• Relazione del cardinale Roberto Repole •

• Urgente riconoscere le logiche del nostro vivere
che stanno dietro al conflitto •
La storia di ragazzi uccisi in giovane età, quella di madri e padri che portano per tutta la loro esistenza il trauma di un figlio morto, figli che non conoscono i genitori, amputazioni nel corpo e amputazioni nell’anima di migliaia di persone, rabbia, odio e desiderio di vendetta che genereranno ulteriori guerre…
L’elenco potrebbe continuare all’infinito.
La guerra è anzitutto questo.
La guerra coinvolge 92 Paesi
Le altre letture del mondo, quelle dominanti, sembrano oggi incapaci di trovare soluzioni per la pace. Il 2024 ha visto combattere nel nostro pianeta 56 conflitti: è il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, coinvolge 92 Paesi. Gli eserciti stanno tornando ad armarsi, si respira grande rassegnazione alla guerra e stiamo imponendo questa rassegnazione ai nostri figli con totale mancanza di amore. I giovani non vogliono la guerra, sperano di avere un futuro.
Si mettono toppe agli scenari di guerra, si ragiona sulla deterrenza e ci si arma, ma percepiamo che i problemi restano sotto la brace e rischiano di ripresentarsi.
Una questione di vendere e comprare
Credo che ci manchi la disponibilità a riconoscere le logiche del nostro vivere, che stanno dietro al conflitto. Queste logiche – non solo al livello dei governi, ma nelle nostre relazioni personali, nei nostri progetti di vita, nella vita quotidiana – sono oggi riconducibili in grande prevalenza a criteri economici. Solo economici.
Si sono formate generazioni (di gente comune, ma anche di professionisti, analisti, dirigenti politici) convinte che la vita sia tutta una questione di vendere e comprare. E che l’uomo possa essere felice e possa vivere in pace così. Ma guardiamo dove stiamo andando: una piccola parte del mondo sta diventando sempre più ricca mentre l’altra si fa sempre più povera, viene messa ai margini e si prepara alla vendetta.
Senza orizzonti di senso
La legge del denaro, se è assunta come unico criterio, è la legge del più forte, sia nella vita privata che in quella pubblica. È la legge della giungla e non possiamo stupirci che degeneri nelle guerre: è un esito quasi assicurato.
Ecco il problema: abbiamo rimosso dalla nostra vita ogni altro criterio di senso.
Senza orizzonti di senso rischiano di restare in piedi solo le regole dell’economia e della tecnologia, così che non dobbiamo stupirci se si fa business anche con la terribile produzione delle armi: perché no?
Venerdì 28 marzo 2025
Il testo
Relazione del cardinale Roberto Repole al dibattito interreligioso “Fedeli alla pace”, sul contributo delle religioni alla costruzione della pace. “Biennale Democrazia”, Teatro Carignano a Torino, venerdì 28 marzo 2025.
Il quotidiano Avvenire pubblica la relazione integrale con il titolo Contro la legge della giungla serve il realismo della pace.
L’estratto e la sua titolazione sono della redazione di Euganeo.it.
Gli autori
Il cardinale Roberto Repole è arcivescovo di Torino.
In copertina
Uno dei disegni della Marcia della Pace 2025 della diocesi di Padova. La foto è di don Massimo Fasolo.