
Roma, 20 maggio 2026
– Movimento Laudato si’ –
Esortiamo i leader dell’UE a rispondere alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini che sostiene un’azione climatica più incisiva.
In quanto primo continente ad aver abbracciato un’economia basata sui combustibili fossili, l’Europa ha il dovere e l’opportunità storica di guidare la transizione verso una nuova era libera dai combustibili fossili. Il benessere di ogni persona è in gioco. Stiamo già assistendo ai primi segnali di caos climatico e i nostri figli continueranno a subire impatti ancora peggiori a meno che non poniamo fine urgentemente ai combustibili fossili.
Avete la responsabilità senza precedenti di scegliere la via del coraggio, della pace e del bene comune.
Come ha detto Papa Leone XIV: “Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e custodito bene questo mondo che Egli ha creato… Allora, che cosa risponderemo?”.
Vi assicuriamo le nostre preghiere per la vostra importante missione, non vediamo l’ora di proseguire il dialogo e siamo pronti a collaborare con voi per un futuro in cui tutti possano prosperare.
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Massanzago (Padova), 20 aprile 2026
– Aldo De Benetti –
Caro Tino, l’apparente impossibilità di dare una logica alle scelte del presidente americano continua ad alimentare la narrazione della “pazzia umana”. Credo che se l’Europa e, più in generale, l’Occidente vogliono essere quello che hanno dolorosamente costruito in secoli di storia, debbano smetterla con la retorica della mente deviata di una persona. L’impossibilità di dare una logica è solo nostra, non è di Trump e del trumpismo.
Quanto è sotto i nostri occhi deriva da una scuola di pensione che opera da almeno un ventennio negli Stati Uniti ed è alimentata da un nutrito gruppo di influenti figure delle big tech californiane. È un progetto filosofico-religioso della libertà senza limiti, che autodichiarandosi cristiano e molto spesso specificatamente cattolico, che invoca Dio come sostegno sicuro del potere utilizzato per realizzare la società post-democratica.
È secondo questa scuola di pensiero che recentemente Paula White, responsabile dell’Ufficio per la Fede della Casa Bianca, ha paragonato Trump a Cristo £tradito e falsamente accusato”. In questo progetto filosofico-religioso rientrano le preghiere per la riuscita della guerra, nello studio ovale, con le mani imposte dai pastori evangelici sul presidente “unto dal Signore”. Rientrano anche i resoconti pubblici che il Pete Hengseth, il ministro Usa della guerra, conclude versetti del Salmo 144: “Benedetto sia il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani al combattimento e le mie dita alla battaglia”.
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Bari, 17 gennaio 2026
– Leone Zonno –
Egregio senatore Bedin, continua – giustamente – a fare notizia il crollo dell’ordine globale con il prevalere della forza sulla diplomazia. Dall’Ucraina al Venezuela, dalla Palestina alla Groenlandia (per citare solo alcuni casi drammatici) è un crollo continuo degli equilibri che il mondo ha faticosamente costruiti dopo la caduta del Muro di Berlino.
Ci sono altri equilibri che si stanno incrinando: ci riguardano ancor più direttamente, come persone e come cittadini. Ad esempio, il reciproco bilanciamento dei poteri che rende stabile la democrazia è sfacciatamente inapplicato o, comunque, considerato un freno all’azione. Finisce che si mette in discussione l’intera struttura comunitaria su cui si basano libertà e dignità delle persone.
Il rischio è così grande e diffuso sul pianeta che Papa Leone XIV ha ritenuto di sottolinearlo anche agli ambasciatori di tutto il mondo il 9 gennaio scorso. Ecco la conclusione cui il Pontefice giunge, dopo una serie di analisi.
Le considerazioni che ho presentato inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità.
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Setteville (Belluno), 1 luglio 2025
– Ennio Fant –
Caro Bedin, anche se con un po’ di ritardo, propongo un’aggiunta alla lettera sugli smartphone a scuola e al suo commento. L’aggiunta riguarda il tema proposto dal titolo: divieto o accompagnamento? Mentre il divieto è chiaramente in capo all’autorità (ministro e via vietando), l’accompagnamento è affidato necessariamente agli insegnanti.
È possibile una scuola in cui gli insegnanti vengono dopo l’autorità? Propongo la risposta che ha data la ministra dell’Istruzione dell’Estonia Kristina Kallas.
“Un Ministro non può interferire nel lavoro di un insegnante, né imporre o vietare un cellulare. Gli insegnanti sono professionisti, sanno scegliere il metodo più adeguato, perché sono loro a conoscere i ragazzi. Io come ministro non ho le competenze per fare questo”.
Kristina Kallas ha dato questa risposta in un’intervista a Eva Ciuk per il Tgr Rai Friuli-Venezia Giulia. Il servizio era dedicato al sistema di istruzione estone. Certo l’Estonia non è l’Italia: ha una popolazione che equivale a quella del Comune di Milano e a queste dimensioni è meno difficile trasferire online l’intera pubblica amministrazione. Ma il tema vero, ci dice Kristina Kallas non è l’informatica (smartphone compresi), ma il valore che si dà agli insegnanti.
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Padova, 2 giugno 2025
– Ettore Munaro –
Caro Tino, credo che, come italiani, dobbiamo continuare ad essere orgogliosi del nostro 2 Giugno. Intendo ovviamente il 2 giugno 1946: quel giorno gli italiani dissero no alla monarchia, complice dei crimini fascisti, e sì alla Repubblica, alla democrazia, alla libertà. Lo fecero con un referendum. I referendum sono un esercizio di democrazia; sempre.
Sono anche una lezione di democrazia. In quel 2 giugno 1946 il voto di un’Italia ferita dalla guerra e segnata dalla dittatura fu esempio unico al mondo di una monarchia fu superata con la libera scelta democratica del popolo. Ecco perché ne sono orgoglioso.
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Napoli, 12 maggio 2025
– Fernando Esposito –
Egregio senatore Bedin, mi pare utile aggiungere alle sue interessanti note sull’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia la valutazione di Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia e docente di Analisi della pubblica opinione in Università Cattolica: “Nella prima fase del Cammino sinodale, quella narrativa, sono stati coinvolti 50mila gruppi in tutta Italia: chi ha mai saputo fare operazioni di ascolto della popolazione così ampie e capillari?”. Come giustamente lei fa notare, lo stile scelto dalla Chiesa italiana può essere utile per la comunità nel suo insieme, anche nella dimensione politica.
Quanto all’Assemblea sinodale in sé, mi pare interessante anche quest’altra valutazione di Nando Pagnoncelli: «È stata un’Assemblea all’insegna della sorpresa: a partire dagli interventi sulle Proposizioni, la maggior parte con perplessità, critiche, richieste di integrazione rispetto a un testo ricevuto solo pochi giorni prima; e poi la sorpresa di alcuni vescovi, che forse non si aspettavano questa reazione; e la sorpresa da salutare come quella più positiva, la decisione del Consiglio episcopale permanente di rimandare a novembre l’Assemblea della Cei. Con vero spirito sinodale, la Cei non si è chiusa in difesa di fronte alla richiesta di tempi più lunghi per non disperdere la ricchezza di questo lavoro e dello spirito che lo ha contraddistinto. Ci vuole coraggio a cambiare i percorsi programmati: ma darsi tempi nuovi sarà una scelta feconda, anche per trovare le sintesi giuste su temi riconosciuti come importanti ma magari ancora divisivi».
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Montegrotto Terme (Padova), 24 aprile 2025
– Genoveffa Lazzaro –
Caro Tino,
in questi giorni ciascuno di noi si interroga con quello che Papa Francesco ci ha lasciato. È un bell’esercizio non solo della memoria (cioè per quello che è stato), ma per l’impegno (cioè per il futuro. Importante è farlo con la semplicità di Francesco e senza la superbia di pensare che il nostro sia il lascito più importante.
Da parte mia, come insegnante, conservo le parole pronunciate da Papa Francesco nell’udienza ai membri dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi (UCIIM) il 14 marzo del 2015.
Il dovere di un buon insegnante – a maggior ragione di un insegnante cristiano – è quello di amare con maggiore intensità i suoi allievi più difficili, più deboli, più svantaggiati. Gesù direbbe: se amate solo quelli che studiano, che sono ben educati, che merito avete? Qualsiasi insegnante si trova bene con questi studenti. A voi chiedo di amare di più gli studenti “difficili”, quelli che non vogliono studiare, quelli che si trovano in condizioni di disagio, i disabili, gli stranieri, che oggi sono una grande sfida per la scuola.
E in quel dialogo con il Santo Padre c’è anche una proposta che riguarda i contenuti dell’insegnamento scolastico. Provo a sintetizzarli con le parole di Papa Francesco.
Egli ci ha proposto di essere insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente, che deve sentirsi accolto ed amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità.
Per imparare i contenuti è sufficiente il computer, ma per capire come si ama, per capire quali sono i valori e quali abitudini sono quelle che creano armonia nella società ci vuole un buon insegnante”.
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Grisignano di Zocco (Vicenza), 21 marzo 2025
– Edoardo Nalesso –
Caro Bedin, non ho nessuna fiducia che Trump e Putin possano assicurare giustizia alla popolazione ucraina dopo tre anni di guerra, iniziata dal secondo e tenuta in piedi principalmente dagli Stati Uniti.
Ancora di più però mi preoccupa l’Unione Europea che si ostina a parlare di riarmo invece che pensare ad una proposta per il cessate il fuoco e a una strategia per la pace e la sicurezza che le permetta di rientrare in gioco. Mi preoccupa e mi addolora perché si tradiscono le ragioni dei padri fondatori dell’Unione che volevano un continente in pace “dall’Atlantico agli Urali” e perché fanno il contrario dell’impegno dei fondatori, quando allargano le spese militari, sottraendo risorse allo Stato sociale e quindi ai diritti di cittadinanza.
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Rovereto (Trento), 6 febbraio 2025
– Adele Spagnolli –
Egregio senatore Bedin, mi permetto di utilizzare anche questa pagina per diffondere lo sdegno per la proposta del presidente Usa di deportare il popolo palestinese fuori dalla Striscia di Gaza.
Utilizzo solo alcune delle Parole durissime del segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, il reverendo Jerry Pillay.
Il Consiglio ecumenico delle Chiese invita il presidente Trump a riconsiderare questa vergognosa proposta e a rispettare il diritto internazionale e la pari dignità umana e i diritti del popolo di Gaza.
La pace non può essere costruita sull’espropriazione e la sofferenza di un intero popolo, ma deve essere radicata nella giustizia, nella dignità e nei diritti fondamentali di tutti.
Possano le chiese essere salde nella loro testimonianza.
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Torino, 10 settembre 2024
– Costantino Musso –
Mariapia Garavaglia, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Partigiani Cristiani (ANPC) ha lanciato una petizione per chiedere al sindaco Roberto Gualtieri l’impegno affinché lo storico Palazzo dei Congressi dell’Eur, attualmente in fase di restauro, possa essere dedicato ad Alcide De Gasperi.
Si tratta di una proposta già avanzata di recente dagli “Amici di Piazza Nicosia” con una lettera indirizzata ad Eur spa – società proprietaria dell’immobile avente come soci il Ministero dell’Economia e Roma Capitale – cui è stata data una risposta interlocutoria.
