• Dichiarazione istituzionale del Presidente del Governo spagnolo sugli ultimi avvenimenti internazionali •

• Pedro Sánchez: “La posizione del Governo di Spagna
si riassume in tre parole: No alla guerra” •
Buongiorno, care e cari compatrioti.
Mi rivolgo a voi per informarvi della crisi scoppiata in Medio Oriente, della posizione del Governo di Spagna e delle azioni che stiamo portando avanti.
Come sapete, sabato scorso gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando indiscriminatamente nove Paesi della regione e una base britannica situata in uno Stato europeo, a Cipro.
Voglio innanzitutto esprimere la solidarietà del popolo spagnolo con i Paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano.
Da allora le ostilità sono proseguite, se non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Anche il crollo delle borse internazionali e la disgregazione del traffico aereo e dello stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava fino a pochissimo tempo fa il 20% del gas e del petrolio mondiali.
Le bombe non sono la soluzione
Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora. Non sono chiari nemmeno gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco.
Ma dobbiamo essere preparati, come dicono i promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e, quindi, con gravi conseguenze anche su scala globale dal punto di vista economico.
La posizione del Governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione di un diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi, la popolazione civile. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i suoi problemi solo attraverso conflitti, bombe. E infine, no a ripetere gli errori del passato.
In definitiva, la posizione del Governo di Spagna si riassume in tre parole: no alla guerra.
In uno scenario già patito
Il mondo, l’Europa e la Spagna sono già stati qui. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che, in teoria, si disse allora servisse a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che in realtà, col senno di poi, produsse l’effetto contrario. Scatenò la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del Muro di Berlino.
La guerra in Iraq generò un aumento drastico del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un incremento generalizzato dei prezzi dell’energia e, quindi, anche del carrello della spesa, del costo della vita. Questo fu il regalo del trio delle Azzorre agli europei di allora: un mondo più insicuro e una vita peggiore.
Usano il fumo della guerra per nascondere il loro fallimento
È vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà conseguenze simili a quella in Iraq. Se servirà a provocare la caduta del terribile regime degli ayatollah in Iran o a stabilizzare la regione.
Ciò che sappiamo è che da questa guerra non uscirà un ordine internazionale più giusto, né stipendi più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Anzi, ciò che per ora possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas.
Per questo dalla Spagna siamo contrari a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorarla.
Ed è assolutamente inaccettabile che quei dirigenti incapaci di assolvere a questo compito usino il fumo della guerra per nascondere il loro fallimento e, nel frattempo, riempire le tasche di pochi, sempre gli stessi. Gli unici che guadagnano quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.
Esigere un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica
Di fronte a questa situazione, il Governo di coalizione progressista farà ciò che ha fatto in altri conflitti e crisi internazionali.
In primo luogo, stiamo assistendo gli spagnoli e le spagnole che si trovano in Medio Oriente e li aiuteremo a rientrare nel nostro Paese, se questo è naturalmente il loro desiderio. Il servizio estero e l’esercito stanno lavorando giorno e notte per organizzare dispositivi di evacuazione.
È evidente che le operazioni sono molto delicate perché lo spazio aereo della regione non è sicuro e perché la rete aeroportuale è gravemente compromessa dagli attacchi. Ma i nostri compatrioti possono essere certi che li proteggeremo e che li riporteremo a casa.
In secondo luogo, il Governo di Spagna sta studiando scenari e possibili misure per aiutare le famiglie, i lavoratori, le imprese, gli autonomi, affinché possano mitigare gli impatti economici di questo conflitto, qualora fosse necessario.
Grazie al dinamismo della nostra economia e anche alla responsabilità della politica fiscale del Governo, la Spagna dispone in questo momento delle risorse necessarie per affrontare nuovamente questa crisi.
Abbiamo la capacità, e anche la volontà politica, e lo faremo insieme agli agenti sociali, come abbiamo fatto durante la pandemia, la crisi energetica o, più recentemente, la crisi dei dazi.
In terzo luogo, collaboreremo, come abbiamo sempre fatto, con tutti i Paesi della regione che difendono la pace e il rispetto della legalità internazionale, che sono due facce della stessa medaglia, sostenendoli con le risorse diplomatiche e materiali necessarie.
