• Lettera aperta di † Don Mimmo Battaglia •

• “Questo mi ferisce nel gesto compiuto ad Ankara:
non soltanto una pistola
donata ai rappresentanti dei Paesi della NATO,
ma la morte trasformata in cortesia” •
Ai potenti della terra, pace a voi!
Il male non arriva sempre sfondando una porta.
A volte entra in silenzio.
Indossa un abito elegante.
Sorride davanti alle telecamere.
Viene deposto in un astuccio, accompagnato da un biglietto, offerto con tutti gli onori.
E per qualche istante nessuno riconosce più il male, perché ha imparato le buone maniere.
È questo che mi ferisce nel gesto compiuto ad Ankara: non soltanto una pistola donata ai rappresentanti dei Paesi della NATO, ma la morte trasformata in cortesia. La possibilità di togliere la vita divenuta souvenir, memoria ufficiale, oggetto da esporre.
Sono proprio i simboli a educare il mondo
Abbiamo addomesticato le armi fino al punto di poterle regalare.
Questo è il vero scandalo.
Ci dite che si tratta di un simbolo. Ma sono proprio i simboli a educare il mondo. Arrivano prima delle leggi, penetrano più in profondità dei discorsi, insegnano silenziosamente ciò che una civiltà considera normale.
E quel dono insegna che il potere deve riconoscersi nel metallo di una pistola. Che un uomo importante è un uomo armato. Che tra governanti ci si può rendere omaggio consegnandosi, con eleganza, la possibilità della morte.
Un mondo che chiama equilibrio il terrore reciproco
Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma.
Ma ogni pistola porta sempre un secondo nome, invisibile.
È il nome dell’uomo contro il quale potrebbe essere puntata.
Il nome della donna che potrebbe restare senza marito.
Il nome del bambino che potrebbe attendere inutilmente il ritorno di suo padre.
Il vero destinatario di un’arma non è mai soltanto colui che la riceve. È il corpo sconosciuto che un giorno potrebbe incontrarne il proiettile.
Per questo non riesco a considerare quel gesto una semplice eccentricità diplomatica. Esso racconta un’idea del mondo. Un mondo in cui abbiamo imparato a misurare la sicurezza contando le armi, senza più domandarci quanta paura occorra seminare per custodirla. Un mondo che chiama equilibrio il terrore reciproco e pace l’intervallo durante il quale nessuno ha ancora sparato.
Rifiutiamo di rendere elegante il male
Vangelo ci ha consegnato un’altra immagine del potere.
Cristo, nella notte in cui tutto avrebbe potuto spingerlo a difendersi, non mise un’arma nelle mani dei suoi discepoli. Mise un asciugatoio intorno alla vita. Si inginocchiò davanti a loro e lavò dei piedi stanchi.
Da una parte, un’arma offerta in piedi, tra uomini potenti.
Dall’altra, Dio inginocchiato davanti all’uomo.
Sono due civiltà.
Bisogna scegliere.
Noi cristiani non siamo ingenui. Conosciamo la violenza. La incontriamo nei quartieri abbandonati, nelle case dove manca il pane, nei corpi dei migranti, nei figli restituiti alle madri dentro una bara. Sappiamo che il male esiste. Proprio per questo rifiutiamo di renderlo elegante. Rifiutiamo di adornarlo, di lucidarlo, di trasformarlo in un segno di prestigio.
Il diritto di tutti a non essere colpiti
Un’arma non diventa innocente perché viene donata.
Non diventa muta perché non spara.
Non diventa umana perché porta inciso un nome.
Chiedo dunque a voi, responsabili delle nazioni, di non custodire quel dono come un trofeo. Non limitatevi a lasciarlo in una stanza, lontano dagli sguardi, come se bastasse nascondere un simbolo per cancellarne il significato.
Fate qualcosa di più difficile.
Rifiutate l’idea che la morte possa essere una forma di omaggio.
Dite pubblicamente che nessun patto tra popoli ha bisogno di riconoscersi in una pistola. Dite che la dignità di una nazione non coincide con la quantità di paura che riesce a produrre. Dite che la sicurezza non è il privilegio di chi può sparare per primo, ma il diritto di tutti a non essere colpiti.
La pace non è una debolezza da correggere
E al prossimo vertice lasciate una sedia vuota.
Non per un presidente, non per un generale, non per un ministro.
Lasciatela per l’uomo senza nome che paga sempre il prezzo delle vostre decisioni. Per colui che non partecipa ai vertici, non firma trattati, non compare nelle fotografie, ma finisce sotto le macerie quando la diplomazia fallisce.
Guardate quella sedia prima di parlare di armi.
Forse allora comprenderete che la pace non è una debolezza da correggere, ma una responsabilità davanti alla quale inginocchiarsi.
Perché il potere che non sa inginocchiarsi davanti alla vita finirà sempre per inginocchiarsi davanti alle armi.
E quel giorno, per quanto solenni siano le cerimonie, avremo già perduto tutti.
Napoli, Venerdì 10 luglio 2026
Il testo
Con il titolo “Il male impara le buone maniere”. Don Mimmo Battaglia scrive ai potenti della terra la lettera aperta è stata pubblicata da Chiesa di Napoli, il sito dell’arcidiocesi partenopea. A questo link il testo ufficiale.
La titolazione è della redazione di Euganeo.it.
Il contesto
Alla fine del vertice Nato di Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha consegnato a ciascun capo di Stato e di governo un revolver personalizzato con il nome del destinatario, custodito in un elegante cofanetto rosso insieme a sei proiettili, a una dedica e a un documento che ne autorizzava l’esportazione fuori dalla Turchia.
L’autore
Il cardinale Don Domenico Battaglia è arcivescovo metropolita di Napoli.
In copertina
Il cardinale Don Domenico Battaglia.
Ultimo aggiornamento
Domenica, 19 luglio 2026