Il dolore a Gerusalemme, trent’anni fa

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CARTOLINA / Lunedì 13 novembre 2023  

Dalla Terra Santa la lucida visione del cardinale Martini.

“Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta”.

Sono per il tragico oggi di israeliani e palestinesi queste parole scritte trent’anni fa dal cardinale Carlo Maria Martini. Parole ancor più per questi due popoli, perché scritte a Gerusalemme.

Da Milano alla Porta di Jaffa

Dopo aver concluso il suo ministero come arcivescovo di Milano, mons. Martini nel settembre del 2002 si era “ritirato” appunto a Gerusalemme. Vuole certo per riprendere – come diceva – gli studi biblici: infatti, va ad abitare in una stanza nell’Istituto Biblico, vicino alla Porta di Jaffa. Vuole soprattutto mettersi in preghiera per la pace e l’umanità, proprio là dove più prossima è l’esperienza storica dell’Incarnazione.

“Ogni popolo guardi il dolore dell’altro e la pace sarà vicina”: questo il titolo con il quale mercoledì 27 agosto 2003 il Corriere della sera propone ai suoi lettori un articolo del cardinale Martini.

Ecco la parte di quell’articolo di mons. Carlo Maria Martini, dalla quale abbiamo tratto le righe iniziali.

Un veleno che tiene in vita e uccide

“Certamente l’odio che si è accumulato è grande e grava sui cuori.

“Vi sono persone e gruppi che se ne nutrono come di un veleno che mentre tiene in vita insieme uccide.

“Per superare l’idolo dell’odio e della violenza è molto importante imparare a guardare al dolore dell’altro. La memoria delle sofferenze accumulate in tanti anni alimenta l’odio quando essa è memoria soltanto di se stessi, quando è riferita esclusivamente a sé, al proprio gruppo, alla propria giusta causa. Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta.

“Ma se la memoria del dolore sarà anche memoria della sofferenza dell’altro, dell’estraneo e persino del nemico, allora essa può rappresentare l’inizio di un processo di comprensione. Dare voce al dolore altrui è premessa di ogni futura politica di pace”.

La pace ha un costo

È una scelta che papa Giovanni Paolo II aveva proposta nel per la Giornata mondiale della pace del 2002, dal titolo “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”.

La ritroviamo anche in una delle meditazioni tenute dal cardinale Martini a Betlemme ai sacerdoti del Patriarcato latino di Gerusalemme, sempre nel 2003.

Ne trascrivo alcune righe.

“Il perdono ha anche un valore civile e politico, e che anche il rinunciare a qualcosa a cui si avrebbe diritto in via teorica, ha il medesimo valore.

“Finché (…) si vorrà a tutti i costi ciò che ci spetta, facendo semplicemente l’elenco delle nostre ragioni, non si arriverà alla pace, perché non si sarà voluto pagare niente. La pace invece ha un costo”.

In copertina

Il cardinale Carlo Maria Martini dalla copertina del volume “Figli di Abramo”.

Le fonti

Carlo Maria Martini, Ogni popolo guardi il dolore dell’altro e la pace sarà vicina, Corriere della sera, 27 agosto 2003.

Carlo Maria Martini, Figli di Abramo, Noi e l’Islam, Scholè-Morcelliana.

Carlo Maria Martini, Da Betlemme al cuore dell’uomo. Lectio divina in Terra Santa, Edizioni Terra Santa.