• Ha la forma del pellegrinaggio
“sulle orme di don Giovanni e di don Giuseppe”
la memoria di questo 21 marzo •

• I loro insegnamenti hanno arricchito
l’impegno pubblico dei cattolici padovani •
DIARIO DI COMUNITÀ / Sabato 21 marzo 2026
Quest’anno ha la forma del pellegrinaggio “sulle orme di don Giovanni e di don Giuseppe” la memoria che ogni 21 marzo Padova dedica a mons. Giovanni Nervo e a mons. Giuseppe Benvegnù Pasini. L’iniziativa è come sempre della Fondazione Zancan e della diocesi di Padova.
Si comincia nella chiesa di Santa Sofia
L’appuntamento è alle 10.45 nella storica chiesa di Santa Sofia, dove don Giovanni Nervo è stato parroco. “Don Giovanni e Don Giuseppe preti del Concilio” è il filo conduttore del loro ricordo, cui alle 11.30 segue la celebrazione della santa messa.
Seconda tappa è la chiesa di Santa Lucia alle 12.45. I pellegrini raggiungono quindi il Collegio Barbarigo di via Rogati, luogo anche di memoria civile per il ruolo che ha avuto sia durante la Resistenza al nazifascismo sia subito dopo la guerra con l’assistenza ai militari di ritorno dalla prigionia. La biblioteca del Centro Franceschi di via Seminario ospita poi i pellegrini per il pranzo, al temine del quale, per chi desidera, ci sarà una visita alle tombe dei due preti nel Cimitero Maggiore.
Scoprire le loro testimonianze
“L’invito a vivere questa esperienza è rivolto a tutte le persone che hanno conosciuto don Giovanni Nervo e don Giuseppe Pasini o che desiderano conoscere e scoprire le loro testimonianze”, spiegano gli organizzatori.
Nella loro missione sacerdotale, don Pasini aveva seguito i passi di don Nervo: prima alla direzione di Caritas Italiana, per due mandati, e poi alla presidenza della Fondazione Emanuela Zancan di Padova. Un cammino così profondamene condiviso che la Provvidenza li ha accomunati anche nel giorno del ritorno alla Casa del Padre: il 21 marzo del 2013 mons. Nervo, del 2015 per mons. Benvegnù Pasini.
Nello spirito del pellegrinaggio “sulle orme di don Giovanni e di don Giuseppe”, propongo di riascoltare un pensiero di mons. Nervo e un pensiero di mons. Pasini, fra i molti di cui hanno arricchito l’impegno pubblico dei cattolici padovani.
Mons. Nervo: L’uguale dignità sociale garantita dalla Costituzione
Quando parlo fuori di chiesa. dove ci sono credenti e non credenti. io parto dalla Costituzione: «La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo» (art 2). «Tutti i cittadini hanno uguale dignità sociale» (art 3). Ma l’applicazione fedele della Costituzione consente di costruire insieme con tutti gli uomini di buona volontà la famiglia umana: i credenti sanno chi è il Padre. (…)
Però dobbiamo porci la domanda: «In quale maniera saranno tutelati i diritti dei poveri alla piena cittadinanza. a vedersi attribuita e rispettata l’uguale dignità sociale garantita dalla Costituzione. se si lasciano andare allo sfascio i servizi di tutti. pagati con i soldi di tutti?».
l cristiani, che per loro vocazione specifica hanno il compito di costruire le istituzioni insieme con tutti e di risanarle. se necessario. anche «consorziando le loro forze», non hanno nessuna responsabilità in questo campo?
È sufficiente che si rifugino nel privato?
Se, ad esempio. la riforma sanitaria o la riforma dell’adozione. o la riforma penitenziaria. ispirate ai valori della persona e alla tutela dei più deboli fallissero. i cristiani presenti a tutti i livelli della vita sociale e dentro i servizi, come legislatori, amministratori, come operatori. non avrebbero nessuna
responsabilità?
E la comunità cristiana potrebbe sentirsi tranquilla, non solo davanti a Dio, ma anche di fronte ai poveri che la interpellano?
Mons. Pasini: Disponibili a impegnarsi nelle strutture pubbliche
La carità si pratica con le opere di misericordia, con la vicinanza, la compassione, la condivisione; ma si pratica anche creando le condizioni sociali, economiche, giuridiche che impediscono alla persona di cadere nella povertà e nella dipendenza, di sentirsi “diversa” e discriminata dalle altre. In questo senso, Paolo VI definiva la politica “una maniera esigente di servire l’uomo”.
E si impongono anche strade nuove, per la parrocchia, di vivere la diaconia della carità. La parrocchia è chiamata ad aiutare i poveri, oltre che alimentando la solidarietà di base, anche attraverso la preparazione di cristiani disponibili a impegnarsi nelle strutture pubbliche e nella politica con onestà, competenza, trasparenza, come pure fungendo da coscienza critica di fronte a disfunzioni e ingiustizie e da altoparlante e difensore dei poveri.
I testi
Queste le fonti delle due citazioni:
Giovanni Nervo, Dio Padre, voi tutti fratelli; EDB, 1999.
Salvatore Ferdinandi (a cura di), La grammatica della Carità. Dall’assistenza alla condivisione nel pensiero di Giuseppe B. Pasini, EDB, 2013.
In copertina
Mons. Giuseppe Pasini e mons. Giovanni Nervo in un accostamento di Caritas italiana.