Una democrazia da guardare da fuori

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Meno della metà degli aventi diritto è andata a votare.

Il discredito permanente nei confronti della politica.

“Ma questa è democrazia?”, si chiede il Comitato delle Settimane sociali dei cattolici in Italia dopo aver sintetizzato la partecipazione al voto europeo di sabato e domenica in Italia.

Dato storico ma infelice quello delle Europee 2024: solo il 49,6% circa degli aventi diritto, meno della metà degli elettori si sono recati alle urne, il 5% in meno rispetto alle votazioni di cinque anni fa.

Un dato – quello dell’astensionismo – che aumenta mano a mano che si scende verso il Meridione: se nelle circoscrizioni Italia Nord-Occidentale e Italia Nord-Orientale l’affluenza è stata abbondantemente sopra il 50% – Emilia-Romagna, Toscana e Umbria le regioni con la più alta partecipazione – nell’Italia Meridionale e Italia Insulare il dato scende sotto al 45% – Sud e isole fanalino di coda.

La ormai prossima Settimana sociale a Trieste è dedicata proprio alla partecipazione e alla democrazia: naturale quindi che la scelta degli italiani alimenti gli interrogativi.

Nella “democrazia del pubblico”

Utile qualche spunto, restando in campo cattolico, offerto dal quotidiano Avvenire di martedì 11 giugno.

Benvenuti nella “democrazia del pubblico”. Con più di un elettore su due che non è andato a votare, l’Italia è la rappresentazione plastica della definizione coniata dal politologo francese Bernard Manin. Con l’elettore che da protagonista diventa semplice spettatore e non sente la responsabilità della decisione. «Semplicemente, non si sente parte in causa», sintetizza il sondaggista Nando Pagnoncelli, amministratore delegato di Ipsos Italia.

Il giornalista Paolo Ferrario introduce così l’intervista a Pagnoncelli. Ed ecco la prima domanda e risposta.

Professore, come è potuto accadere che l’astensionismo diventasse il primo partito italiano?

Veniamo da decenni di discredito della politica e come si poteva pensare che, improvvisamente, gli elettori le riassegnassero valore? Questo processo di accusa permanente nei confronti della politica, di accusa generalizzata, deve fare i conti con il fatto che il cittadino non si sente responsabilizzato e non è consapevole del fatto che lui stesso è responsabile dell’esito del voto. E non è responsabile soltanto nel momento in cui vota, ma nel partecipare attivamente alle vicende politiche e sociali del proprio Paese.

L’astensionismo involontario

Il sondaggista Nando Pagnoncelli non si limita solo a rispondere. Introduce anche elementi che raramente entrano nelle analisi. Eccoli nelle sue parole.

E poi c’è l’astensionismo involontario.

In Italia ci sono 2,8 milioni di over 65 che hanno problemi di mobilità e dovrebbero essere accompagnati al seggio. Altri 4,9 milioni di persone nel giorno delle elezioni sono a più di 240 chilometri di distanza dal proprio comune di residenza. Sommando questi due valori si arriva a 7,7 milioni di persone. Che non è detto che sarebbero andati tutti a votare, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare.

A leggere Pagnoncelli mi è tornata in mente la sezione della Democrazia Cristiana di Cadoneghe che nei giorni delle elezioni era aperta negli stessi orari dei seggi e vi si organizzava un vero e proprio “servizio di taxi elettorale” proprio per le persone che non potevano raggiungere il seggio con le proprie gambe. Chi aveva l’auto si metteva a disposizione, gratuitamente. Era la democrazia.

11 giugno 2024

In copertina

Infografica dalla pagina delle Settimane sociali dei Cattolici in Italia.