Occorre tener presente che lo statista trentino, considerato l’artefice principale della Ricostruzione di un Paese – il nostro – uscito distrutto nel 1945 dalla guerra e dalla dittatura, è apprezzato universalmente come uno dei Padri dell’Europa comunitaria.
Questo atto di pubblica riconoscenza renderebbe il giusto onore oltre che alla persona, rispettabile per integrità morale e rigore politico, anche a ciò che egli ha rappresentato nella vicenda democratica del secondo Novecento italiano.
Dunque, aiuta con la tua firma a rafforzare questo invito al sindaco Gualtieri perché, in forza del suo ruolo e nell’ambito delle sue competenze, assuma appunto l’iniziativa tesa ad intestare allo statista il Palazzo dei Congressi, sede prestigiosa di convegni e conferenze, spesso di respiro internazionale.
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Udine, 6 agosto 2024
– Secondino Leonori –
Nel giorno dell’anniversario della prima bomba atomica, il 6 agosto, in tante parti del mondo si ricorda la distruzione di una città, non per errore, ma per scelta strategica. Furono gli Stati Uniti a distruggere la città giapponese di Hiroshima con i suoi abitanti.
In occasione del G7 proprio a Hiroshima, nel 2023, Papa Francesco rivolse queste parole ai leader riuniti: ”L’uso de/l’atomica in guerra è un crimine non solo contro l’uomo e la sua dignità ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune!”. Sono parole di cui continuare a fare tesoro anche in questo anniversario, anche per sostenere ed allargare l’impegno degli Hibakusha le persone colpite e sopravvissute all’atomica: “Faremo tutto quanto ci sarà possibile, girando il mondo, per impedire che un’altra città debba subire la sorte della nostra Hiroshima”.
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Lusia (Rovigo), 2 luglio 2024
– Gaetano Lavezzo –
Caro Bedin, so che non hai grande interesse per il calcio e che Euganeo.it non è un luogo da tifosi. Ho però letto su “Avvenire” un commento su Italia-Svizzera di sabato che merita di essere diffuso. La firma è quella di Mauro Berruto, valente uomo di sport e deputato del Partito Democratico.
Pone questioni che vanno oltre il calcio, interessano la comunità e – in parte – potrebbero avere l’attenzione della politica. Per questo propongo ai lettori di Euganeo.it questo passaggio.
La storia dell’unico giocatore di movimento che esce a testa alta da questo Europeo, Riccardo Calafiori, racconta un paradosso: un talento che in tre stagioni intere di serie A, due con la Roma e una con il Genoa, mise insieme tredici presenze da titolare e che per giocare un intero campionato da protagonista è dovuto andare, ironia della sorte in Svizzera, al Basilea, per poi esplodere nella scorsa stagione al Bologna. I nostri club che fanno strada in Europa giocano mediamente con nove undicesimi di calciatori stranieri, e i due italiani sono generalmente comprimari.
A poco serve avere le nazionali U17 e U19 campioni d’Europa, l’U20 vicecampione del mondo se nessuno di quei giovani, sottolineo nessuno, gioca nel nostro massimo campionato, mentre la Lega Calcio non perde occasione per lagnarsi della stretta sul “decreto crescita”, ovvero i vantaggi fiscali che per anni si sono ottenuti tesserando atleti stranieri, inclusi quelli scarsi (tantissimi) il cui solo merito era di offrire ai loro club un beneficio fiscale.
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Peschiera del Garda (Verona), 1 giugno 2024
– Ofelia Fantin –
“Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e profezia”: la 50ª Settimana dei Cattolici in Italia che avrà luogo a Trieste nel prossimo luglio è stata preparata proprio a Trieste all’inizio dello scorso maggio da un confronto tra i responsabili di alcune delle principali aggregazioni laicali. Hanno provato a mettere a fuoco i principali snodi della presenza dei cattolici e del contributo che possono offrire nel tempo delle sfide alla democrazia.
L’impegno verso la democrazia è anche impegno verso la pace. Per questo dal loro confronto è nato un appello per la Pace rivolto ai governi, ai rappresentanti delle istituzioni e, soprattutto, ai candidati alle prossime elezioni europee.
Le associazioni che hanno sottoscritto l’appello, e che ora lo propongono al Paese, sono consapevoli che la pace non è solo responsabilità della politica.
Per questo lo segnalo ai lettori di Euganeo.it e ne riporto la conclusione.
Non possiamo rassegnarci al fatto che la retorica bellicistica e la non-cultura dello scontro invada la nostra vita dalle relazioni personali alle relazioni sociali e politiche. Continueremo a impegnarci sul terreno educativo e formativo, nella solidarietà concreta verso i più deboli e le vittime delle ingiustizie, nel dialogo per il bene comune con le donne e gli uomini di buona volontà.
Oggi più che mai, la politica è “la più alta forma di carità” se persegue la Pace.
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La Spezia, 3 maggio 2024
– Lodovico Costa –
Caro Bedin, un modo immediato ed efficace per descrivere il declino del nostro Servizio sanitario nazionale (SSN) è quello di registrare nel tempo l’andamento della spesa sanitaria pubblica come percentuale del PIL. Per il periodo 2024-27 le previsioni del Governo (Documento di economia e finanza 2024), mostrano il picco di spesa registrato nel corso della pandemia (anche per la caduta del PIL), ma anche la successiva rapida discesa, che ci sta portando a livelli di spesa sanitaria inferiori a quelli degli anni precedenti il Covid-19.
Questo grave sottofinanziamento del SSN ha suscitato la recente mobilitazione di un gruppo di scienziati che con un appello, in dieci specifici punti, hanno spiegato “perché non possiamo fare a meno del servizio sanitario pubblico”.
Nel loro documento, tra l’altro, si legge:
“Dal 1978 – data della sua fondazione, al 2019 il SSN in Italia ha contribuito a produrre il più marcato incremento dell’aspettativa di vita (da 73,8 a 83,6 anni) tra i Paesi ad alto reddito. Ma oggi i dati dimostrano che il sistema è in crisi (…).
Il pubblico garantisce ancora a tutti una quota di attività (medicina generale, urgenza, ricoveri per acuzie), mentre per il resto (visite specialistiche, diagnostica, piccola chirurgia) il pubblico arretra, e i cittadini sono costretti a rinviare gli interventi o indotti a ricorrere al privato. Progredire su questa china, oltre che in contrasto con l’Art.32 della Costituzione, ci spinge verso il modello USA, terribilmente più oneroso (spesa complessiva più che tripla rispetto all’Italia) e meno efficace (aspettativa di vita inferiore di sei anni)”.
Mi pare necessario continuare ad alimentare la consapevolezza cui ci richiamano gli scienziati.
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Loreggia (Padova), 15 aprile 2024
– Genoveffa Ubaldi –
«Il raddoppio della strada 308 e il suo completamento, quindi l’attacco alla Pedemontana, costa un miliardo e 300 mila euro. Ma è solo una stima parametrica e comunque questi soldi la Regione ora non li ha». La dichiarazione dell’assessore veneto alle Infrastrutture Elisa De Berti è una pietra tombale su tutte le promesse della destra veneta sulla viabilità padovana.
Una regione che pretende l’Autonomia non si mette nemmeno a programmare il finanziamento di una strada che non riguarda solo l’Alta Padovana, ma è decisiva nei collegamenti di tutto il Veneto centrale. È infatti uno dei raccordi con la nuova Pedemontana veneta, mentre a sud è funzionale al nuovo ospedale universitario di Padova. Mette insieme, cioè, due tasselli del Veneto moderno.
Ma la giunta di Zaia non ci pensa proprio.
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Uganda, 1 marzo 2024
– Don Dante Carraro –
Le tragiche immagini di Gaza mi raggiungono mentre sono nel sud dell’Angola e mi lasciano sgomento. Non si può accettare che un esercito spari sulla folla in fila per il pane.
Di fronte all’ennesima strage di innocenti, mi vengono in mente le parole del Vangelo: “Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli”.
Per quanto ancora dovranno gridare e piangere queste mamme, questi papà, questi bambini? Per quanto ancora l’odio dovrà prevalere sull’amore e sul bene?
Si stimano più di 100 persone uccise e 750 ferite, non si può pensare, non si può accettare! Negli ultimi cinque mesi sono morte a Gaza più di 30mila persone, per la maggior parte donne e bambini.
Non possiamo più accettare che vengano negati gli aiuti umanitari, che venga ostacolato il lavoro del personale sanitario, che gli ospedali diventino un target.
Ci uniamo all’appello per un cessate il fuoco immediato. E preghiamo perché venga ascoltato il grido di dolore di questi innocenti.
Don Dante Carraro è il direttore di Medici con l’Africa Cuamm di Padova.
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Cittadella (Padova), 9 febbraio 2024
– Walter Xausa –
Egregio senatore Bedin, la rassegnazione alla guerra sta dilagando. Non lo si vede solo dai morti e dalle distruzioni, ma anche da quello che fa notizia. Praticamente non ha fatto notizia l’allarme del segretario generale dell’Onu António Guterres. Eppure, è un allarme drammatico: “Il nostro mondo sta entrando in un’era di caos”.
La ragione sta nell’orientamento che sta prevalendo nei governi nazionali, sempre più attenti alle loro opinioni pubbliche invece che alla base duratura del benessere che non può che essere la pace. I governi – ha denunciato Guterres – stanno ignorando e minando i principi stessi del multilateralismo, senza responsabilità. Il Consiglio di Sicurezza, il principale strumento per la pace nel mondo, è in un vicolo cieco a causa delle spaccature geopolitiche”.
Da tempo anche il nostro Presidente Sergio Mattarella sta insistendo sulla urgente necessità di rilanciare il multilateralismo come antidoto alla guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo.
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Conselve (Padova), 2 gennaio 2024
– Mariagrazia Quagliato –
Caro Tino, il Presidente Sergio Mattarella, anche nel suo profondo messaggio di fine anno, ci ricorda che non possiamo distogliere il pensiero da quanto avviene nel mondo. Giustamente il Presidente della Repubblica si è soffermato sulle guerre che si moltiplicano. Sono una tragedia e possono diventare una tragedia globale.
Mi auguro però che gli organi di informazione aiutino con tempestività e continuità tutti noi italiani a seguire anche i due miliardi di persone nel mondo che andranno a votare nel corso del 2024. Ci siamo noi europei con le elezioni del Parlamento dell’Unione a giugno. Ci sono gli Stati Uniti. Nove Paesi europei tengono le loro elezioni nazionali. Voterà mezzo continente africano e i movimenti di popolazione ci mostrano che l’Africa non ci è estranea. Voteranno i russi, che sono in guerra in Ucraina. Le urne saranno aperte in Brasile, India., Sudafrica, Iran.
Sarà un’altra Europa alla fine del 2024? Sarà un altro mondo?
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Varese, 8 dicembre 2023
– Don Gilberto Donnini –
Nel momento in cui la situazione sempre più oscura: rumori di guerra si levano un po’ dappertutto e adesso proprio da quei luoghi dove Gesù è nato, è cresciuto, ci ha trasmesso il suo messaggio e mentre proprio si avvicina il Natale.
Ma Gesù è venuto per questo: non per lasciarci in preda alla paura, al rifiuto, se non alle stragi degli altri, ma per indicarci che la sola via è ancora una volta l’amore, quell’amore che lui non solo ha annunciato a parole, ma ha dimostrato nei fatti.
