• Il Parlamento europeo ha approvato
un Regolamento che autorizza
le nuove tecniche di modifica del Dna delle piante •

• Lo scopo è creare piante che richiedono
meno fitofarmaci, resistono ai cambiamenti climatici
e danno rese più elevate •
Da tempo il mondo scientifico chiedeva di modificare la normativa riguardante i prodotti OGM, sia quelli destinati all’alimentazione o alle sementi, che i mangimi. Infatti nell’ultimo ventennio la ricerca ha individuato nuovi metodi per modificare il dna delle piante, più simili al processo che avviene in natura, senza cioè ricorrere all’immissione di geni appartenenti ad altri organismi, come avviene nei prodotti OGM, che sono geneticamente modificati.
Si tratta in buona parte di mais e soia importati, che, secondo la normativa europea ed italiana (2001), non possono essere coltivati. ma solo venduti (se autorizzati dall’Unione europea) e con etichettatura obbligatoria. Sono sementi, mangimi, oli, farine, additivi. Ad esempio l’additivo E322 (lecitina), con funzione emulsionante e antiossidante, è presente in molti prodotti dolciari, gelati, creme, salse.
Due anni per l’applicazione
La richiesta del mondo scientifico, rappresentato in Italia da molte università, enti di ricerca e di controllo, accademie agrarie, ha avuto una risposta dall’Unione europea il 17 giugno scorso, con l’approvazione del Regolamento 2026/1388 relativo alle piante ottenute con determinate nuove tecniche genomiche e ai prodotti da esse derivati. È in vigore dal 16 luglio, ma prevede che si applichi a decorrere dal 17 luglio 2028. In questo biennio le autorità preposte (Commissione europea e Efsa Autorità europea per la sicurezza alimentare) dovranno emettere le norme applicative.
Le nuove tecniche genomiche (NGT l’acronimo europeo) vengono preferibilmente denominate in Italia Tecnologie di evoluzione assistita, e mirano principalmente a produrre piante più resistenti ai cambiamenti climatici e meno bisognose di fitofarmaci.
Due categorie
Le nuove tecniche genomiche si dividono in due categorie: NGT-1 e NGT-2.
Categoria NGT-1: piante sottoposte a modifiche che avvengono anche in natura, ottenibili con tecniche di selezione convenzionali. Dopo aver verificato che soddisfano i criteri per ottenere lo status di NGT di categoria 1, queste piante saranno trattate alla stessa stregua di quelle convenzionali. Le piante geneticamente modificate per resistere agli erbicidi e produrre sostanze insetticide non possono rientrare nella categoria NGT-1. Le varietà vegetali derivate da o contenenti una pianta NGT-1 saranno inserite in una banca dati pubblica dell’UE e tutti i sacchetti di sementi e il materiale riproduttivo dovranno essere etichettati come “NGT-1”, in modo da consentire agli agricoltori di compiere una scelta informata.
Categoria NGT-2: piante con modifiche più complesse saranno soggette alle procedure di valutazione dei rischi e di autorizzazione della legislazione sugli OGM e dei suoi requisiti di tracciabilità ed etichettatura. I paesi dell’UE potranno limitarne o vietarne la coltivazione anche se sono state autorizzate all’interno dell’Unione.
Entrambe le categorie sono vietate nella produzione biologica dell’Unione europea.
Diritti di proprietà intellettuale e brevetti
Nel comunicato emesso dal Parlamento europeo il giorno stesso dell’approvazione è scritto che “Le norme prevedono la possibilità di brevettare le NGT, ad eccezione dei tratti o delle sequenze presenti in natura o prodotti con mezzi biologici. I deputati hanno inserito tutele per evitare la concentrazione del mercato e garantire prezzi accessibili e un accesso equo agli agricoltori, affinché mantengano il diritto di conservare e reimpiantare le sementi“.
Favorevoli il mondo scientifico e quello agricolo
L’approvazione del Regolamento sulle TEA è stata commentata favorevolmente dal mondo scientifico e agricolo italiano, ad eccezione delle organizzazioni biologiche e ambientaliste. Per l’Accademia dei Georgofili, il presidente Massimo Vincenzini dice: “In considerazione dei numerosi documenti pro-TEA predisposti dall’Accademia negli ultimi anni, dei convegni e dei dibattiti promossi, i Georgofili possono dichiararsi molto soddisfatti”.
“Il via libera definitivo al Regolamento sulle TEA rappresenta un passaggio epocale per la ricerca agraria europea” ha dichiarato Mario Pezzotti, Professore Ordinario di Genetica Agraria dell’Università di Verona. “Aspettavamo questo momento da dodici anni: ora disponiamo finalmente di un quadro normativo che consente di utilizzare le più moderne tecniche di miglioramento genetico per perseguire gli obiettivi di sostenibilità e maggiore precisione richiesti all’agricoltura del futuro. Il nostro compito sarà adesso di applicare al meglio queste tecnologie, nel rispetto delle regole, per ottenere risultati favorevoli per il sistema agroalimentare italiano ed europeo.”
“Oggi è una giornata memorabile per le TEA e per la ricerca scientifica, che finalmente potrà raggiungere le filiere produttive” ha commentato la professoressa Vittoria Brambilla, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano. “Il voto del Parlamento europeo archivia l’approccio restrittivo del secolo scorso nei confronti del miglioramento genetico vegetale, consentendo anche alla ricerca scientifica pubblica di contribuire in modo più efficace al sostegno dell’agricoltura italiana e alla ricerca di soluzioni per le difficoltà che colpiscono le nostre produzioni agricole”.
L’Italia ha già cominciato
L’Italia è già attiva in questo campo, con il progetto nazionale TEA4IT che coinvolge dieci strutture di ricerca italiane tra università ed enti pubblici e privati ed è coordinato dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura vigilato dal Ministero dell’agricoltura). L’obiettivo è sviluppare attraverso le TEA piante più resistenti alle malattie, più produttive e di maggiore qualità, accelerando e rendendo più precise le dinamiche della selezione naturale.
Sono già in corso sperimentazioni su pomodoro da industria resistente all’orobanche, melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi, riso resistente al brusone e vite tollerante a peronospora e oidio, mentre l’orzo maggiormente resistente a stress idrico ha già passato la valutazione interna come NGT-1.
Lunedì, 17 agosto 2026
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Coltivazioni professionali in una immagine dalla pagina del Partito Democratico della Regione Lazio.
Ultimo aggiornamento
Martedì, 1 settembre 2026