Il mondo sta sempre in meno mani

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C’è un livello di potere e di forza globale
che ha progressivamente sostituito gli Stati
e che ritiene di poter diventare uno Stato

Rischioso aumento delle diseguaglianze a livello mondiale con l’adozione dell’intelligenza artificiale,
se il processo non sarà governato

Attrezzata istituzionalmente e politicamente come “potenza”: è questa l’Unione Europea che potrà partecipare direttamente alla competizione globale; è questa l’Unione Europea che potrà anche consentire ad altre “medie potenze” di sostenere il proprio rispettivo ruolo in questa competizione. Sarà allora possibile rallentare la discesa dell’umanità verso quel mondo di sempre dove a vincere, con le armi o con i soldi, è solo e sempre il più forte.

Lo Stato più forte. L’individuo più forte.

Mentre solo Trump e Putin fanno notizia

L’attenzione sull’attuale conflittualità globale è ovviamente puntata sulle parole e sulle scelte degli Stati. Trump e Putin (solo due nomi per semplificare) riempiono i mezzi di informazione fino a saturare la comprensione delle opinioni pubbliche. C’è però un livello di potere e di forza globale che fa notizia per qualche “estemporaneità” (un fastoso matrimonio a Venezia, per esempio), ma non viene illustrato per quello che è: una forza che ha progressivamente sostituito gli Stati (nelle missioni spaziali, ad esempio) e che ritiene di poter diventare uno Stato, magari comprandolo (la Groenlandia, ad esempio).

Il potere dei soldi è diventato smisurato.

Avevamo immaginato che il mondo nuovo seguito alle guerre mondiali e poi alla fine dei blocchi sarebbe diventato sempre più “piccolo” grazie ai movimenti delle persone e delle merci e quindi alla riduzione delle diffidenze tra popoli. Sta succedendo che il nostro mondo diventa sempre più piccolo perché sta sempre in meno mani: poche persone sono in grado di cambiare la vita tutti gli altri, svalutandola.

Riducono il cibo, riducono la salute

Con la sfrontatezza che fieramente esibisce, il multimiliardario Elon Musk ha voluto rendere pubblico questo potere. Nel periodo in cui era il braccio destro di Trump ha con effetto immediato ridimensionato drasticamente l’Usaid, l’Agenzia federale per gli aiuti umanitari. Milioni di persone nelle zone più povere del pianeta si sono trovate da un giorno all’altro con ancora meno cibo, con ancora meno salute.

Continua a succedere, senza “fare notizia”, per molte altre scelte di chi ha il potere dei soldi: riducono il cibo, riducono la salute, riducono la vita; riducono anche la società. È illuminante, al riguardo, il titolo dell’ultimo rapporto sulle diseguaglianze redatto da Oxfam, una confederazione di organizzazioni no-profit: “Nel baratro della diseguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”.  Vi si documenta che il rischio di un arretramento democratico è sette volte più elevato nei Paesi con maggiori diseguaglianze.

È europeo il primo quadro giuridico sull’intelligenza artificiale

Il rischio è però globale per un mondo in mano a pochi. Larry Fink è un super banchiere statunitense tra gli uomini più ricchi del mondo. Dalla sua posizione e dalla sua esperienza si è premurato di mettere in guardia sull’aumento delle diseguaglianze a livello mondiale che l’adozione dell’intelligenza artificiale creerà se il processo non sarà governato: “I guadagni facili arrivano ai proprietari dei modelli di Intelligenza Artificiale, dei dati e delle infrastrutture. La questione che resta aperta è quello che succede a tutti gli altri. Se l’Intelligenza Artificiale farà ai colletti bianchi quello che la globalizzazione ha fatto ai colletti blu, abbiamo la necessità di (…) un piano credibile che possa portare a un’ampia partecipazione dei guadagni”.

Sul finire della scorsa legislatura l’Unione Europea si è dotata dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), il primo quadro giuridico completo al mondo dedicato all’Intelligenza Artificiale. La normativa europea sull’IA è già in vigore e sarà completamente applicabile in modo graduale entro il 2028.

È la dimostrazione che un’Europa che svolge il suo ruolo di “potenza” nei confronti dei “più forti” è in grado di rispondere meglio anche alle esigenze dei suoi cittadini.

La consapevolezza dei giovani

I giovani europei ne sono consapevoli molto più dei loro genitori e dei loro nonni. L’ultimo Eurobarometro del Parlamento europeo ha certificato che le persone di età compresa tra i 15 e i 30 anni sono fortemente convinte che, nel contesto attuale, servano più unità tra gli Stati membri (90 per cento), più risorse per l’UE (78) e un peso più decisivo dell’Europa a livello internazionale (87).

 Nel discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto così ai giovani: “Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Conoscendo il Presidente Mattarella, più che un monito ai giovani è una promessa ai giovani da parte della sua generazione: prendetevi il nostro mondo per farlo restare nuovo.

Domenica, 1 marzo 2026

In copertina

Illustrazione dalla pagina della Delegazione del PD al Parlamento Europeo.


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In time of ancient gods, warlords and kings, a land in turmoil cried out for a hero. She was Xena, a mighty princess forged in the heat of battle. The power. The passion.