E, qualunque sia il tempo in cui si troviamo, questo tempo siamo chiamati ad amarlo, perché è il nostro tempo, non è distinto da noi.
Se è sofferente dobbiamo curarlo, cercare di far filtrare la luce della speranza nei nostri compagni di viaggio. Una luce della speranza che viene proprio dalla presenza in mezzo a noi di Gesù.
Come evitare il non senso e l’assurdità della vita? Quel Gesù è colui che offre le ragioni per vivere, per sperare, per amare e perfino una speranza nel morire, perché Lui è risorto.
Buon Natale e Buon Anno.
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Vigonza (Padova), 22 novembre 2023
Natalino Ongaro
Caro Tino, John Fitzgerald Kennedy moriva ammazzato a Dallas, in Texas, sessant’anni fa. Era riuscito, nei mille giorni della sua presidenza, a suscitare tante speranze che la sua morte tragica e prematura hanno poi contribuito ad alimentare. La morte lo ha trasformato in un mito, d’accordo, ma molti ragazzi italiani erano entusiasti di lui anche da vivo. Per noi, allora, era mitico perché fu il più giovane presidente degli Stati Uniti della storia (e purtroppo fu anche il più giovane presidente degli Stati Uniti ucciso in un attentato, dopo Lincoln, Gardfield e McKinley). Mitico perché iniziò la corsa allo spazio e alla luna, inseguendo i sovietici di Krusciov.
Ad entusiasmarci, però, era soprattutto lo sfida della Nuova Frontiera. Erano le parole di John Kennedy alla Convention Democratica del 15 luglio 1960: “Io credo che i tempi richiedano fantasia e coraggio e perseveranza. Sto chiedendo a ciascuno di voi di essere pioniere di questa Nuova Frontiera. Il mio invito è ai giovani di cuore, senza limiti di età”.
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Dolo (Venezia), 30 ottobre 2023
Lodovica Ercolin
Mentre il sistema sanitario pubblico arranca, il governo Meloni sta mettendo sul piatto oltre due miliardi destinati alle strutture private convenzionate. Il senatore Andrea Crisanti ha così commentato: “La decisione del Governo di inserire nella manovra oltre 2 miliardi in più in tre anni per i privati convenzionati unisce la beffa all’insulto, in totale spregio di quelle che sono le esigenze di giustizia ed equità dei cittadini”. La salute è una priorità per il benessere di ogni singola persona e di tutte le persone nella comunità: per questo la sanità deve essere un servizio pubblico per tutti e per ciascuno.
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Quero Vas (Belluno), 4 settembre 2023
Elio Casagrande
Caro Bedin, l’anniversario della morte di Mino Martinazzoli (4 settembre 2011) è una delle date che vanno ricordate personalmente e comunitariamente per non disperdere memorie che ritengo molto utili anzitutto per le persone che c’erano in quegli anni, ma anche per dare fondamenta culturali e politiche a chi si vuole impegnare politicamente ora. Trent’anni fa Mino Martinazzoli era impegnato a dare continuità alla presenza del cattolicesimo democratico nella vita pubblica italiana, Erano mesi di profonde discussioni sul destino della Democrazia Cristiana e poi del Partito Popolare fra Martinazzoli, da una parte, e Luigi Granelli e Guido Bodrato, dall’altra, che erano molto perplessi sulla dichiarata fine della Dc. Tra i parlamentari del Partito Popolari nel 1994 c’era anche il professor Gabriele Calvi, uno dei maggiori psicologi sociali italiani, bresciano come lui, che ha definito Martinazzoli “non un capo carismatico, ma il miglior capo empatico apparso nella vita pubblica italiana nel corso degli ultimi decenni”. In lui le persone vedevano, infatti, la politica come avrebbe dovuto essere. “La politica separata dell’etica non è più politica” è stato il pensiero dominante di Mino Martinazzoli fino alla sua morte 11 anni fa.
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Castelfranco Veneto (Treviso), 2 agosto 2023
Luciana Ongarato
Caro Tino, desidero richiamare l’attenzione dei lettori di Euganeo.it sull’intervento che il Presidente Sergio Mattarella ha fatto qualche giorno fa all’assemblea annuale di Federcasse (l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen) a Roma. Tra l’altro Mattarella ha ricordato che “Leo Wollemborg – che sarebbe stato poi deputato, ministro delle Finanze, senatore – in una relazione a un congresso delle banche popolari in Francia, nel 1890, ammoniva: “l’ineguaglianza provocherà sempre più odio”, proponendosi di contribuire “alla causa della concordia sociale”. Ecco: le Casse rurali sono state, ante litteram, interpreti e veicoli di principi come quello dell’eguaglianza degli italiani. La prima Cassa rurale fu creata infatti da Leone Wollemborg 140 anni a Loreggia e l’assemblea di Federcasse è stata dedicata proprio a questo anniversario. Loreggia è in provincia di Padova e in diocesi di Treviso: il cattolicesimo sociale e popolare veneto dovrebbe farne uno dei suoi “capoluoghi”.
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Campobasso, 29 luglio 2023
Cipriano D’Uva
Caro Bedin, è stato giusto dedicare attenzione all’anniversario del Codice di Camaldoli. Lo hai fatto anche tu ed ho apprezzato l’inserimento che hai fatto dentro una lunga storia del cattolicesimo democratico in Italia. Ma non è su questo che desidero richiamare l’attenzione dei lettori di Euganeo.it. Mi piacerebbe che quel metodo adottato sia a Camaldoli, sia nell’Assemblea della Dc trent’anni fa fosse un metodo normale nel Partito Democratico. È il metodo dell’approfondimento delle idee, della ricerca del fondamento dell’azione politica; è – in una parola – la ricerca e la definizione dell’identità. A mio parere, il nodo dell’identità è finora rimasto tale nel PD e il suo mancato scioglimento è probabilmente fra le cause della diserzione dalle urne di un numero crescente di persone. Non si tratta di definire un’identità che escluda. Piuttosto è possibile che proprio un’identità definita e percepibile riesca ad unire più cittadini attorno alla stessa speranza e quindi anche attorno allo stesso voto.
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Masi (Padova), 6 luglio 2023
Sisto Varotto
Caro Tino, sono completamente d’accordo con la lettrice Chiara Quaglio di Fratta a proposito di quello che serve per tenere ed attrarre i giovani in Veneto.
Anzi l’attrazione comincia fin dalla nascita. Se noi guardiamo i numeri della natalità in Veneto (ti allego una mappa del Bollettino socio-economico del Veneto, pubblicato dalla Regione a gennaio) si vede che oggi essa si sviluppa lungo l’autostrada A4; è quello è l’asse lungo il quale nascono più bambini, cioè dove c’è lavoro, dove ci sono servizi, dove ci sono strade.
L’urgenza di avere un governo non localistico è confermata dal Rapporto statistico della Regione del Veneto presentato proprio oggi. Dal servizio di Barnaba Ungaro per il Tg Rai del Veneto abbiamo appreso che i figli dei veneti sono sempre meno: “Lo scorso anno le famiglie venete sono passate da una media di 1,46 per nucleo a 1,27. Nascite in calo anche perché i progetti di vita autonoma vengono progressivamente posticipati. Nel 2021 il 64% dei giovani veneti abitava ancora con i genitori – a fronte del 50% della media europea – e solo il 46% di questi risultava occupato, ma molto spesso con un reddito non in grado di poter garantire una autonomia economica”.
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Fratta Polesine (Rovigo), 5 luglio 2023
Cinzia Quaglio
Caro Bedin, con il ritorno della Destra indisturbata al Governo si fanno passi da gigante verso il passato. Per esempio, tornano di moda le Province, addirittura con l’elezione diretta del presidente provinciale. Non è però la natura istituzionale della Provincia ad attirare la mia attenzione. Per il Veneto (ma credo che la cosa riguardi tutte le regioni) trovo proprio dal tempo che ci si preoccupi di “organizzare” un territorio come il Polesine e non ci sia inventiva politica per organizzare un’area metropolitana veneta. Si finirà per fossilizzare l’attuale policentrismo veneto, con un governo del territorio diffuso, mentre è evidente che per essere attrattiva la nostra regione deve costituirsi in area metropolitana e completare così il triangolo con la Lombardia e l’Emilia.
È un fatto che il Veneto “esporta” giovani e che qui non ne vengono. Se non siamo attrattivi una domanda dobbiamo farcela. Io penso che se i giovani troveranno in Veneto un’area metropolitana come a Milano e a Bologna è molto probabile che non solo si fermeranno qui, ma che noi saremo in grado di attrarre giovani da altri territori.
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Thiene (Vicenza), 2 giugno 2023
Luciana Appolloni
Un bambino che va alla scuola materna e poi alle elementari e poi alle medie e poi alle superiori non può il 2 Giugno non considerarsi parte della nostra nazione, anche se i suoi genitori non sono italiani. il tema dell’immigrazione è un tema serio che andrebbe affrontato senza preconcetti, avendo in mente anche gli interessi generali dell’Italia e non solo le paure di una parte degli italiani. Per quanto riguarda la denatalità, ad esempio, se oggi parliamo e facciamo qualcosa, i risultati li vedremo fra vent’anni. Comunque, il tema generale dell’immigrazione è complesso. Però sullo jus scholae non dovrebbero esserci tutte le prevenzioni che si sentono anche nelle nostre zone. Gli Stati Uniti, che politicamente ci indirizzano in molti campi, possono insegnarci molto al riguardo. Lo jus scholae, riconosciuto dopo un adeguato percorso, è un segno di civiltà ed anche un’occasione di educazione per i bambini degli italiani.
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Padova, 31 maggio 2023
Leandro Epifani
Caro Tino, non ho notizie di iniziative che mirino a dare continuità alla partecipazione delle persone che sono andate a votare alle Primarie del PD di fine febbraio. È probabile che iniziative ci siano state e altre siano programmate, però sarebbe utile una condivisione di informazioni sull’argomento tra i circoli del partito, anche come incentivo reciproco. Penso che sia necessario dare valore alle persone che sono venute a votare. Se la gente viene a noi, poi dobbiamo dimostrare che queste persone ci interessano, che consideriamo un gesto importante il loro voto. Certo il PD non è un movimento, ma un partito di cui c’è bisogno come riferimento continuativo ed è sicuramente limitato l’apporto alla vita quotidiana che i votanti alle Primarie vorranno dare. Possono però farci trovare la strada per ridurre l’astensionismo elettorale e sociale.
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Due Carrare (Padova), 18 aprile 2023
Mariuccia Toniolo
Caro Tino, nell’ambito degli interventi in salute pubblica finanziati dall’Europa attraverso il PNRR si è dato e si sta dando molto rilievo alle “strutture”. Mi riferisco in particolare alle “case di comunità”, che sono state programmate anche in provincia di Padova. Certo queste strutture sono utili; per certi versi possono anche determinare una evoluzione positiva della medicina territoriale. Quasi ogni giorno però da uno dei comuni del Padovano arriva l’allarme della “scomparsa” del medico di medicina generale, mentre nei servizi ospedalieri ed ambulatoriali aumentano i posti vuoti di personale sanitario. Insomma, l’investimento maggiore deve essere fatto per colmare il gap di personale specializzato e per pagare di più questo personale specializzato. Altrimenti la prospettiva è che le nuove case di comunità restino vuote e finiscano per essere “affittate” alla sanità privata, che si troverebbe già pronte strutture pagate dallo Stato.
