra i popoli del continente, dopo la tragica esperienza di due guerre mondiali. Questa ispirazione originaria è oggi più che mai attuale.
“In questa prospettiva, l’Unione deve continuare ad essere un presidio del sistema multilaterale fondato sulle Nazioni Unite.
“In prospettiva occorre superare il vincolo del voto all’unanimità nel Consiglio Europeo per adottare decisioni comuni in politica estera e per autorizzare azioni di gestione delle crisi mediante gli strumenti politici, civili e militari dell’Unione”.
Ora, però, l’Europa non ha più tempo per applicare regole e metodi che conosce. Ora deve attrezzarsi per resistere.
Diventare una vera potenza autonoma
Il tema è di urgente attualità in molti ambiti, sia istituzionali che politici.
Per la sintesi con cui lo affronta è illuminante la lezione magistrale tenuta da Mario Draghi per la laurea honoris causa che gli è stata conferita dall’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, il 2 febbraio scorso.
“Un mondo con meno scambi e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l’Europa saprebbe adattarsi. La minaccia è ciò che lo sostituisce.
“Affronteremo un lungo periodo in cui le interdipendenze persisteranno mentre le rivalità si intensificano.
“Tra tutti coloro che oggi si trovano tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l’opzione di diventare una vera potenza autonoma.
“Dobbiamo quindi decidere: restare semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza?
“Il potere richiede che l’Europa passi dalla confederazione alla federazione.
“Alcuni diranno che non dovremmo agire finché la nostra posizione non sarà più forte, finché non saremo più uniti, finché l’escalation non sarà meno costosa. Ma questo compromesso è illusorio. È solo muovendoci che creiamo le condizioni per agire con maggiore decisione in seguito. L’unità non precede l’azione: si forgia prendendo insieme decisioni rilevanti, attraverso l’esperienza condivisa e la solidarietà che esse creano, e scoprendo di saperne sostenere le conseguenze”.
L’incisività di queste e di altre osservazioni di Mario Draghi è drammatica.
Domenica, 22 febbraio 2026