Alzare la voce per la pace (pregando e digiunando)

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Venerdì 13 marzo una giornata di preghiera e digiuno proposta dalla Conferenza episcopale italiana

Milioni di persone sono zittite dalle bombe, dai loro regimi, dal sistema mediale internazionale e locale

Venerdì 13 marzo i cattolici italiani e le loro comunità ecclesiali vivono una giornata di preghiera e digiuno. L’invito è stato loro rivolto dalla Conferenza episcopale “affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso”.

La sollecitazione di Papa Leone

Persone e comunità si fanno Chiesa accogliendo la sollecitazione di Papa Leone, che ha chiesto di “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”.

Mentre “l’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, intendiamo ribadire, ancora una volta, che la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può sostituirsi alla paziente arte della diplomazia; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune”, ha spiegato il cardinale Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani.

Insistere è partecipare alla speranza dell’umanità

Preghiera e digiuno fermeranno le guerre? Nei tempi recenti non sono sembrate efficaci.

Insistere da parte dei cristiani è tuttavia necessario, secondo la precisa indicazione del Maestro a proposito della preghiera.

Insistere è partecipare alla speranza di una larga parte dell’umanità, darle forza, in modo che diventi esigente nei confronti del potere fino ad avere la pace.

Lo ha sintetizzato nei giorni scorsi il cardinale segretato di Stato mons. Pietro Parolin. A conclusione di una preoccupata intervista ai media vaticani sulla guerra in corso in Medio Oriente, in cui ha osservato “si va pericolosamente affermando un multipolarismo caratterizzato dal primato della potenza e dall’autoreferenzialità”, al segretario di Stato vaticano è stato chiesto da Andrea Tornielli: “Quale speranza di fronte a tutto questo?”,

“I cristiani sperano perché confidano nel Dio fatto Uomo, che nel Getsemani intimò a Pietro di rimettere la spada nel fodero e che sulla Croce ha vissuto in prima persona l’orrore della violenza cieca e insensata.

“Sperano anche perché, nonostante le guerre, le distruzioni e le incertezze e un diffuso senso di smarrimento, da tante parti del mondo continuano a levarsi voci che reclamano pace e giustizia. I nostri popoli chiedono pace! Questo appello dovrebbe scuotere i governanti e quanti operano nel contesto delle relazioni internazionali, spingendoli a moltiplicare gli sforzi per la pace”.

In questa risposta del cardinale Pietro Parolin è spiegata l’efficacia della giornata di preghiera e digiuno.

Insistere nella preghiera è nel digiuno è alzare la voce. È dare forza all’umanità che reclama pacificazione e pace.

Il grido delle vittime ci interpella direttamente

Insistere nella preghiera è nel digiuno per contrastare la guerra è dare voce.

Milioni di persone in questo tempo sono zittite dalle bombe, dai loro regimi, dal sistema mediale internazionale e locale.

Le ricorda il cardinale Matteo Zuppi nel suo invito a vivere la giornata di venerdì 13 marzo.

“Come affermato nella Nota Educare a una pace disarmata e disarmante, «il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente; le immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato».

“Pregheremo perché «si apra presto un cammino di pace stabile e duratura» e perché «quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio».

E noi, Chiesa del Vangelo, non taceremo

Insistere nella preghiera e nel digiuno per contrastare la guerra è essere fedeli: alle vittime e al Maestro. Essere fedeli, ostinatamente fedeli.

Ci sono notti, in questo tempo, in cui l’umanità sembra smarrirsi.

Notti lunghe, dove il cielo non consola e la terra restituisce soltanto macerie.

Eppure proprio lì, nel cuore della notte, il Vangelo continua a ostinarsi.

Continua a dire che nessun uomo è nato per essere bersaglio.

Che nessun bambino ha il destino della polvere.

Che nessuna madre deve imparare a riconoscere il figlio da un brandello di stoffa.

Che la pace non è una debolezza da deridere, ma la forma più alta della forza.

Perché il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepolti sotto le bombe.

Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore.

Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli.

Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore.

E noi, Chiesa del Vangelo, non taceremo.

Non per ideologia, ma per fedeltà.

Non per ingenuità, ma per obbedienza a Cristo.

Non perché ignoriamo la complessità della storia, ma perché conosciamo il valore infinito di ogni vita.

Quel linguaggio antico e terribile

Sono alcuni passi di una lunga “Lettera ai mercanti della morte” scritta dal cardinale don Mimmo Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli. Lo stile è quello di un poeta sociale. I contenuti sono dei profeti biblici.

Ai mercanti della morte,

a voi che fate affari con il sangue degli uomini,

a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli,

a voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo chiama scandalo,

rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita.

Vi scrivo da questa terra che trema.

Trema sotto i passi dei poveri,

sotto il pianto dei bambini,

sotto il silenzio degli innocenti,

sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo.

Vi scrivo mentre il mondo sembra aver imparato di nuovo il linguaggio di Caino.

Quel linguaggio antico e terribile che domanda:

“Sono forse io il custode di mio fratello?” 

Domenica, 8 marzo 2026

In copertina

L’immagine con cui la Chiesa di Trento propone la Giornata di preghiera e digiuno di venerdì 13 marzo.


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In time of ancient gods, warlords and kings, a land in turmoil cried out for a hero. She was Xena, a mighty princess forged in the heat of battle. The power. The passion.