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Terrazzo (Verona), 13 marzo 2023
Agostino Lovato
Caro senatore, non so quanti telespettatori o frequentatori dei social abbiano fatto caso al fondale del palco dell’Assemblea di ieri del Partito Democratico: è stato dedicato alla pubblicità del 2×1000 al PD con la sigla M20. Faccio questa sottolineatura per dire che mi ha fatto piacere: anche questo è stato un modo per insistere sul partito come comunità, la cui esistenza dipende dai propri membri: in questo caso non solo gli iscritti, ma per lo meno tutti coloro che hanno utilizzato lo strumento delle Primarie ed hanno potuto scegliere la segretaria del PD. Nella consultazione promossa da Enrico Letta qualche mese fa il rafforzamento del 2×1000 ai partiti politici è stato anche indicato dagli iscritti come la forma più trasparente per il finanziamento della politica. Il PD ha già una base solida; ho letto i dati del 2021: ben 464.074 cittadini italiani nella dichiarazione Irpef hanno messo la sigla del PD e la loro firma sotto la scelta per il 2×1000; sono il 34,11 per cento dei cittadini che assegnano il 2×1000. Il secondo partito, per numero di indicazioni, è Fratelli d’Italia, ma non arriva alla metà delle indicazioni del PD.
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Sassari, 28 febbraio 2023
Severina Azzena
Onorevole Bedin, nel corso del dibattito congressuale, il Partito Democratico si è interrogato anche sulla sua “vocazione maggioritaria”. I risultati elettorali, ma prima di questi la legge elettorale e i suoi meccanismi, hanno fatto apparire a molti ormai superata questa vocazione contenuta nel Manifesto del Valori del 2008. Superata lo è, se la vocazione maggioritaria è intesa come autosufficienza o isolamento. È invece attuale, anzi una spinta al futuro se spinge il PD a proporsi come perno di uno schieramento capace di realizzare l’alternativa di governo al destra-centro. Per essere perno, il Partito Democratico deve però essere prima di tutto se stesso, sentirsi e farsi riconoscere come tale. Questo ha una conseguenza: basta con la centralità della politica delle alleanze politiche; investiamo tutte le nostre energie su noi stessi. Le alleanze. Al momento necessario, verranno naturali.
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Quart (Aosta), 22 febbraio 2023
Ornella Bethaz
Caro Bedin, in queste settimane di congresso mi sto ritrovando come iscritto al Partito Democratico. Negli altri partiti si è ormai affermata la strutturazione leaderistica, che identifica il partito stesso con un “capo” e che riduce o elimina il dibattito interno. Il PD sta invece dimostrando di avere un sistema decisionale di tipo competitivo, attraverso il quale la selezione dei dirigenti è strutturalmente affidata agli iscritti e agli elettori. Proprio questa sua natura ne fa non solo il più strutturato partito di opposizione, ma anche il perno del confronto tra maggioranza e minoranza parlamentare, necessaria al mantenimento del sistema democratico.
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Taranto, 3 gennaio 2023
Costante Palumbo
Caro Bedin, oggi scadeva il termine fissato per inviare al Partito Democratico il questionario “La Bussola” dopo averlo compilato (poi il termine è stato spostato all’8 gennaio). Ho visto che lei ha dedicato attenzione a questa iniziativa e non ha taciuto le critiche. Si tratta di osservazioni che condivido. Il difetto principale non è però specifico del questionario. Il difetto è nella decisione presa all’unanimità di indire un congresso costituente, di immagine un “nuovo” PD, di riscrivere il Manifesto fondativo, di immagine nomi nuovi per una sostanza dunque profondamente diversa. Io non credo che il progetto del Partito Democratico sia stato realizzato o sia irrealizzabile al punto di considerare necessario un altro progetto. Ma anche se così fosse, a che titolo e con quale rappresentanza organi di partito in scadenza e sminuiti dal risultato elettorale possono solo pensare di proporre un “nuovo” PD? Un progetto nasce da una visione di futuro costruita insieme e non può essere frutto di un crollo.
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24/12/2022
Giovanna Biasin
Camposampiero
(Padova)
Caro Tino, tutti intenti a parare i colpi, quando non a darceli tra noi (dico noi del PD), rischia di sfuggirci qualche “bella” notizia. Questa per esempio: “Niente luna di miele tra elettorato e destra vincente”. L’ho trovata sul sito della Fondazione David Hume, dove Paolo Natale la riassume così: “Non si verifica un significativo incremento di consensi per l’area di governo, ma solamente una sorta di ridistribuzione in favore della maggiore forza politica. Fratelli d’Italia passa dal 26% delle politiche all’attuale 30-31%, a scapito appunto, in prevalenza, degli altri partner dell’attuale esecutivo. (…) Le defezioni tra le forze politiche di opposizione (Pd, M5s o Terzo Polo) in favore del governo sono molto limitate, nell’ordine di un paio di punti percentuali complessivi; i giudizi favorevoli al governo da parte dei recenti astensionisti appaiono decisamente minoritari, al contrario di quanto accadeva durante il governo Draghi”. Insomma, caro Tino, volendo, c’è uno spazio politico aperto.
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04/11/2022
Sante Vigato
Borgo Veneto
(Padova)
Caro senatore Bedin, oggi 4 novembre noi italiani celebriamo la fine della Grande Guerra. Da tempo – fortunatamente, l’accento non è più posto sulla “vittoria” ma sulla “pace”. Per questo è un giorno sul quale interrogarci sulla guerra e sulla pace oggi in Europa. So che tu il tuo pensiero politico si alimenta del personalismo comunitario cristiano, che ha avuto in Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier i due padri. Di quest’ultimo, proprio in questo giorno, mi sembrano illuminanti alcuni giudizi sulla Conferenza di Monaco del settembre 1938, quando Regno Unito e Francia erano convinte di aver posto le basi per una pace duratura in Europa accontentando Hitler e sacrificando la Cecoslovacchia. Scrive Emmanuel Mounier nel 1939 alla vigilia dell’invasione nazista della Polonia: “Questo pacifismo, nel settembre del 1938, non aveva a cuore né la giustizia dei Sudeti, né quella dei Cechi, né quella dei Trattati, né quella delle loro vittime, né l’ingiustizia della guerra, ma aveva una sola ossessione: che non si interrompesse il suo sogno di pensionato. Volevano conservare la loro pace contro la guerra, come ogni giorno la custodiscono contro la miseria degli altri, contro l’avventura, contro gli incontri, contro gli avvenimenti, contro l’amore.”
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30/10/2022
Piero Ballarin
Vigonovo
(Venezia)
Caro Bedin, ricorderai di sicuro quando nel luglio del 2018 Paolo Savona, ministro del governo Conte-Salvini, fece balenare a proposito dell’Italia e dell’euro l’immagine del “cigno nero”, lo choc straordinario ed imprevisto. Non era farina del suo sacco: oltre dieci anni prima il filosofo e matematico libanese Nassim Nicholas Taleb nel 2007 ha dato alle stampe “Il cigno nero – Come l’improbabile governa la nostra vita”. Però la quasi totalità degli italiani apprese allora che c’era in giro un “cigno nero”. Poi il cigno nero lo abbiamo anche visto: nella pandemia planetaria del Covid-19. E alcuni hanno fatto caso che le pandemie sanitarie sono ormai continue: mucca pazza, aviaria, ebola; il covid è solo l’ultima tra le più recenti. Poi è arrivato il cigno nero della guerra in Europa con l’aggressione della Russia all’Ucraina. Ma anche qui da tempo Papa Francesco ci avverte che è in corso la terza guerra mondiale a rate. E poi la crisi energetica in costanza della crisi migratoria e della crisi climatica. E tutto sembra collegato, anche se una crisi non dipende direttamente dall’altra. Che sia il caso di considerare il cigno nero una specie stanziale nella vita dell’umanità?
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09/09/2022
Lodovica Angelucci
Macerata
Egregio senatore Bedin, in queste settimane in cui dobbiamo decidere cosa scegliere per il futuro dell’Italia, mi permetto di rilanciare qui una lucida analisi del professor Carlo Cottarelli, che oggi su “La Repubblica” ci chiede: “Chi ci guadagna con la flat tax?”. E prende ad esempio la proposta della Lega. Sintetizzo.
“Consideriamo il caso di un single, lavoratore dipendente, con spese mediche per 600 euro (a qualunque livello di reddito per semplicità) e spese per il mutuo crescenti al crescere del reddito. Il risparmio per chi ha un reddito di 30.000 euro è di 1569 euro. Chi ha un reddito molto elevato, per esempio 600.000 euro, risparmia invece di 185.255 euro, 112 volte tanto. La flat tax è un regalo enorme a chi ha redditi già alti: lo sconto sulle tasse cresce (in euro e in termini percentuali) al crescere del reddito. Chi ci guadagna allora? Tutti, verrebbe la tentazione di dire. Non potrebbe esserci risposta più sbagliata. Bisogna infatti considerare che la flat tax costa decine di miliardi e che questi devono essere finanziati o con altre tasse o tagliando i servizi pubblici. Questo significa meno sanità pubblica, meno istruzione, meno sicurezza, trasporti, solo per citarne alcuni. E se i più ricchi già non usufruiscono di questi servizi perché si affidano al privato, a pagare interamente il conto sarebbe il resto della popolazione, cioè chi percepisce redditi medi e bassi. In sostanza, la flat tax è un grande regalo a chi ha già molto, finanziato da chi ha di meno”.
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23/08/2022
Nadia Baracco
Selvazzano Dentro
(Padova)
Caro Bedin, come padovani credo che siamo in molti ad avere un debito di riconoscenza e soprattutto un dovere di memoria per la professoressa Lorenza Carlassare, scomparsa domenica a 91 anni, proprio nella sua e nostra città. Il fatto di essere stata la prima donna ad accedere alla cattedra di Diritto costituzionale la inserisce di diritto fra le padovane eccellenti. Mi pare però che come comunità dovremmo impegnarci a seguire il suo insegnamento “pubblico” (oltre che quello accademico). Mi riferisco alla Scuola di cultura costituzionale che Lorenza Carlassare ha fondata a Padova nel 2008 e che ha poi diretta per 11 anni. Qui ha favorito discussioni partecipate nelle quale gli studiosi più apprezzati si sono confrontati con insegnanti delle scuole superiori, avvocati, dottorandi e studenti. Mi piace riportare una piccola parte della sua presentazione di quella Scuola: “Promuovere la conoscenza della Costituzione fra i giovani (anche attraverso il supporto degli insegnanti che ne curano la formazione) e i meno giovani è l’obiettivo che la Scuola si propone per contribuire ad alimentare un dibattito cosciente, al di là della superficialità dei luoghi comuni, e fare in modo che la nostra democrazia possa vivere”.
