Il “Poveri ma liberi” di mons. Luigi Mazzucato

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Testimonianza di Andrea Borgato

La consapevolezza della precarietà, l’incontro
diretto con la povertà, la responsabilità concreta
verso tante persone, soprattutto le più fragili

Quando penso a don Luigi Mazzucato, faccio fatica a partire da una definizione. (…)

La prima parola che mi viene è: radicamento.

Don Luigi era un uomo profondamente radicato in Dio. Ma – ed è ciò che più sorprende – senza mai sentirsi “arrivato”. (…)

Il Cuamm “ministero di carità”

E questa Fede aveva una forma molto concreta: la preghiera quotidiana. Non una preghiera straordinaria, ma fedele, essenziale. La preghiera del mattino, il ringraziamento per la vocazione, il Padre Nostro, il Rosario.

Nel suo testamento scrive che ogni giorno ringraziava il Signore di essere stato creato, fatto cristiano e chiamato al sacerdozio, e di aver ricevuto quel “ministero di carità” che per lui coincideva con il Cuamm.

Ecco: già qui si capisce qualcosa di decisivo. Per lui la vocazione non era un’idea, ma un fatto concreto, quotidiano, da riconoscere ogni giorno come dono.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Ricordo come pronunciava quelle parole: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. In quella invocazione c’era tutta la sua esperienza: la consapevolezza della precarietà, l’incontro diretto con la povertà, la responsabilità concreta verso tante persone, soprattutto le più fragili.

Qualche anno più tardi, dopo la sua scomparsa, il 19 novembre 2022 sarà Papa Francesco, nello speciale Annual Meeting del CUAMM in Vaticano a riprendere questa “ansia” interiore di don Luigi dicendoci:

Quando preghiamoDacci oggi il nostro pane quotidiano”, dovremmo pensare bene a quello che diciamo, perché tanti, troppi uomini e donne, di questo pane, ricevono solo le briciole, o nemmeno quelle, semplicemente perché sono nati in certi luoghi del mondo.

Don Luigi stesso racconta come, proprio nei momenti di bisogno, abbia compreso più a fondo il significato di quella domanda. La preghiera, per lui, non era un momento separato dalla vita: era il luogo in cui la vita veniva continuamente riportata al suo senso. (…)

Quando erano in gioco i poveri

Infine, un’espressione che sintetizza bene il suo stile: “Poveri ma liberi”.

Poveri, cioè essenziali, non legati al possesso, capaci di vivere con il minimo.

Lui stesso dice: “Nato povero, ho sempre cercato di vivere con il minimo indispensabile”.

Ma liberi.

Liberi di scegliere, liberi di dire la verità, liberi di non piegarsi alle convenienze. Una libertà che nasceva dal Vangelo, ma che si traduceva in scelte molto concrete, anche coraggiose, soprattutto quando erano in gioco i poveri. (…)

Non gestione, ma custodia

Per don Luigi il Cuamm non è stato semplicemente un incarico. È stato la forma concreta della sua vocazione. Lo dice lui stesso: è diventato lo scopo e la missione della sua vita.

Ma ciò che colpisce è il modo in cui ha vissuto questa responsabilità. Non come gestione, ma come custodia.

Custodia di un’opera che sentiva non sua, ma affidata.

Lui era profondamente convinto che il Cuamm fosse, prima di tutto, un’opera di Dio, uno strumento di bene. E questo cambia lo sguardo. Significa non possedere, ma servire. Non trattenere, ma far crescere.

Custodia delle persone.

Delle tante persone incontrate: studenti, volontari, collaboratori, medici partiti per l’Africa, spesso in condizioni difficili, a volte fino al dono della vita.

Custodia di un senso.

Di una missione che lui sintetizzava in modo molto chiaro: stare dalla parte dei più poveri, dei più dimenticati, di chi non ha voce.

“Farsi pane per gli altri”

E dentro questa responsabilità c’è stata anche una grande libertà.

La libertà di dire le cose con chiarezza, di non cercare compromessi quando erano in gioco i poveri, di tenere insieme competenza professionale e fedeltà evangelica, sapientemente condivise con un’altra figura straordinaria nel Cuamm come il professor Anacleto Dal Lago. (…)

Nessuno dimenticherà quella borsa nera che lo accompagnava in tutti i suoi viaggi in Africa (non vi ricorda un po’ Papa Francesco? …) poteva mancare qualcosa in quella borsa ma mai l’occorrente per celebrare la Messa. “Farsi pane per gli altri” è forse la sintesi più profonda di tutta la sua vita. Una formula evangelica, sacerdotale, missionaria.

Sabato, 23 maggio 2026

Il testo

Riportiamo un estratto della testimonianza di Andrea Borgato al convegno Don Luigi Mazzucato oggi.Chiesa e cooperazione internazionale: un pensiero generativo; sabato 23 maggio 2026; Padova, Centro culturale San Gaetano.

L’estratto e la titolazione sono della redazione di Euganeo.it.

L’autore

Andrea Borgato è vicedirettore di Medici con l’Africa Cuamm di Padova.

In copertina

La posa della prima pietra del collegio Cuamm in via San Francesco a Padova. È il mercoledì 3 dicembre 1958. Il giovane direttore don Luigi Mazzucato assiste il vescovo di Padova mons. Girolamo Bortignon.

Ultimo aggiornamento

Martedì, 26 maggio 2026

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In time of ancient gods, warlords and kings, a land in turmoil cried out for a hero. She was Xena, a mighty princess forged in the heat of battle. The power. The passion.