• L’Ordine dei Giornalisti: rispettare il dettato
del Regolamento europeo
su trasparenza delle fonti e diritto d’autore

• Il nuovo Codice deontologico esclude che l’intelligenza artificiale possa essere attività giornalistica •
Giornalisti e intelligenza artificiale: un rapporto dagli sviluppi potenzialmente devastanti, dato che la seconda può (se le è ordinato di farlo) sostituire in tutto e per tutto, i primi. L’hanno intuito i giornalisti stessi, per i quali il loro Ordine nazionale, dal primo giugno prossimo, ha approvato il nuovo codice deontologico che, all’articolo 19, Intelligenza artificiale, così recita: “Fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica”.
Dopo questa esclusione categorica, si precisa che un giornalista che usa l’intelligenza artificiale (ad esempio per la ricerca del materiale) deve renderlo noto, e deve comunque verificare di persona la veridicità delle fonti e dei dati utilizzati, e inoltre rimane responsabile di tutto quello che scrive. Non può cioè dare la colpa all’intelligenza artificiale di eventuali errori.
Da chi ha imparato l’intelligenza artificiale?
È evidente che per rispettare queste regole (la cui violazione comporta un procedimento disciplinare con sanzioni di vario grado fino alla radiazione dall’Ordine), i giornalisti devono poter accedere alle fonti alle quali l’intelligenza artificiale ha attinto.
L’aveva ribadito Angelo Baiguini, vice presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, il 24 luglio 2024, nell’audizione resa in Senato durante la discussione sul disegno di legge sull’intelligenza artificiale.
“Riteniamo fondamentale che i sistemi di intelligenza artificiale, nel rispondere alle interrogazioni degli utenti, indichino le fonti da cui attingono le informazioni. La trasparenza, la correttezza e l’esplicabilità delle informazioni sono garantite dalla conoscenza dell’origine delle stesse, permettendo così la possibilità di verifica.
“Questi sistemi presentano ancora imprecisioni e possono essere affetti da fenomeni di disinformazione, comunemente noti come “allucinazioni”. Pertanto, l’indicazione esplicita della provenienza delle informazioni è uno strumento essenziale, soprattutto per la professione giornalistica, in quanto risponde pienamente ai doveri deontologici ed etici dei giornalisti”.
Il diritto d’autore è garanzia di sopravvivenza per una professione in difficoltà
Questo punto dell’accessibilità e trasparenza delle fonti è contenuto nella legge europea da cui discende il disegno di legge in discussione, cioè il Regolamento Ue 1689/2024 (“AI Act”), all’articolo 53, che contiene anche l’obbligo di rispettare il diritto d’autore. Entrambi gli obblighi devono essere mantenuti nel Codice di buone pratiche, che la Commissione europea deve emettere per facilitarne l’applicazione, e per il quale ha reso nota la terza bozza (vedi Intelligenza artificiale. Benifei: sbilanciamento a favore di Big Tech americane). Ed è proprio sulla riduzione, se non l’aggiramento, di questi obblighi che si sono appuntate le vibrate critiche di 38 associazioni europee.
Quanto al diritto d’autore, protetto da una specifica legislazione europea e italiana, il punto non è solo il riconoscimento di una retribuzione per ogni articolo che l’intelligenza artificiale usa per il suo addestramento, ma anche una pratica sottesa, la cosiddetta “disintermediazione”, cioè la lettura di informazioni su siti diversi da quello di origine. In tal modo chi ha prodotto l’informazione ha solo le spese e non i guadagni, compresa la pubblicità.
“Tali considerazioni – è il parere dell’Ordine dei giornalisti – evidenziano la necessità, anche dal punto di vista economico, di garantire l’indicazione della fonte delle notizie”.
Nelle conclusioni Angelo Baiguini fa capire che la necessità è addirittura esistenziale per la piccola editoria.
“Mi preme sottolineare l’importanza di offrire un sostegno concreto ed efficace alla rete della piccola e media editoria locale che costituisce una infrastruttura di informazione legata al territorio. Questa rete, spesso composta anche da microimprese o singoli giornalisti, è una fonte di notizie di primaria importanza, abbondantemente attinta sia dalle grandi testate che dalle piattaforme, ma che rischia di scomparire a causa del drenaggio di risorse sia da parte dei grandi gruppi editoriali che dagli OTT”.
Sul sito dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) gli OTT sono così definiti: Operatori «Over The Top» (O.T.T.): forniscono servizi o contenuti o applicazioni, agli utenti, attraverso Internet. E la stessa Agcom dà alcuni esempi: Dazn, Netflix, Amazon, Google, Facebook.
13 aprile 2025
In copertina
Un’immagine simbolica dell’intelligenza artificiale nel mondo dell’informazione proposta dall’Ordine dei Giornalisti della Sicilia.