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08/07/2022
Luca Friso
Codevigo
(Padova)
Caro Tino, so che il tema della legge elettorale non può essere all’ordine del giorno di questo Parlamento. È però utile parlarne adesso, magari perché il tema entri nel programma elettorale da presentare ai cittadini al rinnovo di Senato e Camera. Più che dai meccanismi si dovrebbe partire dalle finalità della legge elettorale. Tutti i cambiamenti sono stati finora giustificati con l’urgenza di dare stabilità ai governi; giustificazione tutta interna alla politica. Mi sembrerebbe opportuno invece valutare la legge elettorale in funzione della partecipazione dei cittadini alle elezioni, cioè come momento centrale della democrazia. La percentuale di astensionismo dal voto sta diventando rischiosa ed è meglio correre ai ripari, consentendo ai cittadini di sapere “perché” votano e non solo “per chi” o “contro chi”. L’attuale legge elettorale, ad esempio, non consente di sapere il “perché”. Riprendo un pensiero di Luciano Violante in questa settimana: “Ciascun partito, per non danneggiare la coalizione di cui fa parte, stempera la propria identità per renderla compatibile con quella degli alleati. Si attenuano, conseguentemente, i profili programmatici che servono per il governo. Senza identità dei partiti, non matura l’appartenenza politica dei cittadini”.
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29/06/2022
Arturo Piovesan
Oderzo
(Treviso)
Caro Bedin, con l’inclusione della Finlandia e della Svezia ormai tutta l’Europa ha scelto di stare con la Nato. È un bene? Certamente queste adesioni rafforzano la credibilità difensiva dell’Alleanza Atlantica e scoraggiano Putin da avventurarsi in altre guerre. In effetti, la rinuncia alla neutralità da parte di questi due Paesi è una conseguenza dell’aggressione russa all’Ucraina e non credo sia stata una scelta facile, anche se non ho letto di resistenze nelle opinioni pubbliche dei Paesi Baltici. Però che tristezza per la nostra generazione! Avevamo salutato non come una vittoria dell’Occidente, ma come una vittoria dei cittadini dell’Est europeo la caduta della Cortina di ferro. Quando 1997 fu sottoscritto il Nato-Russia Founding Act avevano immaginato che l’Europa dall’Atlantico agli Urali da “espressione geografica” sarebbe diventata uno spazio comune di popoli, anche se certamente non una realtà politica. Invece a 25 anni di distanza si torna indietro. Toccherà a una nuova generazione di europei rimediare.
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09/05/2022
Romolo Zanella
Pedavena
(Belluno)
Caro Tino, oggi la nostra comunità vive il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. È come se attorno ad Aldo Moro, di cui ricorre l’anniversario dell’assassinio, si radunassero decine e decine di altre persone ai quali i terroristi hanno tolto la vita ma non sono riusciti a togliere la parola. Penso al commissario Luigi Calabresi: il 17 di questo mese saranno 50 anni dal suo assassinio. Cominciavano gli anni di piombo e non sarebbero fini solo con la fuga o l’arresto dei terroristi: c’è chi nei decenni successi ha provato a trasformarli in epopea, dando la parola ai terroristi e non alla vittime. Sono stati principalmente i presidenti Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella a riportare verità e giustizia. Oggi questo Giorno della memoria ci celebra in una comunità nazionale consapevole che la violenza politica non porta mai risultati positivi e duratura, in una comunità che sa che quegli omicidi erano ingiustificati e che tutta la ragione stava e sta dalla parte delle vittime.
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05/04/2022
Nazzareno Ceccarelli
Montefiascone
(Viterbo)
Caro senatore Bedin, visto che Euganeo.it ha una sezione dedicata ai Popolari, segnalo volentieri che a Viterbo è stata organizzata una tre giorni di studio dedicata ad Alcide De Gasperi, nell’anniversario della nascita dello statista trentino (il 3 aprile 1881). “Tanti aspetti del suo magistero politico sono attuali”, ha detto l’on. Fioroni animatore dell’iniziativa. La tre giorni viterbese, promossa da “Il Domani d’Italia” e dal locale “Centro Studi Aldo Moro”, si è chiusa con la illustrazione di quella che gli organizzatori hanno definito una sorta di carta d’imbarco per i cattolici popolari e democratici hanno il dovere di predisporsi alla rifondazione di nuove “Idee ricostruttive”. Ecco il testo della Carta d’Imbarco.
Sullo sfondo della guerra di Liberazione, i democratici di ispirazione cristiana posero a fondamento della loro iniziativa le “Idee ricostruttive” che Alcide De Gasperi, e altri insieme a lui, tutti egualmente animati d’autentica fede nella libertà, avevano elaborato in vista della rinascita civile e politica della nazione. Alla ripresa della vita democratica, dopo la liberazione di Roma, De Gasperi si dichiarava in questo modo: «Io mi sento un cercatore, un uomo che va a scovare e cercare i filoni della verità della quale abbiamo bisogno come l’acqua sorgente e viva delle fonti. Non voglio essere altro». Anche noi viviamo oggi da “cercatori” l’impegno che serve a dare forma, con fedeltà creativa, a nuove “Idee ricostruttive”.
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25/03/2022
Franco Marcolongo
Teolo
(Padova)
Caro Tino, Papa Francesco non si sottrae al suo “dovere” di profeta. “In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te”, ha pregato oggi rivolgendosi alla Madonna. Ha pregato perché non rinuncia a sperare, “Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza” dice di sé a nome dell’umanità. La pace sembra sempre più impossibile. Papa Francesco vede che le vie diplomatiche non sono aperte, anzi vengono minate ogni giorno di più. E allora il profeta del nostro tempo prova a utilizzare la preghiera per mettere le stesse parole sulle labbra di tutti: “Liberaci dalla guerra crudele e insensata, preserva il mondo dalla minaccia nucleare, Fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace, Fa’ di noi degli artigiani di comunione”.
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28/02/2022
Lorenza Scognamiglio
Benevento
Utilizzo anche questo spazio di Euganeo.it per riaffermare il dovere collettivo alla pace. Non ho dubbi da che parte stare. Sto con l’Ucraina, perché considero anche patria mia una terra nella quale la Russia è entrata con la violenza della guerra per annientarne l’indipendenza. Partendo da questa certezza, sto con tutti coloro che non si rassegnano al macello di oggi e al mattatoio globale che l’attuale tragedia può prefigurare. Sto con Papa Francesco che chiede e pratica la pace. Il Papa non è solo: persone, famiglie, comunità dicono “No alla guerra” adesso, subito. Chiedono di stare a fianco delle vittime per costruire con loro la pace. Gli ucraini non hanno voluto la guerra. Non vogliono la guerra. Per questo l’aiuto maggiore che possiamo dare loro è quello di far loro vincere la pace.
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21/01/2022
Luigi Agostini
Limena
(Padova)
Caro Tino, le figure di Giulio e Livia Sassoli mi avevano particolarmente colpito seguendo il funerale del loro papà David. Mi aveva colpito il loro atteggiamento: giovani già adulti nella sofferenza e insieme figli teneri in cerca della mano del loro papà, per continuare a camminare con loro. Molto belle anche le loro parole: parole di tutti, come ora ho letto nel tuo commento. Ho molto apprezzato il modo con cui hai riassunto la vita di David Sassoli, utilizzando le parole di chi ha condiviso la sua vita e sente che la vita continua. Continua testimoniando che la vita stessa, il tempo, i talenti, l’amore, la passione: tutto può essere condiviso, nulla togliendo a ciascuno, anzi aggiungendo molto alla dimensione personale. Per questo Giulio e Livia Sassoli hanno potuto farci vedere tanti altri figli “grandi”, capaci di essere grati ed eredi fecondi di chi li ha generati nel corpo e specialmente, nell’anima, nell’umanità e nella tensione spirituale, sociale e politica.
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11/01/2022
Anna De Paoli
Castagnaro
(Verona)
Caro senatore Bedin, leggo in un suo recente articolo che lei dà ancora credito al futuro delle parrocchie in Italia. Ritiene che possano essere protagoniste del welfare comunitario assieme ai comuni. Anzi lei scrive che questo sta già succedendo e non da ora. È vero che questo è avvenuto in passato, ma nel presente avverto complessivamente tra i cattolici italiani un vuoto di visioni sul futuro, l’assenza di ricerca di nuove prospettive. Ad esempio, nelle omelie non sento traccia di riflessione sulla riduzione del numero delle parrocchie. Ci si lamenta, ci si rassegna, si aspetta e il tempo passa. Eppure è un impoverimento per tutti ogni parrocchia che “chiude”, nel senso che viene accorpata ad un’altra vicina: non è solo campanilismo, è il ridursi della prossimità. È il ridursi delle opportunità di un welfare comunitario, per tornare al tema da lei proposto. Sempre più spesso mi viene da dare ragione ad Emmanuel Mounier, il quale ammoniva: “Il cristianesimo non è minacciato di eresia: non appassiona più abbastanza, perché ciò possa avvenire. È minacciato da una specie di silenziosa apostasia provocata dall’indifferenza… e dalla sua propria distrazione”.
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20/12/2021
Benedetta Padovan
Padova
Caro Tino, nella tua risposta alla lettera sulle future Case della comunità accenni alla posizione contrattuale dei medici di famiglia. Scrivi che occorre cambiarla, ma non dici come. Capisco che il commento ad una lettera non è lo spazio per una tale questione, ma non bisogna neppure avere paura di affrontarla. È recente un documento della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni che affronta senza ipocrisie l’improcrastinabile necessità del passaggio alla dipendenza della Medicina generale. Le Regioni ritengono il sistema della convenzione perfino un ostacolo allo sviluppo del sistema sanitario. Ed in effetti, tutti i tentativi di riorganizzare l’assistenza territoriale negli ultimi 20 anni si sono infranti sulla dicotomia tra i medici liberi professionisti convenzionati da una parte, e il Distretto dall’altra.
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08/11/2021
Damiano Marangon
Rosolina
(Rovigo)
Caro Bedin, penso anch’io che non ci sia niente per cui essere orgogliosi del presidente brasiliano Bolsonaro. Noi veneti, proprio per il contributo che abbiamo dato con la nostra emigrazione allo sviluppo dell’America Latina, dovremmo piuttosto essere dispiaciuti per il popolo brasiliano. Lei scrive che il sindaco di Anguillara Veneta non ha tenuto in nessun conto le perplessità emerse da molte parti. Ho letto però che ha fatto dietrofront sulla delibera di spesa comunale destinata al ricevimento per Bolsonaro. Hanno detto che pagheranno privatamente. È una consolazione sapere che per ricevere la delegazione brasiliana non saranno spesi soldi pubblici. Penso comunque che l’amministrazione comunale abbia voluto mettersi al riparo non dalle critiche ma dalle possibili contestazioni contabili. Comunque, ritirando la delibera, il sindaco ha ammesso involontariamente la reale dimensione della concessione della cittadinanza onoraria a Bolsonaro: una questione privata tra sovranisti.
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05/11/2021
Rossella Mauro
Catania
Egregio senatore Bedin, ho visto con condivisione che Euganeo.it non ha fatto passare inosservato il primo anniversario della morte di padre Bartolomeo Sorge. Molto utile mi è parsa nella sua risposta la citazione del libro-conversazione Perché il populismo fa male al popolo. Le deviazioni della democrazia e l’antidoto del “popolarismo”. Il popolarismo è una costante nell’insegnamento di padre Sorge e quel suo libro segue idealmente la struttura del manifesto redatto dalla Commissione provvisoria del Partito popolare italiano il 18 gennaio 1919, cioè l’«Appello “ai liberi e forti”» di don Luigi Sturzo. Riguardo all’ispirazione religiosa, ad esempio, Sorge mentre ribadisce la necessità di una fondazione etica dell’agire politico, non manca di insistere perché la Chiesa italiana si assuma le sue responsabilità, anche con una analisi di come si è sviluppato ad un certo punto il rapporto tra politica e vita ecclesiale.