Lavoreremo con i nostri alleati europei per una risposta coordinata e realmente efficace. E continueremo a lavorare per ottenere una pace giusta e duratura in Ucraina e in Palestina, due luoghi che meritano di non essere dimenticati.
Infine, il Governo continuerà a esigere un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica a questa guerra. E voglio esplicitarlo, perché sì, la parola giusta è esigere. Perché la Spagna è un membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della NATO e della comunità internazionale. E perché questa crisi riguarda anche noi, gli europei e, di conseguenza, gli spagnoli.
Per questo dobbiamo esigere con determinazione che Stati Uniti, Iran e Israele si fermino prima che sia troppo tardi.
Giocano alla roulette russa con il destino di milioni di persone
L’ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un’illegalità con un’altra, perché così iniziano i grandi disastri dell’umanità.
Ricordiamo come, prima dell’inizio della Prima Guerra Mondiale nel XX secolo, nell’agosto del 1914, qualcuno chiese all’allora cancelliere tedesco come fosse iniziata la guerra. E lui rispose, stringendosi nelle spalle e dicendo testualmente: “Magari lo sapessi”. Magari lo sapessi.
Molto spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti.
Dobbiamo dunque imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.
Le potenze coinvolte in questo conflitto devono cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e sulla diplomazia.
E gli altri dobbiamo agire con coerenza, difendendo ora gli stessi valori che difendiamo quando parliamo di Ucraina, di Gaza, del Venezuela o della Groenlandia.
Dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace
Perché la domanda non è se siamo o no a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Di certo non lo è il popolo spagnolo e, ovviamente, nemmeno il Governo di Spagna.
La domanda, invece, è se siamo o no dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace.
La cittadinanza spagnola ha sempre ripudiato la dittatura di Saddam Hussein in Iraq, ma non per questo ha sostenuto la guerra in Iraq, perché era illegale, ingiusta e non ha risolto quasi nessuno dei problemi che pretendeva di affrontare.
Allo stesso modo, noi ripudiamo il regime iraniano che reprime e uccide vilmente i suoi cittadini, in particolare le donne.
Ma allo stesso tempo rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica.
Ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza
Alcuni ci accuseranno di essere ingenui per questo, ma ciò che è ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. È ingenuo credere che la democrazia o il rispetto tra le nazioni nascano dalle rovine. O pensare che un servile e cieco allineamento sia una forma di leadership.
Al contrario, credo che questa posizione non sia affatto ingenua: è coerente e, quindi, non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e interessi, solo per paura delle ritorsioni di qualcuno.
Perché abbiamo piena fiducia nella forza economica, istituzionale e anche morale del nostro Paese. E perché in momenti come questo ci sentiamo più orgogliosi che mai di essere spagnoli.
Siamo consapevoli delle difficoltà, ma sappiamo anche che il futuro non è scritto, che la spirale di violenza che molti danno per scontata è assolutamente evitabile e che l’umanità può ancora lasciarsi alle spalle l’integralismo degli ayatollah e anche la miseria della guerra.
La guerra giova a pochi, la pace giova a tutti
Alcuni diranno che siamo soli in questa speranza, ma non è vero. Il Governo di Spagna è con chi deve essere. È con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno fissato nella nostra Costituzione. La Spagna è con i principi fondativi dell’Unione Europea. È con la Carta delle Nazioni Unite. È con il diritto internazionale e, quindi, è con la pace e la convivenza pacifica tra Paesi.
Siamo inoltre con molti altri governi che la pensano come noi e con milioni di cittadini e cittadine che in tutta Europa, in Nord America e in Medio Oriente chiedono al domani non più guerra o più incertezza, ma più pace e più prosperità.
Perché la prima cosa giova solo a pochi.
E la seconda giova a tutti noi.
Grazie mille.
Palacio de La Moncloa, mercoledì, 4 marzo 2026
Il testo
Con il titolo Pedro Sánchez: “La posición del Gobierno de España se resume en cuatro palabras: ‘No a la guerra'” la dichiarazione istituzionale del Presidente del Governo spagnolo è disponibile sul sito istituzione La Moncloa.
La traduzione dal castellano in italiano e tutta la titolazione sono della redazione di Euganeo.it
In copertina
Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez in una foto istituzione: Pool Moncloa/Borja Puig de la Bellacasa.