Aspettarsi l’un l’altro lungo il cammino sinodale

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La Chiesa italiana interpreta così
il suo compito giubilare di pellegrina di speranza

Fino al 25 ottobre altro tempo
per la definizione del documento conclusivo

Sono quattro anni che le Chiese in Italia stanno percorrendo il loro Cammino sinodale. Non hanno mai avuto fretta di arrivare a destinazione: già il camminare insieme è alimentare la vita ecclesiale con la condivisione, la partecipazione e la pazienza.

È stato ed è impossibile, del resto, “tirare dritto” in un cammino iniziato mentre il mondo intero doveva fare i conti con la pandemia e continuato mentre si sta sempre più tragicamente e spaventosamente componendo la “terza guerra mondiale a pezzi”, che Papa Francesco – inascoltato – ha tempestivamente segnalata.

Non è mai stato possibile “tirare dritto”

Sono quattro anni nei quali la paura generata dalla pandemia e la violenza normalizzata dalla guerra si sono replicate in virus che contagiano anche la vita quotidiana delle persone e delle comunità. Introducendo la Seconda Assemblea sinodale, Lucia Capuzzi, membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale, ne ha riassunti gli effetti: “La crescita del disagio psichico soprattutto fra gli adolescenti, l’accentuata criminalizzazione dei migranti, il lievitare dei ricavi dell’industria delle armi, l’ampliarsi delle diseguaglianze, il ripetersi di femminicidi e omicidi familiari, l’inadeguatezza del sistema carcerario, la polarizzazione, l’accentuarsi della disaffezione politica ed elettorale”.

“Sofferenze indicibili incise sulla pelle delle donne e degli uomini che pellegrinano sui sentieri polverosi della contemporaneità”, ha osservato Capuzzi; aggiungendo subito: “Con loro e fra loro abbiamo camminato. (…) Abbiamo sostato per tendere loro le mani. (…) Abbiamo teso le orecchie ai compagni di viaggio, quelli scelti e quelli ai quali non avremmo immaginato di affiancarci in partenza”.

Lucia Capuzzi fa qui particolare riferimento al primo tratto del Cammino sinodale, la “fase narrativa”, incentrata nell’ascolto reciproco. La seconda fase, quella “sapienziale”, è stata caratterizzata dal discernimento comunitario: “Ha riattivato dinamismi sinodali negli organismi di partecipazione e nei gruppi”, annota mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale.

Gli interrogativi nella seconda Assemblea

La terza fase, quella “profetica”, è attualmente in corso. All’Assemblea sinodale tocca il compito di far fruttificare nella quarta fase, quella della “ricezione”, il “lungo diffuso e articolato discernimento ecclesiale, che ha fatto emergere tre dimensioni fondamentali della missione cristiana: il rinnovamento missionario della mentalità ecclesiale, la formazione missionaria dei battezzati alla fede e alla vita, e la corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità”. L’ha scritto Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica, sulla base della prima Assemblea nazionale svoltasi dal 15 al 17 novembre 2024 e presentando i lavori della seconda Assemblea dal 31 marzo al 3 aprile di quest’anno. Sarà invece il compito della terza Assemblea, quella in programma il 25 ottobre prossimo, presentare ai vescovi la sintesi della terza fase.

Le oltre mille persone che hanno formato l’Assemblea sinodale non hanno infatti consegnato ai vescovi un documento, ma una mozione, che rinvia all’autunno il voto:  “L’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, riunita a Roma dal 31 marzo al 3 aprile, nel solco del cammino compiuto in questi anni guidato dall’ascolto della Parola e dallo Spirito, continua a cogliere i segni dell’azione di Dio nel ‘cambiamento d’epoca’ con il proposito di rilanciare e orientare il percorso ecclesiale di conversione missionaria. (…)  L’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli Organismi di partecipazione. Farà seguito la fase di ricezione”.

Il bisogno di approfondimento era emerso dalle circa 150 richieste di intervento sui diversi aspetti del documento. Due, in particolare, i punti al vaglio, secondo l’agenzia Vatican News: l’integrazione delle persone che soffrono a causa di relazioni affettive, orientamento sessuale o identità di genere, e la responsabilità ecclesiale delle donne.

Una proposta per la comunità: non si decide da soli

“Insieme e mai senza o contro gli altri”, ha riassunto il cardinale Matteo Zuppi nella Messa conclusiva dell’Assemblea sinodale.

Il messaggio è in controtendenza rispetto agli orientamenti prevalenti nella società contemporanea, che dà sempre meno valore al dialogo e alla comprensione reciproca, che ha difficoltà a trovare un linguaggio comune, che non contrasta a sufficienza (o addirittura premia) le proposte sovraniste e leaderistiche.

“Il cammino sinodale – ha detto in quella stessa omelia il presidente del vescovi italiani – ci riporta alla dimensione essenziale della comunità, in un mondo di imperante, sfacciato, individualismo, dove non a caso è prevalente la logica della forza, di vecchi nazionalismi che si rieditano e trovano tanto spazio proprio perché così poco c’è il senso di comunità e di comunità universale”.

In pieno spirito sinodale, il messaggio che arriva dal Cammino delle Chiese in Italia è proposto anche a tutta la comunità: non si decide da soli. Nella difficoltà della democrazia occidentale, la Chiesa prova prima di tutto in sé stessa forme di partecipazione e responsabilità, di ascolto reciproco, del prendersi cura. Facendo con tutti l’esperienza della difficoltà di camminare insieme, la Chiesa si affianca a tutti, scegliendo per sé – anche in questo cammino – il compito di “pellegrina di speranza”, secondo la proposta giubilare di Papa Francesco.

Domenica 6 aprile 2025

In copertina

“Insieme e mai senza o contro gli altri”: in una bella immagine da PD Regione Lazio.

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