• Il nuovo Piano nazionale per l’assistenza è insoddisfacente e inadeguato al reale bisogno; la riforma resta solo sulla carta, e non entra nelle case •

• Le osservazioni del Patto per un Nuovo Welfare
sulla Non Autosufficienza,
rete che riunisce circa 60 realtà del settore •
Una buona parola fa sempre piacere. Destinata ad anziani non autosufficienti (ai quali età e disabilità accorciano la possibilità delle attese) la buona parola dovrebbe descrivere dei fatti buoni. Invece nel nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana il governo Meloni si ferma alle buone parole.
È la constatazione che questa settimana ha fatto il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, rete che riunisce circa 60 realtà del settore. “Il nuovo Piano Nazionale per l’assistenza agli anziani non autosufficienti introduce criteri più equi per distribuire le risorse tra le Regioni, ma lascia invariati i principali nodi del settore: un’assistenza ancora frammentata, pochi servizi territoriali a sostegno delle famiglie e risorse insufficienti per rispondere ai bisogni degli anziani non autosufficienti”.
I soldi sono quelli del governo Draghi
Incominciamo a contare i soldi.
Il governo Meloni dà la buona notizia che i finanziamenti sono in crescita. È vero, ma non lo ha deciso l’attuale governo.
“Nonostante l’aumento nominale dei fondi previsti per i prossimi anni che da 914 milioni nel 2024 arriveranno a 1,1 miliardi di euro nel 2027, l’attuale governo non ha stanziato alcuna nuova risorsa strutturale”.
Lo spiegano Cristiano Gori ed Eleonora Vanni, i coordinatori del Patto. È stato il governo di Mario Draghi a stabilire, con la legge di Bilancio per il 2022, un progressivo rafforzamento strutturale del Fondo per la non autosufficienza fino a 400 milioni di euro annui aggiuntivi a regime dal 2027.
In tema di soldi Gori fa anche notare che mentre il Piano riguarda esclusivamente gli anziani, il Fondo per le non autosufficienze interessa sia questi ultimi sia i giovani e gli adulti con disabilità. “Il Fondo, tuttavia, non prevede criteri di ripartizione delle risorse tra le due platee, né sono disponibili dati sulla quota effettivamente destinata agli uni e agli altri”.
“Le evidenze regionali mostrano – si legge in un dossier di Cristiano Gori – che, nella maggior parte dei casi, le persone con disabilità in età giovanile e adulta assorbono una quota di risorse superiore al loro peso sul totale della popolazione non autosufficiente di ogni età, mentre agli anziani viene destinata una quota inferiore. In assenza di indicazioni nazionali, la definizione delle priorità avviene sostanzialmente a livello territoriale e si traduce, nella maggior parte dei casi, in una maggiore attenzione alla disabilità rispetto alla non autosufficienza legata all’età”.
La legge del 2023 non è sostanzialmente applicata
Nessuna buona parola, dunque, a proposito di soldi. Quelli che ci sono li ha messi il governo Draghi; ora la destra di governo di suddivide fra più destinatari.
E poi c’è l’aumento della speranza di vita.
Le risorse finanziarie oggi disponibili, secondo il Patto, «rimangono largamente insufficienti. L’aumento del numero di anziani non autosufficienti e la persistente insufficienza dei servizi e degli interventi pubblici rendono evidente che il settore avrebbe bisogno di un incremento di fondi ben più consistente di quello finora realizzato».
Per essere il primo documento di programmazione successivo all’approvazione nel 2023 della legge sulla Non Autosufficienza(legge 33/2023), questo Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027 finisce – scrive il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza – per consolidare l’esistente senza introdurre cambiamenti strutturali e senza dare piena attuazione agli obiettivi di trasformazione del sistema di assistenza.
Come le Regioni destineranno i finanziamenti?
“L’unico aspetto positivo del Piano – precisa la rete – riguarda i nuovi criteri di riparto del Fondo per le non autosufficienze (FNA).Superando il vecchio sistema basato in gran parte sulla popolazione residente, le risorse vengono ora distribuite tra le Regioni utilizzando indicatori più aderenti ai bisogni reali: la popolazione ultrasettantacinquenne (esposta al rischio), i titolari di indennità di accompagnamento (bisogno già riconosciuto) e le persone con disabilità grave. Questo cambiamento rappresenta un importante passo avanti verso una distribuzione delle risorse più equa e coerente con le finalità del Fondo”.
Però anche questo passo avanti è solo una… buona parola, subito silenziata dai fatti. È lo stesso Patto, infatti, registrare un arretramento sui servizi, proprio in relazione al compito delle Regioni: «Il Piano rinuncia a utilizzare il Fondo come leva per obbligare le Regioni a investire in assistenza domiciliare e servizi alla persona, lasciando spazio alla mera erogazione di trasferimenti monetari che non risolvono il carico assistenziale quotidiano”.
C’è poi anche l’indeterminatezza sui destinatari delle risorse, che il nuovo sistema di ripartizione regionale determina.
“Il risultato complessivo è insoddisfacente e inadeguato al reale bisogno. In questo modo la riforma resta solo sulla carta, e non entra nelle case”.
Incerta esigibilità dei diritti da parte delle famiglie
L’ambizione della legge 33 del 2023 era quella di creare una programmazione che unisse sociale, sanità e Inps. A tre anni di distanza “il Piano Non Autosufficienza approvato dal Governo mantiene la frammentazione, limitando il coordinamento ai soli servizi sociali”, osservano le organizzazioni del Patto. E aggiungono: “Per le famiglie questo significa continuare a dover ricomporre da sole percorsi, uffici e procedure differenti”.
L’impegno è non solo faticoso, ma soprattutto estenuante, perché alle famiglie il Piano governativo non precisa le prestazioni di cui hanno diritto.
Cristiano Gori segnala proprio questa incerta esigibilità dei diritti.
“Per molte delle aree di intervento previste vengono individuate le tipologie di servizi da assicurare, ma non viene definito il livello della prestazione cui il cittadino ha diritto in presenza di un determinato bisogno assistenziale. In altre parole, sappiamo sempre meglio come il sistema debba organizzarsi e prendere in carico le persone, ma assai meno che cosa ogni cittadino abbia diritto a ricevere. Questa indeterminatezza produce conseguenze rilevanti. Rende più difficile l’esigibilità dei diritti da parte dei cittadini, perché spesso non è possibile stabilire con precisione quale prestazione possa essere legittimamente richiesta”.
Non migliora la vita delle persone
In definitiva il Patto constata “la mancata ricaduta pratica sulla vita quotidiana delle persone” del Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana del governo Meloni.
Il Patto, però, non si arrende: giovedì 16 luglio in una conferenza stampa online presenterà alcune proposte per la legge di bilancio 2027. A ribadire che le “parole” diventano buone solo se ci sono anche i soldi.
Domenica, 5 luglio 2026
In copertina
Particolare di un’infografica del Gruppo regionale della Toscana del Partito Democratico.
Ultimo aggiornamento
Martedì, 14 luglio 2026