Il “nostro” mondo e il “nostro” tempo stanno finendo

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CARTOLINA / Lunedì, 26 gennaio 2026  

Spaesati; tutti: le persone, le comunità, i governanti. Giorno dopo giorno non è più il “nostro” mondo quello che abitiamo; non è più il “nostro” tempo quello che viviamo.

Il mondo è, infatti, segnato da un’incertezza profonda, che suscita un senso di instabilità. Questo è vero non solo per gli osservatori più attenti o per le persone direttamente coinvolte, ma per tutti, perché costituisce un clima percepito anche da chi è distratto o inconsapevole.

È il clima di quella che Giorgio La Pira, anni fa e profeticamente, chiamava «l’età della forza».

Questa non fornisce sicurezze, certezze e ordine, come si potrebbe credere, anzi!

La forza, ancora di più se incredibilmente irride il diritto e i processi internazionali così faticosamente conquistati nei decenni passati, crea solo instabilità pericolosa a tutti i livelli e costringe a rinunciare alla via indispensabile del dialogo, del multilateralismo, del pensarsi insieme.

Giorgio La Pira, uno dei costrutti del mondo nuovo

Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, inserisce anche la Chiesa italiana nella nuova condizione globale e nazionale, introducendo con queste parole i lavori del Consiglio Episcopale Permanente, a Roma da lunedì 26 a mercoledì 28 gennaio.

Giorgio La Pira (Pozzallo 1904-Firenze 1977) è stato un protagonista della vita del Novecento in Italia e nelle relazioni internazionali. Come costituente e come sindaco di Firenze è uno dei costruttori del “nuovo mondo”, dopo la tragedia globale della Seconda guerra mondiale, instancabile fautore di un dialogo di pace fra Est e Ovest, fra Nord e Sud del pianeta.

È il mondo che l’attuale situazione planetaria sta abbandonando, annota il cardinale Zuppi.

Nel mondo globale, innervato di rapide comunicazioni, il clima generale diventa quello del conflitto, con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti.

L’Italia è “nell’età selvaggia

L’ultimo Rapporto Censis parla di «Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco», notando che «è diventato sempre più chiaro che nell’arena globale contano molto più che nel passato le pulsioni antropologiche profonde dei popoli e dei leader».

Continua il Censis che quasi la metà degli italiani – ed il 55,8% dei giovani – è convinta che il futuro non sarà un progresso.

Ma anche il 38,7% pensa che, in questa età selvaggia, contano forza e aggressività, anziché legge e diritto. E quindi quasi uno su tre (29,7%) pensa che, nel disordine del mondo attuale, i regimi autocratici (in cui uno o pochi comandano) siano più adatti delle democrazie a competere o sopravvivere.

Le “case” ereditate dalle generazioni precedenti

Nella vita quotidiana, nei contatti con le persone, cogliamo questo spaesamento che produce malessere, paura e violenza, assieme però alla volontà di uscirne, di fare e di fare bene.

Pur nell’infragilirsi delle strutture di vita, quella riduzione all’io e lo smantellamento del noi, più volte segnalato e constatato, manifesta – nei modi più diversi – una volontà di ricerca e di futuro.

Esiste una diffusa Italia cattolica! Non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica. Il cristiano combatte solo il male e crede che ogni peccatore si può salvare. Il nostro è un mondo, popolato di tante “case” diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Sono le case che ci sono state affidate dalle generazioni precedenti e che dobbiamo custodire e per questo rinnovare. Sono le nostre parrocchie, le comunità religiose, i movimenti, le nostre istituzioni, le fraternità di ogni tipo, le iniziative comuni.

L’alternativa all’età della forza

È questa l’alternativa a quella che abbiamo chiamato «età della forza», dove prevale la logica gretta e illusoria del più forte. Questa pretesa alimenta la convinzione per la quale gli interventi umanitari sono comportamenti deboli, il dialogo una perdita di tempo, l’accoglienza una pericolosa arrendevolezza, la domanda di giustizia una questione oziosa.

Il testo

Le parti del testo in corsivo sono citazioni da Card. Zuppi: la via indispensabile del dialogo, introduzione del Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente (Roma, 26-28 gennaio 2026).

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