CARTOLINA / Giovedì, 19 febbraio 2026

• Il governo non ha soldi per la proroga del credito di imposta
alle imprese editrici per l’acquisto di carta •
Per i giornali “di carta” non ci sono soldi, dice il governo. Dal decreto Milleproroghe salta la proroga del credito di imposta per la carta per le imprese editrici di quotidiani e periodici.
Quanti siamo, come cittadini lettori e come cittadini elettori, a considerarla una “notizia”?
I giornali di “carta” non hanno mai trascinato gli italiani come lettori. Attualmente meno dei decenni precedenti.
Il 10 febbraio la Federazione italiana editori giornali, la Fieg, ha pubblicato i dati mensili stimati dagli Editori riferiti a dicembre 2025. Per quanto riguarda le “vendite individuali pagate dall’acquirente” dei due quotidiani “di carta” locali tra edicola e abbonamenti sono circa 8 mila per Il Mattino di Padova e circa 25 mila per Il Gazzettino (sommando, in questo caso, tutte le edizioni locali: Belluno, Padova, Rovigo, Treviso e Venezia, Pordenone e Udine).
Ai cittadini qualcosa di più dei social
Come cittadini elettori, la notizia potrebbe però interessare tutti.
“Una democrazia sana si regge su una stampa forte, è uno dei pilastri di qualsiasi democrazia. Evidentemente per il governo questo non è un settore strategico”.
È stato questo il commento della deputata Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico nella commissione Affari costituzionali alla Camera, dopo la votazione sul decreto Milleproroghe.
Il presidente degli editori Andrea Riffeser Monti ha partecipano nella Basilica Palladiana di Vicenza alla celebrazione degli 80 anni del quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza. Dalla tipicità della testata ha ricavato parte del suo intervento.
“Bisogna che il governo, una volta per tutte, apra un dibattito e ci difenda dalle autostrade digitali che non ci consentono di poter fare i giornali più copiosi, la carta bella, le inchieste più approfondite, non sbagliare le foto o i titoli.
“Per avere la qualità ci vuole tranquillità nelle aziende, ci vogliono delle persone pagate bene e quindi questo è il compito del governo. Credo che sia un momento in cui il governo deve raccogliere il grido degli editori, soprattutto per una crescita dei nostri cittadini e dei nostri giovani, non solo coi social ma ancora con la buona informazione”.
I deputati sembravano tutti d’accordo
Sarà stato anche per queste motivazioni che i deputati di maggioranza e di minoranza nelle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera avevano scritto un emendamento bipartisan che prevedeva il riconoscimento del credito di imposta anche nel 2026, 2027 e 2028, spiega l’agenzia Ansa mercoledì 18 febbraio 2026, ma quella proposta è stata assorbita in un emendamento riformulato, approvato però solo dalla maggioranza di destra, che prevede la proroga del rimborso a Poste italiane per prodotti editoriali, non più la proroga del credito di imposta alle imprese editrici per l’acquisto di carta.
Poste Italiane è un’azienda di Stato, quindi il governo finanzia… se stesso. Fa di più: la proroga del finanziamento alle Poste è finanziata togliendo soldi al “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”, istituito nel 2016. E così anche la misura di sostegno alla distribuzione dei prodotti editoriali e in abbonamento nelle case dei cittadini viene stravolta.
Comparto fondamentale per la corretta informazione
Ce n’è abbastanza perché il presidente degli editori Andrea Riffeser Monti punti il dito contro l’esecutivo.
“Prende atto con rammarico della ennesima decisione del governo e dei partiti di maggioranza che dimostra, a differenza delle precedenti legislature, l’assenza di volontà di sostenere con i fatti un comparto fondamentale per la corretta informazione ai cittadini e per la salvaguardia della democrazia nel nostro Paese”.
La parlamentare del PD Simona Bonafè è rimasta stupefatta.
“Il messaggio è chiaro: il governo non ha interesse a garantire il pluralismo né che ci sia una stampa libera e forte, in grado di informare i cittadini. Noi ci siamo sfilati da questa operazione vergognosa e abbiamo votato contro l’emendamento della maggioranza.
“Noi avevamo chiesto il rinnovo del credito d’imposta al 30 per cento fino a 40 milioni all’anno per gli editori e, contestualmente, il rifinanziamento del Fondo.”.
Certo, i soldi non sono tutto.
«La Federazione nazionale della Stampa italiana ritiene che l’informazione vada finanziata di più, non di meno. A fare la differenza è come vengono spesi i soldi pubblici erogati al settore”, ha tenuto a sottolineare il sindacato dei giornalisti.

In copertina
Maurizio Quaglia è lo storico edicolante di piazza Mazzini a Padova, a pochi passi dalla basilica del Carmine. “Merita una visita. Certamente per acquistare un giornale – la carta, ebbene sì, piace ancora molto – ma soprattutto per conoscere Maurizio”, scrive Claudio Baccarin nell’articolo che gli ha dedicato poche settimane fa su La Difesa del Popolo, il settimanale della Chiesa padovana, da cui è tratta la foto.