La creazione è destinata alla resurrezione

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Non è sul Golgota il traguardo della via crucis

Con Papa Francesco per provare
a non stare da soli a Pasqua

La Pasqua è compagnia. Lo è fin dall’alba (e al tramonto) di quel primo giorno dopo il sabato.

È al levar del sole che Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome vanno in compagnia al sepolcro del Messia. E il giorno già volge al declino, quando ad Emmaus due discepoli sconsolati ed un forestiero si mettono a tavola in compagnia.

In compagnia sono Pietro e Giovanni, che corrono insieme al sepolcro a verificare quello che hanno raccontato le donne. Pietro e Giovanni sono in compagnia di quasi tutti gli altri discepoli quando Gesù li va a trovare e nel cenacolo scoppia la Pasqua. Tommaso, che non è della compagnia, non fa Pasqua (per il momento).

Pesa più l’egoismo della croce

Nel detto popolare “Pasqua con chi vuoi” l’accento è generalmente posto su vuoi: poter scegliere con chi stare, anche oltre le tradizioni e le convenzioni. Ma la scelta del chi presuppone il con. Presuppone la decisione di provare a non stare soli a Pasqua, di vivere la Pasqua in compagnia.

Bisogna provare a non star soli, perché non è una compagnia facile quella che la Pasqua ci propone.

“È una risposta, un’assunzione di responsabilità. […] Non scappare e restare: tra coloro che ci hai dato, nei contesti in cui ci hai posto. Legarci, sentendo che solo così smettiamo di essere prigionieri di noi stessi. Pesa più l’egoismo della croce. Pesa più l’indifferenza della condivisione”.

Papa Francesco l’ha così presentata venerdì scorso per la Via Crucis al Colosseo, meditando sulla Seconda Stazione (Gesù è caricato della croce), durante la quale sono stati alcuni giovani a portare la croce.

Il cielo è qui

Convalescente, indebolito e quasi ammutolito dalla recente malattia, il Santo Padre non ha potuto essere al Colosseo, ma non ha rinunciato a stare in compagnia con quello di cui al momento dispone: la scrittura.

È quello che può fare e lo fa. Nel commento alla Terza Stazione (Gesù cade la prima volta)scrive: “I grandi […] vorrebbero toccare il cielo. Invece il cielo è qui, si è abbassato, lo si incontra persino cadendo, rimanendo a terra”.

“Abbiamo bisogno di chi ci fermi, talvolta, e ci metta sulle spalle qualche pezzo di realtà che va semplicemente portato”, aggiunge poco dopo, alla Quinta Stazione (Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce).

“Non si offrì, lo fermarono. Simone tornava dal suo lavoro e gli misero addosso la croce di un condannato. Avrà avuto il fisico adatto, ma certo la sua direzione era un’altra, il suo programma era un altro”.

I tempi della terra

Forse anche Papa Francesco aveva un altro programma per questa Pasqua dell’Anno Santo, per questa Pasqua che i cristiani celebrano straordinariamente nello stesso giorno, per questa Pasqua che cade a 1700 anni dal primo concilio ecumenico della cristianità, il Concilio di Nicea.

Intanto è qui a far compagnia ai romani e ai pellegrini lungo la Via Crucis. Anch’egli ha bisogno di compagnia. La chiede anche per sé, proprio all’ultima Stazione, la Quattordicesima (Gesù è deposto nel sepolcro). A Gesù chiede di tenergli compagnia nel suo sabato.

“In un sistema che non si ferma mai, Gesù, tu vivi il tuo sabato.

“Educaci ai tempi della terra, che non sono quelli dell’artificio.

“Giriamo spesso a vuoto, ma il sabato splende con le sue luci: ci educa e ci chiede riposo. Vita divina, vita a misura d’uomo, quella che conosce la pace del sabato.

“Allora la creazione intera ci apparirà molto bella e buona, destinata alla risurrezione. E sarà pace sul tuo popolo e fra tutte le nazioni”.

Anche in questa Pasqua Papa Francesco ci accompagna al traguardo della via crucis, che non è sul Golgota.

Domenica 20 aprile 2025

In copertina

L’illustrazione è del vignettista don Giovanni Berti, prete della diocesi di Verona.

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