• Il Premio europeo della Fondazione di Aquisgrana: riconoscimento, ma anche invocazione

• “L’Europa rischia di diventare
un giocattolo nelle mani di altre potenze” •
Mario Draghi è il “Carlo Magno” 2026. È il prestigioso riconoscimento al nostro ex Presidente del Consiglio da parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Internazionale Premio Carlo Magno (Internationale Karlspreis-Gesellschaft), l’organo che decide ogni anno il vincitore tra le persone che hanno meriti speciali nell’aver promosso l’unità europea.
Il conferimento a Mario Draghi, in questo 2026, non è solo riconoscenza per quanto ha fatto fino ad oggi per la coesione del nostro continente. È anche invocazione.
La situazione è drammatica: l’Europa rischia di diventare un giocattolo nelle mani di altre potenze. Per questo motivo, in questa fase decisiva, è fondamentale garantire la capacità di azione e la sovranità dell’Europa. Sono stati compiuti passi importanti nel campo della difesa, ma la sicurezza e l’indipendenza strategica richiedono fondamentalmente un’Europa economicamente forte. La competitività e la forza economica sono quindi la base indispensabile per un’Europa sovrana, forte e autonoma.
È il primo capoverso della motivazione ufficiale del Premio. Partendo da questa constatazione i 17 membri della commissione sono dunque andati alla ricerca di una figura istituzionale e professionale che la rappresentasse e ne indicasse l’evoluzione: Mario Dragni, appunto.
Un segnale dell’urgente necessità di stabilire delle priorità
La “sostanza” del Premio Carlo Magno di quest’anno è proprio l’individuazione del futuro immediato e necessario per l’Unione Europea. La conferma si può leggere nelle righe conclusive della motivazione.
Mario Draghi ricorda infatti all’Europa le sue origini: la forza economica non è fine a se stessa, ma è il presupposto per la pace, la stabilità e la capacità di garantire la propria difesa.
L’assegnazione del Premio Carlo Magno 2026 a Mario Draghi è quindi un segnale deliberato dell’urgente necessità di stabilire delle priorità: l’Europa deve rinnovare la sua forza economica per poter plasmare il proprio futuro in modo autonomo. Chiediamo alla Commissione europea e ai capi di Stato e di governo europei di attuare ora il “Rapporto Draghi”.
Nel suo videomessaggio con cui esprime “profonda gratitudine al Comitato del Premio Carlo Magno per questo riconoscimento”, Mario ne coglie integralmente questa sostanza.
È un onore che arriva in un momento particolarmente delicato per l’Europa, un momento in cui – come sappiamo – il nostro continente ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni.
Per questo considero questo premio non solo un riconoscimento personale, ma soprattutto un incoraggiamento a proseguire il lavoro per un’Europa più forte, più unita e più capace di affrontare il mondo che cambia.
Carlo Magno: un simbolo (anche se non un modello)
A Mario Draghi il Premio sarà consegnato il prossimo 14 maggio nella Sala dell’Incoronazione del Municipio di Aquisgrana, uno dei luoghi simbolo della storia europea. Ad Aquisgrana, storica capitale dell’Europa carolingia nella parte occidentale della Germania al confine con Belgio e Paesi Bassi, il 28 gennaio 814 morì Carlo Magno: re dei Franchi, re dei Longobardi e dal Natale dell’800 imperatore del Sacro Romano Impero. Per la sua capacità di unire popoli diversi sotto un’unica autorità e per modelli istituzionali che hanno influenzato a lungo l’organizzazione politica e culturale europea, Carlo Magno rappresenta ancor oggi un simbolo (anche se non un modello) dell’integrazione continentale.
Non un modello, perché quell’integrazione era il risultato di guerre di conquista, mentre l’integrazione in corso nell’Unione Europea ha il suo fondamento sulla pace.
Mentre “la guerra è tornata di moda”
In questo primo quarto di secolo la pace sta però progressivamente perdendo la sua forza generatrice.
La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé.
Così Papa Leone ha sintetizzato la situazione nel suo incontro di venerdì 9 gennaio con gli ambasciatori presso la Santa Sede.
Debole la pace, fragile l’Europa.
Negli ultimi anni abbiamo visto quanto la nostra Unione sia forte quando agisce insieme, ma abbiamo visto anche le debolezze che ci siamo autoinflitti: lentezze decisionali, divisioni politiche, resistenze nazionali che impediscono di affrontare con decisione i problemi comuni. Dobbiamo superare queste debolezze.
Il futuro dell’Europa dipenderà dalla nostra capacità di scegliere la cooperazione invece della frammentazione, la responsabilità invece dell’inerzia, la visione invece della paura. Le sfide che abbiamo davanti non possono essere affrontate da nessun Paese da solo.
“Le debolezze che ci siamo autoinflitti”, di cui parla Mario Draghi nel videomessaggio per il Premio Carlo Magno, derivano prevalentemente dalle scelte politiche fatte in questo quarto di secolo da molti governi dei Paesi europei (Italia spesso compresa) che hanno trasformato l’Unione Europea da progetto a scaricabarile, frammentandone le politiche e – conseguenza assai più grave – frantumando le opinioni pubbliche e quindi gli elettori.
L’allontanamento delle opinioni pubbliche
In questa fase storica sono oggi proprio le opinioni pubbliche e le loro scelte elettorali il maggiore ostacolo al rafforzamento del progetto europeo, anche con un ruolo esemplare per la comunità internazionale.
Di questa difficoltà si fa portavoce anche il Comitato del Premio Carlo Magno in un passaggio della motivazione riferito a Mario Draghi.
In tempi di grande incertezza e sfide, occorrono mediatori, visionari e pensatori strategici che abbiano la capacità di indicare con chiarezza strade concrete da seguire, nonché decisori e realizzatori coraggiosi! Personalità di spicco che, nei momenti storici cruciali in cui un progetto secolare rischia di fallire, si assumono la responsabilità, anche se il consenso dell’opinione pubblica e di gran parte della classe politica è tutt’altro che certo.
Esemplare è – al riguardo – quanto si registra nel Regno Unito.
Questi sono i mesi che precedono il decennale del referendum sulla Brexit del giugno 2016; mesi di bilanci, quindi. Ne citiamo uno per tutti: il Pil britannico risulta inferiore dal 6 all’8 per cento, nel periodo successivo al 2016, rispetto a quello di paesi europei con caratteristiche simili. È la conclusione cui sono arrivati cinque economisti che hanno valutato gli effetti dell’abbandono dell’Unione Europea per conto del National Bureau of Economic Research (Nber), un centro studi indipendente americano.
Il risultato conferma i timori di chi prevedeva il peggio. Eppure, dieci anni dopo, Nigel Farage, protagonista e vincitore allora del referendum sulla Brexit, oggi guida una forza politica che risulta in testa in diversi sondaggi e potrebbe diventare Primo ministro del Regno Unito.
Domenica, 18 gennaio 2026
In copertina
Infografica della Delegazione del PD al Parlamento Europeo.