CARTOLINA / Giovedì, 5 febbraio 2026

• L’indagine di Eurobarometro coincide
con la lezione magistrale di Mario Draghi •
In un momento di crescenti tensioni geopolitiche, i cittadini sono sempre più preoccupati per il loro futuro e chiedono un’azione comune e ambiziosa da parte dell’Unione Europa.
È la sintesi dell’ultima rilevazione Eurobarometro del Parlamento Europeo diffusa mercoledì 4 febbraio.
I suoi oppositori (esterni ed interni) hanno pubblicamente dichiarato guerra all’Europa. Con ciò stanno però generando e rafforzando nelle opinioni pubbliche e in molte istituzioni europee una nuova consapevolezza: all’Unione non basta più essere quello che è.
Da leggere insieme
Gli organi di informazione hanno dato molto e giusto risalto alla lezione magistrale tenuta da Mario Draghi per la laurea honoris causa che gli è stata conferita dalla Ku Leuven, l’Università Cattolica di Lovanio in Belgio, il 2 febbraio. Si sono invece limitati alla notizia (quando l’hanno data) della pubblicazione dell’Eurobarometro due giorni dopo.
La lezione di Draghi e le opinioni raccolte tra gli europei vanno piuttosto lette insieme: se ne ricava sia l’esigenza diffusa di una evoluzione dell’Unione (Eurobarometro), sia gli strumenti per realizzarla tempestivamente (Mario Draghi).
Più unità tra gli Stati membri
Ecco alcuni contenuti dell’indagine tra i cittadini europei.
Gli europei riconoscono anche l’importanza cruciale dell’unità: l’89 per cento degli intervistati pensa che gli Stati membri dovrebbero essere più uniti e il73 per cento è convinto che servano maggiori risorse europee per affrontare le attuali sfide globali.
Anche gli intervistati italiani sostengono con forza la richiesta di una maggiore unità (91 per cento) e di garantire maggiori risorse all’azione europea, così come sono favorevoli al fatto che l’UE contribuisca alla loro sicurezza (67 per cento).
In particolare, le persone di età compresa tra i 15 e i 30 anni sono fortemente convinti che, nel contesto attuale, servano più unità tra gli Stati membri (90 per cento), più risorse per l’UE (78 per cento) e un peso più decisivo dell’Europa a livello internazionale (87 per cento).
In Italia la tendenza è simile.
Ad altri dati emersi dall’ultimo Eurobarometro dedicheremo successive informazioni.
Dalla confederazione alla federazione
La lectio magistralis di Mario Draghi all’Università di Lovanio va letta per intero. Ed anche su questa sarà utile aggiungere qualche osservazione. Per intanto, alcuni passaggi.
“Affronteremo un lungo periodo in cui le interdipendenze persisteranno mentre le rivalità si intensificano.
“Tra tutti coloro che oggi si trovano tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l’opzione di diventare una vera potenza autonoma.
“Dobbiamo quindi decidere: restare semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza?
“Il potere richiede che l’Europa passi dalla confederazione alla federazione.
“È solo muovendoci che creiamo le condizioni per agire con maggiore decisione in seguito. L’unità non precede l’azione: si forgia prendendo insieme decisioni rilevanti, attraverso l’esperienza condivisa e la solidarietà che esse creano, e scoprendo di saperne sostenere le conseguenze”.
L’incisività di queste e di altre osservazioni di Mario Draghi è drammatica.

In copertina
Infografica del Parlamento Europeo.