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11/10/2021
Marco Rigato
Stanghella
(Padova)
Caro presidente Bedin, la Commissione Europea lancia il decennio del digitale. Il PNRR ha tra gli assi portanti lo sviluppo delle tecnologie, la digitalizzazione dei servizi della PA, la telemedicina. Ho letto che Regno Unito si sta studiando il rapporto tra intelligenza artificiale, telemedicina, prevenzione e longevità, coinvolgendo accanto ai tecnici anche gli anziani e le loro associazioni. Invecchiamento e rivoluzione tecnologica non sono due fenomeni in contrasto, ma marciano intrecciati. Mi preoccupa osservare che in Italia il tema dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana è ancora fermo al dibattito sul tipo di servizi e strutture, ma non si affronta il ruolo delle nuove tecnologie, che hanno un forte peso nell’inclusione sociale e nella salute. Lo si vede, anche se limitatamente, proprio in questa pandemia.
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02/09/2021
Nicoletta Topazzini
Strà
(Venezia)
Caro Bedin, mi lasci continuare il discorso iniziato dalla lettrice Luisa Porreca di Chieti.
Oggi l’aspettativa di vita delle persone con disabilità si è allungata. C’è una possibile concreta di sopravvivenza dei disabili alle loro famiglie; è una conquista, che crea una problematica che non c’era qualche decennio fa. Il tema del “Dopo di Noi” richiede soluzione di qualità, anche lavorando sull’autonomia. Il “Dopo di Noi” non è più solo un tema emergenziale, ma è anche come possibilità di scelta di uscire dalla casa paterna. È “Un dopo di Noi durante Noi”. Questa prospettiva coinvolge ancora di più le città solidali, città in cui si costruiscono percorsi per tutti i bisogni.
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21/08/2021
Luisa Porreca
Chieti
Onorevole Senatore Bedin, la pandemia ha svelato un welfare che non funziona perché non ha protetto le persone più fragili. Si è infatti registrato un impoverimento delle persone e delle famiglie con disabilità. Tutte le norme sul sostegno alla disabilità non hanno prodotto l’effetto sperato: si tratta, infatti, di un sistema è ben architettato, ma non finanziato.
Anche se fossero pienamente attuale la legge sul “Dopo di noi” del 2016 e la fondamentale legge 328/2000 sull’assistenza, le sole risorse pubbliche non potrebbero soddisfare i bisogni di una platea sempre più esposta e fragile.
I diritti devono, però, essere esigibili per tutti. Per questo è sempre più urgente ricostruire il sistema welfare passando ad un welfare di inclusione. E bisogna agire fin da subito “Con noi e dopo di noi”. È impossibile trovare soluzioni quando le persone con disabilità saranno orfane, se non si è costruito prima con la famiglia.
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02/07/2021
Aurelio Bordignon
Asiago
(Vicenza)
Caro Bedin, è certamente una buona notizia il nuovo accordo Ocse che fissa al 15 per cento l’aliquota minima per la tassazione dei profitti delle multinazionali. È una buona notizia anche il fatto che l’accordo sia stato approvato da 130 dei 139 Stati che hanno partecipato alla trattativa e che il sì sia venuto anche dalla Cina, dall’India, dalla Russia e dal Brasile. Si può insomma considerare credibile la data del 2023 per l’applicazione della tassa minima globale per le multinazionali. Nell’accordo c’è però un motivo di rammarico per noi europei: dei nove Stati contrari, tre fanno parte dell’Unione Europea: Estonia, Irlanda e Ungheria. Un altro Stato membro, Cipro, non ha addirittura partecipato alla trattativa. La difficoltà di arrivare ad una generale politica fiscale comune appare insormontabile, se non si è stati uniti fra europei neppure su un aspetto particolare condiviso da qualche tutto il mondo. Aggiungo però una sottolineatura: le difficoltà dell’Unione Europea non nascono dall’Europa, ma dagli Stati membri, come questa trattativa ha confermato.
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14/06/2021
Maria Elisa Capovilla
Tombolo
(Padova)
Caro Bedin, fra dieci giorni, entro il 24 giugno, le banche italiane dovranno adeguarsi ad una norma contenuta nel decreto “Sostegno bis” ed entrata in vigore. Stabilisce che prevede che lo Stato garantisca l’80 per cento della quota capitale del mutuo per la prima casa, a favore di giovani fino a 35 anni che hanno un ISEE non superiore ai 40 mila euro annui. Sono previsti anche l’esenzione dalle imposte di registro, ipotecarie e catastali e il rimborso dell’eventuale Iva versata per l’acquisto dell’abitazione. Il tema non è nuovo; era il 2007 quando Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’Economia, aveva proposto (ricevendo una montagna di contumelie): “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa. Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. È un’idea importante”. La collaborazione delle banche è decisiva nella effettiva realizzazione di questa misura: potranno dimostrare, senza correre troppi rischi, se effettivamente aspirano a svolgere anche un ruolo sociale, come continuano a ripetere nelle loro pubblicità. È, infatti, un’opportunità che potrà cambiare in concreto la vita di centinaia di migliaia di giovani italiani, spesso precari e con un reddito basso. E così finisce, secondo Eurostat, i giovani italiani escono dalla casa di famiglia in media a più di 30 anni, con ben 10 anni di ritardo rispetto ai coetanei dei Paesi Scandinavi e 7 anni di ritardo rispetto ai tedeschi e francesi.
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18/05/2021
Valeria Casetta
Borso del Grappa
(Treviso)
La transizione ecologica è una delle priorità che ci siamo presi come italiani e come europei. In Italia c’è anche un ministero con questo nome. È giusto. Papa Francesco ha dedicato all’argomento un’enciclica e ci è ritornato su anche nell’enciclica successiva. A me pare che nella transizione sia le società sia le persone dovrebbero seguire proprio la strada indiciata dal Santo Padre: il rispetto dei “fratelli tutti” dentro la casa comune, da rispettare perché luogo di fratellanza. L’adozione di modelli rispettosi dell’ambiente va accompagnata dalla riflessione su uno sviluppo più sostenibile che garantisca le future generazioni. La sostenibilità abbraccia l’idea di un nuovo modello di sviluppo e non solo l’ambiente. Non si tratta dunque di un tema di nicchia, ma di una visione sociale che metta al centro la giustizia.
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12/05/2021
Chiara Beggiato
Bagnoli di Sopra
(Padova)
Caro Tino, oggi è la Giornata internazionale dell’Infermiere e utilizzo anche questo spazio per dire grazie di cuore, per tutto, alle infermiere e agli infermieri. È giusto non solo celebrare la loro professione ma anche ricordare ricordiamo quanto questa categoria di lavoratori sia essenziali per i nostri ospedali e per il nostro sistema sanitario. Dopo oltre un anno di emergenza durante il quale questi professionisti hanno dedicato anima e corpo, a tutti loro va, ancora di più, la gratitudine delle persone e delle famiglie. Ma non dobbiamo dimenticarci di loro quando tutto questo finirà: il loro lavoro quotidiano è fondamentale, anche in condizioni normali. Le infermiere e gli infermieri sono per tutti noi sinonimo di assistenza e di cura, di accudimento, di dedizione al benessere degli altri.
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26/04/2021
Ottorino Garzara
Porto Tolle
(Rovigo)
Egregio Senatore, in questi giorni stiamo avendo in Italia una nuova dimostrazione della politica ridotta a ricette effimere di marketing: mi riferisco allo stucchevole teatro che il senatore Salvini e la Lega hanno allestito sul cosiddetto coprifuoco; marketing elettorale, perché sposta il dibattito su un’ora in più o in meno per andare a cena, oscurando completamente la riflessione collettiva sulla salute, sui malati in ospedale, sui morti da coronavirus. Invece che contribuire a realizzare progetti a lungo termine e per il bene effettivamente comune, la Lega di Salvini e il resto della destra italiana si esercitano quotidianamente alla battaglia politica e alla distruzione dell’altro. Papa Francesco ne ha parlato apertamente nell’ultima enciclica “Fratelli tutti”.
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14/04/2021
Corrado De Checchi
Piove di Sacco
(Padova)
Il dibattito sulle “riaperture” è diventato prevalente rispetto a quello sulla salute (e nel concreto della pandemia, rispetto a quello sulla morte). Già questo porta a riflettere sull’idea di bene comune effettivamente diffusa. Nel dibattito sulle “riaperture” è poi del tutto assente il tema del futuro: si “riapre” per tornare a “prima”; l’unica variazione è che si sono adottate le procedure di salvaguardia contro l’epidemia. Eppure, ci era stato detto (e a dire il vero voci autorevoli continuano a sussurrarlo) di non pensare che con la fine della pandemia tutto possa ritornare come prima, perché non basteranno gli adattamenti ai vecchi sistemi di funzionamento. Credo che dentro di sé ciascuno di noi si auguri che si scelga la strada del cambiamento. Sarebbe utile che ciascuno di noi aggiungesse all’augurio un cambiamento nel proprio comportamento e nelle proprie aspettative. Finora non è così, vista l’attesa generale per le “riaperture”.
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07/03/2021
Flavio Cesaro
Borgoricco
(Padova)
Caro Tino, sto seguendo il pellegrinaggio di Papa Francesco in Iraq con lo spirito che il Santo Padre ci richiede: quello della fratellanza. Oggi le immagini ci sono arrivate da Mosul, la città in cui l’Isis di Abu Bakr al-Baghdadi proclamò il Califfato islamico: non ci sono state parole di recriminazione da parte del Papa per le ingiurie ai cristiani. Egli sa che non solo i cristiani ma l’intero Iraq ha rischiato di scomparire per lasciare il posto allo Stato islamico. Il tentativo di annientamento ha riguardato tutti: i cristiani e gli yazidi, gli sciiti e i sunniti. “non bisogna separare le sofferenze, perché in quel modo si alimenta la mentalità settaria”, ha fatto osservare il cardinale Luis Raphael Sako, patriarca dei Caldei. Sono sofferenze che vengono da ancor più lontano, dalla seconda Guerra del Golfo e dall’invasione dell’Iraq nel 2003 da parte di una coalizione di cui faceva parte anche l’Italia. Mi fa piacere ricordare che tu fosti fra i pochi parlamentari a dissentire su quell’intervento.
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06/02/2021
Cristina Bonini
Aosta
Egregio onorevole Bedin, leggo che lei è un sostenitore del Servizio sanitario nazionale e che non manca di segnalare i settori sui quali maggiormente investire. Concordo con lei in questo ed in particolare sull’urgenza di un’adeguata presa in carico degli anziani malati. C’è però un’urgenza preliminare da affrontare, se si vuole dare risposta a tutte le altre: a carenza di personale, sia medici che infermieri, è il primo problema. Ho letto che entro il 2022 andranno in pensione 20 mila medici che mancheranno al Sistema sanitario nazionale. Conto che il nuovo governo di Mario Draghi realizzi un piano straordinario di assunzioni. Serve anche dare la possibilità ai giovani medici di specializzarsi, così da dare una prospettiva di ricambio e crescita al nostro sistema sanitario e da fermare l’esodo dei medici formati in Italia che vanno a lavorare all’estero.
