Intelligenza artificiale. Benifei: sbilanciamento a favore di Big Tech americane

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Con la terza bozza aumentano le critiche
sull’attuazione del Regolamento europeo

Il dissenso riguarda tutti gli aspetti che la legge intende tutelare: verifica dei rischi, trasparenza delle fonti, rispetto del diritto d’autore

Nel momento in cui l’attenzione dell’opinione pubblica è puntata su come risponderà l’Europa ai dazi americani, viene contemporaneamente distolta da un cedimento che la stessa Europa sembra assecondare verso gli Stati Uniti. Si tratta del Codice di buone pratiche, previsto dall’articolo 56 del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (Ai Act), che dovrebbe essere applicato in particolare dai fornitori di IA per finalità generali che presentano rischi sistemici (ad esempio GPT-4).

“Cedimento alla linea politica Usa”

Su questo Brando Benifei, parlamentare europeo del Pd (Delegazione gruppo dei Socialisti e Democratici, S&D), che è stato relatore dell’Ai Act, ha avuto parole inequivocabili.

 “Noi temiamo che possa esserci un cedimento alla linea politica degli Stati Uniti. In generale, per ora l’Ue sta tenendo sulla difesa del proprio apparato di leggi riguardo al sistema digitale dagli attacchi americani. Ma c’è il dubbio che la Commissione europea sia sensibile alle pressioni degli Stati Uniti per una semplificazione della regolamentazione in questo settore”.

Benifei ha pronunciato queste parole nel corso di una lunga intervista all’agenzia Askanews il 29 marzo scorso, dopo che era stata pubblicata la terza bozza del Codice di buone pratiche, che avrebbe dovuto tenere conto delle osservazioni pervenute riguardo alle seconda bozza (vedi “Intelligenza artificiale: critiche sull’attuazione del Regolamento europeo”). C’è infatti il sospetto che vi sia una pesante influenza delle multinazionali Big Tech statunitensi per indebolire o eliminare del tutto le garanzie a tutela dei diritti fondamentali e della democrazia, dei diritti d’autore e della trasparenza.

Lettera dei parlamentari europei

Benifei spiega: “Ci sono tre aspetti problematici nell’ultima bozza: il primo riguarda la tutela dei diritti fondamentali e la verifica dei rischi sistemici, che avrebbero carattere solo volontario e opzionale, invece che vincolante”.

Su questo punto Benifei e i relatori dei quattro gruppi politici della maggioranza (Ppe, Socialisti e Democratici, Liberali di Renew e Verdi) hanno inviato una lettera alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen. A queste firme si è aggiunta la ex segretaria di Stato spagnola alla Digitalizzazione e l’Intelligenza artificiale, Carme Artigas, che nel 2023 aveva condotto i negoziati sull’AI Act come rappresentante della presidenza di turno spagnola del Consiglio Ue.

 “Le scriviamo con grande preoccupazione riguardo al Codice di buone pratiche dell’AI Act, in cui la valutazione e la mitigazione di vari rischi per i diritti fondamentali e la democrazia sono ora improvvisamente del tutto volontarie per i fornitori di modelli di IA a finalità generali con rischi sistemici.

“Noi, i co-legislatori che hanno negoziato l’AI Act, sottolineiamo: questa non è mai stata l’intenzione dell’accordo. I rischi per i diritti fondamentali e la democrazia sono rischi sistemici che i fornitori di IA più impattanti devono valutare e mitigare. È pericoloso, antidemocratico e crea incertezza giuridica reinterpretare completamente un testo legale e restringere la sua portata, tramite un Codice di buone pratiche, dopo che è stato concordato dai co-legislatori”.

Una richiesta massiccia: il diritto d’autore va rispettato

Ma Benifei indica altri due aspetti negativi: la mancanza di garanzie riguardo al diritto d’autore, cioè le regole sull’uso delle informazioni per addestrare i modelli di IA, volte a tutelare gli autori e i creatori di contenuti, e le disposizioni sulla trasparenza.

Noi vogliamo più trasparenza, altrimenti si fa un grosso favore alle Big Tech statunitensi; vogliamo aumentare, per gli europei che comprano i modelli di IA americani e cinesi, la capacità di sapere che cosa hanno in mano”.

Il giorno prima, 28 marzo scorso, è stata emessa una lunga dichiarazione congiunta di una coalizione di 38 titolari di diritti europei (autori, artisti, servizi audiovisivi, fotografi, traduttori, agenzie di stampa, giornalisti, editori: qui l’elenco completo) con cui respingono la terza bozza del Codice, definita “inaccettabile”, affermando che piuttosto sarebbe meglio non avere nessun Codice. “Il Codice di condotta – scrivono – dovrebbe prevedere misure adeguate per facilitare e persuadere i modelli di GPAI a rispettare i due principi fondamentali del diritto d’autore: richiedere l’autorizzazione preventiva e astenersi da usi non autorizzati di materiale protetto da copyright”. Inoltre esprimono le stesse preoccupazioni di Benifei riguardo la trasparenza, il contrasto con gli obiettivi della legge sull’intelligenza artificiale, e infine la violazione del diritto dell’Unione europea.

Il 2 aprile Reporters Sans Frontières (RSF, che si definisce “un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro governata da principi di governance democratica”) ha abbandonato il tavolo di scrittura, denunciando “la mancanza di garanzie sul diritto all’informazione e l’esorbitante peso dell’industria”.

Entro agosto devono essere operative le autorità nazionali

La scadenza indicata dal Regolamento per arrivare alla stesura del testo definitivo è a maggio. Se la Commissione europea non lo ritenesse soddisfacente, potrebbe a quel punto assumersi il compito di prescrivere entro agosto una serie di norme comuni per l’attuazione degli obblighi prescritti ai fornitori di modelli di IA per finalità generali con rischio sistemico.

Entro agosto devono anche essere nominate e operative le autorità nazionali responsabili. In Italia, il disegno di legge n. 1146 del 2024 ha identificato due enti preposti: Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) responsabile della promozione e della conformità dei sistemi di IA, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) incaricata della vigilanza, incluse le ispezioni e le sanzioni. Eventuali sanzioni per violazioni potranno allora essere comminate. Rimangono ferme le attribuzioni del Garante per la protezione dei dati personali. Questo disegno di legge è stato approvato il 20 marzo dal Senato, ed è passato alla Camera, che non ha ancora iniziato l’esame.

10 aprile 2025

Per saperne di più

Pubblicata la terza bozza del Codice di buone pratiche

Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale

Pagina della Commissione europea sull’intelligenza artificiale (AI Act)

La Commissione pubblica gli orientamenti sulle pratiche vietate in materia di intelligenza artificiale (IA), quali definite dalla legge sull’IA

Codice di buone pratiche in materia di IA per scopi generali

Atto Senato n. 1146- Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale

In copertina

Un utilizzo dell’Intelligenza artificiale. © Union européenne

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