• La proposta sostenuta dalle organizzazioni cattoliche, mentre è in atto la corsa al riarmo

• “Si vis pacem, para bellum” non ha funzionato
né per l’Impero romano né per la nostra attualità •
La pace è una scelta politica. Istituire in Italia il Ministero della Pace è adeguare le istituzioni a questa scelta politica.
“Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra. È arrivata l’ora di organizzare la pace”, scriveva una trentina di anni don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ora, martedì 24 giugno, a definire le strutture istituzionali della pace si sono ritrovate a Roma nell’Auditorium Bachelet della Domus Mariae, Fondazione Fratelli tutti, Azione cattolica italiana, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Acli.
La proposta di istituire il Ministero della Pace, confermano i promotori dell’iniziativa, si fonda su un presupposto chiaro: “La pace è un progetto politico e democratico, e come tale ha bisogno di essere organizzata, promossa e coordinata. Un ministero dedicato rappresenterebbe il punto di riferimento istituzionale per politiche di educazione alla pace, difesa civile, cooperazione internazionale, giustizia riparativa e disarmo”.
Tra la Nato e il Senato
Nello stesso giorno, 24 giugno 2025, in altri luoghi si è parlato di armi, guerra e pace. Luoghi delle istituzioni.
Al vertice della Nato, tenutosi all’Aia nei Paesi Bassi, il segretario generale Mark Rutte ha proposto che tutti i Paesi membri raggiungano il 5 per cento del Pil in spesa per la difesa entro il 2035, sottolineando l’urgenza di rafforzare le capacità militari dell’Alleanza.
Nel Senato italiano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, preannunciando l’adesione del governo italiano alle richieste di Trump e Rutte, cita a giustificazione politica la frase marziale romana Si vis pacem, para bellum (Se vuoi la pace, prepara la guerra). Dice Meloni: “La penso come i Romani. Quando ti doti di una difesa non lo fai per attaccare, la pace è deterrenza, se si hanno dei sistemi di sicurezza e difesa solidi si possono più facilmente evitare dei conflitti”.
La deterrenza può diventare detonatore
Non è per niente vero, proprio con riferimento all’Impero romano. Quella frase antica su guerra e pace è formulata nel trattato sull’arte militare di Publio Flavio Vegezio Renato, vissuto probabilmente tra la fine del IV e l’inizio del V secolo dopo Cristo, cioè proprio nel periodo in cui l’Impero romano stava crollando nonostante i suoi eserciti e la sua esperienza militare.
Non è per niente vero neppure in riferimento al presente. La Nato si è progressivamente allargata dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria (1999), Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia, Romania, Bulgaria (2004), Albania, Croazia (2009), Montenegro (2017), Macedonia del Nord (2020), Finlandia (2023), Svezia (2024).
L’allargamento corrisponde esattamente al principio: Si vis pacem, para bellum; un deterrente armato nei confronti della Russia. Si è invece rivelato come un potenziale detonatore.
In un discorso più ampio in cui sottolineava la complessità dell’aggressione russa all’Ucraina, criticando la logica della contrapposizione tra “buoni e cattivi” e denunciando il commercio delle armi come uno scandalo globale, Papa Francesco in un’intervista al Corriere della Sera (3 maggio 2022), parlando delle cause della guerra in Ucraina, ha osservato: “Forse l’abbaiare della Nato alla porta della Russia ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì”.
C’è anche l’Università di Padova
A Papa Francesco fanno riferimento i proponenti del Ministero della Pace. Citano le parole di Papa Francesco nella Fratelli tutti per spiegare il valore profondo che ispira la proposta: “Creare istituzioni più sane, ordinamenti più giusti, strutture più solidali”, perché “la pace non è un’utopia, ma una responsabilità collettiva che chiama in causa le istituzioni e ogni cittadino”.
“Non si tratta solo di evitare la guerra, ma di proporre un modo diverso di abitare il mondo, una giustizia non vendicativa, ma riparativa; un modello sociale non fondato sul dominio, ma sul dialogo”, dice il gesuitaFrancesco Occhetta, segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti.
È in questa prospettiva che molte organizzazioni sono partner della Campagna “Ministero della Pace”, tra cui Pax Christi, Focsiv, Cipsi, Acli Cazzago, Giustizia Olistica, Retinopera, Casa della Pace di Parma, Pressenza, Università di Padova – Centro diritti umani “A. Papisca”, Movimento Nonviolento, CESC Project, Movimento dei Focolari, Sermig Arsenale della Pace, MIR – Movimento Internazionale della Riconciliazione, 46° Parallelo, Atlante dei Conflitti e delle Guerre, Aleph Umanistica Biodinamica, Essere Umani Onlus, Eremo del Silenzio, Gruppo di solidarietà “Amici di Joaquim Gomes”, Prodocs, Culturambiente, Anolf Bologna, Comunità dell’Arca – Nonviolenza e Spiritualità e molti altri.
La pace è una priorità istituzionale
“Chi propone oggi un Ministero della Pace non è un idealista fuori tempo massimo. È un cittadino responsabile che rifiuta di accettare la guerra come destino, e sceglie di immaginare e costruire un’altra strada. Una strada difficile, certo, ma l’unica veramente sensata. La pace non è utopia. È una politica concreta. E ha bisogno di un’istituzione che la renda visibile, strutturata, permanente. Un Ministero della Pace non è solo possibile. È urgente e giusto. È già in ritardo”. Così insiste Laila Simoncelli, coordinatrice nazionale della campagna per il Ministero della Pace.
“La pace non può più essere lasciata all’iniziativa dei volontari, deve essere assunta come priorità dallo Stato”. È Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica, a sostenere questa scelta istituzionale per contrastare politicamente la narrazione dominante della guerra inevitabile.
I duri interrogativi di Papa Leone
Su questa “narrazione” Papa Leone è intervenuto duramente due giorni dopo l’incontro di proposta del Ministero della Pace.
“Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte? Come si può pensare di porre le basi del domani senza coesione, senza una visione d’insieme animata dal bene comune? Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta? La gente è sempre meno ignara della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali si potrebbero costruire ospedali e scuole; e invece si distruggono quelli già costruiti!”.
È un passaggio del discorso tenuto giovedì 26 giugno dal Santo Padre ai partecipanti all’assemblea della “Riunione delle opere per l’aiuto alle Chiese orientali”.
Domenica, 29 giugno 2025
In copertina
“Nell’ultimo giorno del loro centro estivo circa 190 ragazzi padovani (di Terranegra, Spirito Santo e San Gregorio Magno, più qualche amico) hanno lanciato un messaggio, scritto con il loro corpo, PACE: perché la pace non si costruisce a parole, ma mettendo in gioco tutti noi stessi!”: così il Patronato di San Gregorio Magno illustra la foto che Euganeo.it propone come copertina di questo articolo. I ragazzi “hanno fatto esperienza di amicizia, collaborazione, convivenza. Tutto grazie ai quasi 80 animatori che hanno pensato e guidato le attività e a una nutrita schiera di volontari, che hanno assicurato con competenza la mensa e il supporto organizzativo”.