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12/01/2021
Franco Piacentini
Belluno
Da più settimane assistiamo allo squallido spettacolo messo in scena da alcuni politici per rappresentare, sul palcoscenico istituzionale, le proprie (soprattutto personali) aspirazioni di potere, volgarmente caratterizzate come: il mercato delle vacche e la smania per la “carega” (sedia) del comando ad ogni costo. Da giorni è in movimento la penosa altalena politica: crisi di governo sì o no!? rimpasto governativo sì o no!? Con questo irresponsabile andazzo politico, il Paese va alla deriva. La drammatica pandemia, purtroppo, da alcuni inqualificabili politici, per logiche di potere, viene sottovalutata collocandola ai margini dell’emergenza sociosanitaria. Tutto il Paese, invece, dovrebbe (deve) fare fronte comune, sostenuto da una politica con cuore e anima, seguendo e applicando seriamente gli inviti e gli appelli del Presidente della Repubblica e del Santo Padre.
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13/12/2020
Giancarlo Bodini
Padova
Oggi 13 dicembre, ricordiamo l’anniversario della scomparsa del nostro caro amico Don Giancarlo Minozzi. Sappiamo che ciascuno di noi è preso dai propri affanni, da nuovi accadimenti, così che il passato, comprensibilmente, tende a trascolorare. Complice la pandemia le relazioni sembrano rarefarsi, le amicizie affievolirsi, i legami allentarsi, la convivialità ci appare sempre più un lusso d’altri tempi. In questo clima, a maggior ragione, invito tutti gli amici a rievocare, ciascuno per sé, un episodio, una situazione nella quale il ricordo di Don Giancarlo ci faccia sorridere ancora. A chi crede di dedicargli una preghiera. Un caro saluto e un arrivederci alla messa del 13 gennaio 2021 in un luogo e ad un orario che saranno comunicati successivamente.
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07/11/2020
Paolo Cicero
Cagliari
Egregio Senatore Bedin, a livello comunicativo la pandemia assorbe la quasi totalità dell’attenzione; poi c’è la rissa politica che oscura l’attività parlamentare. Così non si dando la dovuta evidenza ad una decisione storica presa dal Parlamento: l’assegno unico per i figli. Si tratta di una storica proposta del Partito Democratico che ora è legge e dal luglio del prossimo anno sarà operativa. Utilizzo la descrizione che ne ha fatta il presidente dei deputati PD Graziano Delrio, perché riassume bene la riforma: semplice, perché finalmente si mette fine alla variegata e confusa giungla di sussidi, bonus e assegni; equa, perché modulata sulle soglie dell’ISEE, è destinata a tutti a prescindere dalla condizione lavorativa; continuativa, perché è una misura strutturale, che inizia a decorrere dal settimo mese di gravidanza fino a ventuno anni. Una riforma epocale, paragonabile alla riforma agraria nel secondo dopoguerra o all’istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978. Una riforma coerente con gli indirizzi della Costituzione italiana, che è orientata nella tutela della promozione della famiglia, della natalità e, in modo particolare, delle famiglie numerose.
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13/10/2020
Livio Degan
Legnago
(Verona)
Egregio senatore, mi ha fatto molto piacere che il Programma Alimentare Mondiale dell’ONU abbia ricevuto il Premio Nobel per la Pace di quest’anno. Il suo direttore David Beasley ha saggiamente sfruttato l’attenzione dei media per lanciare un “appello all’azione” mondiale per combattere la fame. Il PAM ha bisogno urgentemente di altri 6,8 miliardi di dollari nei prossimi mesi per scongiurare la minaccia di una carestia, che si è fortemente aggravata a causa della pandemia di Coronavirus e del crollo delle catene di approvvigionamento alimentare. Un milione di vite sono andate perdute a causa del Covid-19. Ma questo è solo l’inizio, ha avvertito, “se non sconfiggiamo il Covid, il tasso di morte per fame potrebbe essere 3, 4, 5 volte superiore. C’è una cura contro la fame, e si chiama cibo. E abbiamo bisogno di soldi per farlo arrivare alle persone che hanno bisogno di aiuto”.
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12/09/2020
Giovanna Teobaldo
Lecce
Egregio Senatore, il virus continua a circolare. Ci eravamo detti che come le altre malattie respiratorie anche il Covid-19 sarebbe scomparso con il caldo e con l’estate, così il discorso collettivo è ripiegato sulle vacanze e sulla successiva… ripresa, come se fossimo stati in un tempo normale; come se la pandemia fosse una parentese che prima o poi si chiude o da sola o con qualche intervento umano. Infatti, mentre a parole, molti dicono che “nulla sarà come prima”, non ci siamo preparati al “dopo”. Si poteva, ad esempio, discutere di scuola e invece il dibattito si è acceso sui banchi a rotelle. Il trasporto pubblico urbano ha mostrato il ruolo che può svolgere e quindi i limiti attuali: il confronto ha riguardato la percentuale di posti vuoti e se i compagni di classe possano considerarsi “congiunti” quando prendono il bus. I medici di famiglia hanno fatto il gran parte più del loro dovere, ma l’organizzazione non era adeguata alla prevenzione: si è parlato più di case di riposo che di medicina territoriale.
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22/08/2020
Giantullio Gallo
Fontaniva
(Padova)
Caro Bedin, desidero continuare il dialogo sulla pandemia che altri lettori di Euganeo.it stanno tenendo in questo “Libro”, richiamando l’attenzione sulla morte; anzi sulla paura della morte. Credo che il punto di svolta nella consapevolezza collettiva sia stata la colonna di camion militari che trasportavano le bare lontano da Bergamo. A quel punto il Covid-19 ha fatto paura. Paura di morire? Sì, certo. Tuttavia, la morte per insufficienza respiratoria e malattie polmonari era diffusa anche negli anni precedenti e non generava paura collettiva. Le morti per incidenti stradali sono innumerevoli e non cambiano le abitudini collettive. La differenza della morte da virus la trasportavano quei camion: persone morte senza nessuno accanto, senza il conforto dei sacramenti per i credenti, senza il funerale; addirittura, senza il cimitero. E per i vivi quei camion si portavano via l’ultimo atto di carità verso i loro morti: carità di cui anche i vivi hanno bisogno per continuare a sperare che non tutto finisce.
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10/07/2020
Francesca Cagnoni
Isernia
Caro Bedin, la drammatica esperienza della pandemia forse ci ha allenati a leggere la realtà e le cifre che rappresentano con occhi diversi. Tra i numeri del più recente Rapporto del Censis c’è, ad esempio, il dato che riguarda la composizione dei nuclei familiari italiani: per un terzo del totale si tratta di famiglie unipersonali. In un’abitazione su tre c’è qualcuno che si ritrova da solo, ogni mattina e ogni sera. L’isolamento degli anziani ospiti delle case di riposo ha fortemente impressionato tutti nei mesi scorsi. Meno abbiamo sentito parlare di questi milioni di persone “solitarie” nella loro abitazione, nella gran parte anziani, anzi, nella gran parte vedove. Certamente parenti e comunità hanno limitato la sofferenza della solitudine, ma per loro il confinamento è stato certamente duro e probabilmente dannoso anche per la salute. Guardando oltre la pandemia, bisognerà pure che la società si riorganizzi: non solo (e non tanto) con l’assistenza, ma ripensando il tessuto abitativo di paesi e quartieri.
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10/06/2020
Eliana Mozzetti
Asolo
(Treviso)
Caro Tino, condivido pienamente sia la lettera di Rosalba Sandano da Auronzo di Cadore sia il commento che ne hai ricavato: non è assolutamente possibile “tornare alla normalità” in Veneto per quanto riguarda l’affiancamento della vecchiaia, sia per chi la vive, sia per chi se ne fa carico.
Alle osservazioni della lettera ne aggiungo una. Credo sia decine di migliaia le famiglie venete che hanno avuto bisogno di un supporto quando la fragilità dell’anziano richiede una gestione complessa e la struttura familiare non può farvi fronte. Queste migliaia di famiglie non hanno trovato e non trovano un vero supporto da parte della Regione Veneto. Il caso più “normale” è la dimissione ospedaliera senza che ci sia un adeguato supporto alla famiglia fino alla riabilitazione. Soldi e vita li mettono i cittadini. Come è ipotizzabile un percorso che va dal territorio all’ospedale e ritorno, senza prevedere che una parte dei nostri concittadini anziani possa ricorrere, ad un certo momento del proprio itinerario di salute, a luoghi dove riceve cure non fruibili a casa? Ma non sarà possibile strutturare la rete dei servizi per le persone anziane se le case di riposo, come giustamente hai scritto, non sono considerate parte integrante e centrale delle risposte al bisogno.
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02/06/2020
Vera Gerosa
Badia Polesine
(Rovigo)
Caro Senatore Bedin, mi piacerebbe che in molti dedicassimo la Festa della Repubblica di quest’anno a Tina Anselmi, una delle “madri della Repubblica”, ministro della Sanità, grazie alla cui “ferma determinazione” – come ebbe a sottolineare l’8 marzo 2018 il presidente Mattarella – il 23 dicembre 1978 nacque il Servizio sanitario nazionale. Nella pandemia tuttora in corso gli italiani hanno potuto chi sperimentarlo, chi esserne rassicurati: certo grazie alla professionalità e alla dedizione del personale, ma soprattutto per la struttura di questo servizio. E poi, tramite i suoi principi cardine (la globalità delle prestazioni, l’universalità dei destinatari e l’uguaglianza del trattamento) il sistema ne garantisca il più importante: la tutela della dignità e della libertà della persona, la legge 833/1978 dà attuazione all’articolo 32 della Costituzione: “La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La stessa Tina Anselmi ci aveva avvertiti che “le conquiste raggiunte non sono mai per sempre”. La drammatica esperienza della pandemia può aiutare gli italiani a non disperdere quella conquista.
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26/05/2020
Marta Bonora
Pedavena
(Belluno)
Caro Bedin, ho apprezzato che lei abbia aderito all’appello promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a sostegno degli anziani. Mi sono anche piaciute le citazioni con cui ha arricchito la riflessione sulla condizione dei vecchi. Lei ha citato, ad esempio, la parte iniziale del discorso tenuto da Papa Francesco il 31 gennaio scorso al Congresso internazionale di Pastorale degli anziani. Avevo letto quel discorso a suo tempo e mi pare che ben si leghi al titolo della petizione “Senza anziani non cè futuro” anche quest’altro passo che propongo ai lettori di Euganeo.it: “Quando pensiamo agli anziani e parliamo di loro, tanto più nella dimensione pastorale, dobbiamo imparare a modificare un po’ i tempi dei verbi. Non c’è solo il passato, come se, per gli anziani, esistessero solo una vita alle spalle e un archivio ammuffito. No. Il Signore può e vuole scrivere con loro anche pagine nuove, pagine di santità, di servizio, di preghiera… Oggi vorrei dirvi che anche gli anziani sono il presente e il domani della Chiesa. Sì, sono anche il futuro di una Chiesa che, insieme ai giovani, profetizza e sogna! Per questo è tanto importante che gli anziani e i giovani parlino fra loro, è tanto importante”.
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10/04/2020
Partito Democratico Veneto
Venezia
PD Veneto: La Regione tuteli personale e ospiti delle case di riposo.
La situazione nelle case di riposo della nostra regione è fuori controllo. La Regione deve garantire la salute di ospiti e personale. Questo il contenuto dell’allarme lanciato dal PD Veneto. Avevamo chiesto una fotografia il 23 marzo scorso temendo che si fosse sottovalutato la dinamica dell’epidemia nei Centri Servizi per Anziani. A ieri meno della metà degli ospiti e meno della metà degli operatori è stato sottoposto a tampone, a oltre un mese dall’inizio dell’emergenza. L’incidenza di soggetti positivi varia da Ulss a Ulss, segno che le modalità di gestione sono state diverse. Quello che stona sono i ripetuti annunci di “tamponi di massa” del presidente della Regione quando non sono stati ancora monitorati tutti gli ospiti e gli operatori dei CSA.
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01/04/2020
Patrizio Toffano
Fermo
Egregio senatore, non ha trovato molto spazio nell’informazione italiana il comportamento tenuto dalla Lega al Parlamento europeo. Era in approvazione con la procedura d’urgenza uno stanziamento iniziale di 37 miliardi di euro per affrontare il Covid-19. Nella fase finale la Lega ha presentato due emendamenti per modificare l’utilizzo del fondo straordinario. Al di là dei contenuti degli emendamenti, l’iniziativa leghista avrebbe – se approvata – non avrebbe portato allo stanziamento: sarebbe infatti venuta meno la procedura d’urgenza e sarebbe stato necessario riottenere di nuovo l’approvazione della Commissione europea e del Consiglio europeo, per tornare solo dopo in Parlamento. I casi sono due: o la Lega non voleva gli emendamenti e voleva solo bandierine da sventolare agli elettori; oppure mirava alla sostanza, cioè a non far passare neppure questo primo ridotto intervento finanziario. In ogni caso non mi pare che il dramma del coronavirus consenta questi giochetti politici.
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29/03/2020
Uneba
Verona
Un minuto di sosta per gridare: “Veneto, non lasciar morire i tuoi anziani”! E’ l’iniziativa lanciata da Uneba Verona e fatta propria da Uneba in tutto il Veneto. Uneba è organizzazione di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, con circa 85 enti associati in Veneto, quasi tutti non profit di radici cristiane.
“Proponiamo – spiegano Uneba Verona ed Uneba Veneto- a tutti gli enti che gestiscono strutture residenziali per anziani in Veneto di fermarsi per “Un minuto per la vita” ogni giorno alle 10 a partire da lunedì 30 marzo alle 10. Un modo per lanciare un grido, simbolico ma reale: la vita va difesa fino alla fine. Tutelare la salute dei più fragili, come gli anziani non autosufficienti accolti nelle strutture, è un dovere di tutti. Ma non tutti ancora fanno la propria parte. .
Le strutture per anziani sono di tutti i veneti, e oggi sono come polveriere in tempo di guerra. “Per “Un minuto per la vita” ci fermiamo tutti: gli anziani e i lavoratori. Con noi si fermino anche i famigliari e i volontari, seppur dalle loro case visto che l’epidemia ha costretto le strutture a chiudersi al proprio interno, mettendo sulle spalle degli anziani anche il peso della distanza dai propri cari. Ci fermiamo per un minuto, ad ascoltare l’inno di Mameli, simbolo della nostra unità come comunità. Della determinazione nostra a difendere i nonni di tutti, i medici di tutti, gli infermieri di tutti, gli operatori sociosanitari di tutti, i lavoratori di tutti: i veri eroi di questa triste emergenza”. .
“Un minuto per la vita” verrà riproposto ogni giorno fino al termine dell’emergenza. “Ci sembra talvolta che le strutture siano rimaste da sole a difendere gli anziani: a difenderli dalla malattia, a difenderli dalla paura, a difenderli da disposizioni talvolta contradditorie, a difenderli da chi sminuisce il nostro lavoro, a difenderli da chi sminuisce la loro dignità di persone”.
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24/03/2020
Paolo Bolognesi
Associazione 2 agosto 1980
Bologna
Con grande tristezza comunico che oggi, 24 marzo, è mancata Lidia Piccolini Secci, una dei fondatori dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, strage in cui perse il figlio Sergio Secci. Suo marito Torquato Secci fu il primo presidente dell’Associazione. In tutti questi anni ha dato il suo prezioso contributo partecipando assiduamente ai lavori del consiglio direttivo dell’Associazione. Con lei viene a mancare uno dei simboli di ciò che ha significato la ricerca della verità sulla strage di Bologna e su tutte le stragi che hanno insanguinato il nostro Paese. Cercheremo di portare avanti con costanza quel lavoro iniziato da ormai 40 anni.
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20/03/2020
Thea Paganin
Fondazione Zancan
Padova
Carissimi, domani 21 marzo è l’anniversario del ritorno alla Casa del Padre di don Giovanni Nervo (21.3.2013) e di don Giuseppe Benvegnù-Pasini (21.3.2015). Prima dell’epidemia del coronavirus avevamo pensato di invitarvi per un ricordo nella preghiera e la presentazione del Rapporto 2020 sulla lotta contro la povertà, che abbiamo intitolato “La lotta alla povertà è innovazione sociale”. Li ricorderemo tutti insieme nelle nostre case. Molti di voi già sapranno, ma ci permettiamo di ricordare che tutti i giorni sul canale 28 TV2000 alle 7 del mattino è possibile seguire la S. Messa celebrata da Papa Francesco nella Cappella di Casa Santa Marta. A livello della diocesi di Padova Don Marco Cagol vicario vescovile e don Luca Facco della Caritas diocesana ricorderanno don Giovanni e don Giuseppe nella Messa di domani.
Uscirà tra qualche giorno il n. 5/2020 della rivista STUDI ZANCAN, che, come ormai da qualche anno, può essere scaricata a titolo gratuito dal sito www.fondazionezancan.it; su facebook è già disponibile l’editoriale di Tiziano Vecchiato, che parla proprio della situazione attuale.
Un caro saluto a tutti da tutti noi.
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13/03/2020
Vittorio Ivis
Partito Democratico
Padova
Tutto il Partito Democratico in queste settimane è impegnato ad ogni livello per affrontare l’emergenza Coronavirus.
Il Governo ha stanziato 25 miliardi di euro per rafforzare la risposta del sistema sanitario nazionale in tutto il paese e per misure economiche che consentano di stare al fianco dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese.
Proprio in questo momento, inoltre, è fondamentale garantire le prescrizioni di sicurezza sanitaria per la tutela di tutti i lavoratori. Dove possibile si adotteranno le modalità di lavoro da casa. Nelle fabbriche, negli ospedali, nei trasporti, nella produzione di beni di necessità, nel terziario che non si è fermato è indispensabile tutelare la sicurezza delle persone che continuano a lavorare. Vogliamo farlo, d’intesa con le parti sociali, perché nessuno deve essere lasciato solo. Ciascuno di noi può fare la sua parte e oggi è arrivato il momento di fare la nostra. Chi è già donatore di sangue può farlo ed è utile che tutti ci sentiamo impegnati in prima persona per promuovere questo gesto importante che salva vite umane e per diffondere questo appello alla mobilitazione. Chi non è ancora donatore può prenotare gli accertamenti necessari per diventare donatore, ma, nel frattempo, può condividere l’appello a donare! Attenzione: naturalmente in questo momento è necessario osservare alcune semplici regole per donare il sangue. E’ necessario prenotare la donazione telefonando ai numeri indicati di seguito: PADOVA 0497800858 – 0498216051 – 0498760266; Alta Padovana 3351594268 – 3464122500; Bassa Padovana (SCHIAVONIA) 0429715333; Piove di Sacco 0497800858. Invitiamo tutti a partecipare alla mobilitazione. Andiamo a donare il sangue!
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11/03/2020
Cinzia Canali
Fondazione Zancan
Padova
Vi segnalo che è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (BURT) la Legge regionale n.17 del 3 marzo 2020 “Disposizioni per favorire la coesione e la solidarietà sociale mediante azioni a corrispettivo sociale”. Alla redazione del testo hanno contribuito ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna e delle Fondazione Zancan, con la supervisione del prof. Emanuele Rossi. È un risultato importante che arriva dopo molto lavoro di approfondimento e sperimentazione sul welfare generativo. Lo cogliamo come un segnale positivo in questo periodo di difficoltà.
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11/03/2020
Maria Cavalletto
Padova
L’epidemia di coronavirus sta generando non solo paure, ma anche domande a volte angosciose. Ho letto che la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva ha ipotizzato una guida etica per i medici, secondo la quale in un contesto di carenza di risorse sanitarie bisognerebbe garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico. Chi salvare? È una domanda angosciosa per un medico che ha promesso di “curare ogni pazienze con uguale scrupolo e impegno, di eliminare ogni forma di discriminazione in campo sanitario, di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte”. Ma è una domanda angosciosa per tutta la comunità, che non se l’era mai posta finora nella presunzione che i diritti individuali potessero sempre essere esigiti. Eppure ogni giorno vedevamo anche prima del coronavirus che tante persone non avevano e non hanno il diritto di vivere e che milioni di persone per affermare questo diritto morivano a muoiono.
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27/02/2020
Ordine dei Giornalisti Veneto
Venezia
L’informazione al tempo del contagio: meno spettacolo, più rigore e correttezza
L’informazione al tempo del contagio: il rischio in agguato del sensazionalismo, la fretta che favorisce superficialità, il dilagare della cosiddetta infodemia, il pericolo del pregiudizio connesso alla discriminazione, l’assenza di accuratezza nel raccogliere e trasmettere i fatti e quindi le notizie, l’incoerenza nel tradurre problemi complessi con frasi fatte e magari a effetto, la mancanza di assunzione di responsabilità che mina alla base la fiducia nella mediazione professionale della realtà. E’ di tutto questo, ben prima che anche l’Italia venisse travolta e stravolta dall’emergenza corona virus, che parla La passione per la verità, Franco Angeli Editore, in libreria da poche settimane. Un’opera a più voci frutto dell’alleanza fra mondo dell’università, quella di Padova, e mondo del giornalismo, attraverso la Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato giornalisti Veneto, curato dalla docente Laura Nota, delegata del Rettore per l’inclusione e la disabilità e con la prefazione dello stesso rettore Rosario Rizzuto e del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, i quali hanno siglato anche un protocollo specifico per organizzare iniziative formative.
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16/01/2020
Enrico Orecchia
Caserta
Questo sarà il mese della Brexit. Mi pare che sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non ci sia né un sufficiente dibattito politico né un’attenzione particolare dell’opinione pubblica. Certamente il complicato percorso seguito dagli inglesi ha stancato un po’ tutti e forse molti ormai dicono: via il dente, via il dolore. Io non la penso così. Per me è una data da ricordare e forse anche da temere. Per la prima volta nella sua non lunga storia l’Unione Europea rimpicciolisce invece di allargarsi. Il futuro non è più l’unità di un continente, ma torna indistinto ed incerto. La Brexit si inserisce in una erosione complessiva e progressiva di un assetto internazionale, che fino all’inizio di questo millennio sembrava acquisito per sempre e capace di produrre risultati sempre più positivi. Se l’Unione Europea non se la passa bene, neppure l’Alleanza Atlantica gode di buona salute con i propri membri che non trovano una linea comune sulla Libia anzi di contrastano fra loro come sta facendo la Turchia con la Francia e la Germania.


