Nazionalizzati i fondi che hanno fatto l’Europa?

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La Commissione europea prevede di accentrare
voci storiche del bilancio europeo,
come agricoltura, coesione e investimenti sociali,
nelle mani dei Governi nazionali

Da parte sua il Parlamento dell’Unione si oppone fermamente a qualsiasi frammentazione o rinazionalizzazione, perché le sfide europee richiedono più azione, non meno

Forse il bilancio a lungo termine 2028-2034 dell’Unione Europea, il cui iter è già iniziato, non è solo una questione di soldi. Forse è la natura stessa dell’Unione a essere messa in discussione, subendo una modifica sostanziale senza che ciò sia apertamente affermato.

Si tratta del QFP, il Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034, per il quale la Commissione ha proposto un bilancio di quasi 1.800 miliardi di euro (a prezzi costanti 2025), corrispondente all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’UE, di cui lo 0,11% destinato al rimborso del debito generato dal programma post pandemia Next Generation EU (PNRR la parte italiana). Già questo fatto del rimborso incluso nel bilancio è elemento di disaccordo, ma ciò che più divide è un elemento di forte discontinuità rispetto al passato: accentra molti fondi UE nelle mani dei Governi nazionali e della Commissione stessa, e taglia voci storiche del bilancio europeo, come agricoltura, coesione e investimenti sociali, a favore delle nuove priorità, come competitività e difesa.

Interviene il Parlamento europeo

Il 16 aprile scorso la Commissione Bilancio del Parlamento aveva approvato l’Interim Report che prevede un incremento delle risorse da investire del 10% rispetto a quanto proposto dalla Commissione europea a luglio 2025, portando l’ammontare totale a 2014,20 miliardi. Questa cifra corrisponde all’1,27% del Reddito Nazionale Lordo escludendo il rimborso del Next Generation EU, che si vuole avvenga al di sopra dei massimali del QFP con l’utilizzo delle risorse proprie. L’incremento rafforza settori come l’agricoltura, la pesca, le politiche sociali, i fondi di coesione, la ricerca, la competitività, l’innovazione e l’azione esterna dell’UE (aiuti umanitari, cooperazione internazionale).

Giuseppe Lupo, vice presidente della Commissione, del Gruppo Socialisti e Democratici, italiano, ha così commentato: “Questo rapporto sul Quadro Finanziario Pluriennale 28-34 è un passo avanti rispetto alla proposta della Commissione europea. Il Parlamento europeo ha fatto la propria parte, ascoltando i cittadini europei. La relazione sarà votata nella seduta plenaria di fine aprile, dando al Parlamento Europeo un forte mandato per i negoziati con Commissione e Consiglio”.

Così è stato. Il 28 aprile il Parlamento ha definito la sua posizione in vista dei negoziati con gli Stati membri sulle principali cifre e sulla struttura del quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Meglio una tassa sui grandi operatori digitali

Nella posizione negoziale del Parlamento, approvata con 370 voti a favore, 201 contrari e 84 astensioni, gli eurodeputati propongono un budget per il periodo 2028-2034 di 1.780 miliardi di euro (a prezzi costanti 2025, pari a 2.010 miliardi di euro a prezzi correnti). Ciò rappresenterebbe un aumento di 175,11 miliardi di euro (197,30 miliardi di euro a prezzi correnti) rispetto alla proposta della Commissione, ossia di circa il 10%. Tale aumento è calcolato escludendo dal bilancio il rimborso del debito del fondo NextGenerationEU (0,11 % dell’RNL), che i deputati chiedono sia gestito separatamente, senza intaccare i fondi UE, come invece proposto dalla Commissione. Per reperire risorse, gli eurodeputati ipotizzano una tassa sui grandi operatori digitali (Digital Services Levy), un prelievo sul gioco e le scommesse online e un prelievo sulle plusvalenze delle criptovalute.

I deputati hanno quindi emesso un comunicato in cui sottolineano che “il prossimo bilancio a lungo termine deve rimanere uno strumento di investimento a sostegno delle politiche dell’Unione, dei cittadini, delle regioni e delle imprese, comprese le piccole e medie imprese (PMI), garantendo un valore aggiunto dell’UE rispetto alla spesa nazionale. Il Parlamento si oppone fermamente a qualsiasi frammentazione o rinazionalizzazione, respingendo un approccio “à la carte” e avvertendo che il modello della Commissione “un unico piano per Stato membro” potrebbe indebolire le politiche dell’UE, ridurre la trasparenza e creare concorrenza tra i beneficiari”.

La proposta peggiorativa della Presidenza cipriota

Ma, in forte contrasto con questo indirizzo, a giugno la Presidenza cipriota del Consiglio ha presentato al Parlamento la cosiddetta scatola negoziale (negobox nel linguaggio comunitario), che avrebbe dovuto iniziare i negoziati tra Parlamento e Consiglio per trovare l’accordo su un testo che poi sarà approvato dal Parlamento. Di fronte alla proposta addirittura di ridurre il bilancio del 2% rispetto al testo iniziale della Commissione, c’è stata una forte reazione.

I parlamentari europei Carla Tavares e Siegfried Mureşan, co-relatori, peraltro appartenenti a gruppi politici diversi, hanno emesso dure dichiarazioni.

La spina dorsale della solidarietà europea

Carla Tavares, del Gruppo Socialisti e Democratici, portoghese, ha detto:

 “Il Parlamento continuerà a insistere su finanziamenti forti e chiaramente delimitati per la politica di coesione, la Politica Agricola Comune e il Fondo Sociale Europeo. Queste politiche sono la spina dorsale della solidarietà europea, della coesione territoriale e della convergenza sociale. Forniscono investimenti a lungo termine, supportano agricoltori e comunità rurali, rafforzano le regioni e aiutano le persone ad accedere a lavori e opportunità di qualità. Qualsiasi tentativo di diluire, unire o indebolire queste politiche ne minerebbe efficacia, prevedibilità e responsabilità, trasformando il bilancio UE da budget per investimenti in un meccanismo di risposta alle crisi inadeguato.

“Il Parlamento insiste sul fatto che l’UE debba allineare le sue ambizioni globali con risorse adeguate – schierarsi con l’Ucraina e altri partner, difendere i diritti umani e la democrazia, impegnarsi nell’aiuto umanitario e difendere l’integrità territoriale dei suoi partner in un mondo sempre più pericoloso. Nel contesto geopolitico attuale, i tagli invierebbero un messaggio sbagliato a chi conta su di noi per sostenere i valori dell’Unione e rafforzare il multilateralismo.

“Dopo l’adozione della posizione del Parlamento con una forte maggioranza ad aprile, siamo pronti a iniziare i negoziati non appena gli Stati membri avranno concordato un mandato completo, così da poter concludere i negoziati entro la fine del 2026. Rimarremo fermi nella difesa di un bilancio europeo più forte, equo e orientato al futuro. Il consenso del Parlamento al MFF dipenderà da un bilancio a lungo termine adatto allo scopo“.

Evitare tagli ai programmi essenziali per gli europei

Ancora più categorico è stato Siegfried Mureşan, del Gruppo del Partito Popolare, romeno.

“Rifiutiamo la proposta del Consiglio, che semplicemente non è adatta alle realtà odierne. Non riflette né i bisogni dei popoli europei né la posizione del Parlamento Europeo, come istituzione democratica e di bilancio dell’Unione. La proposta del Consiglio invia un segnale completamente sbagliato. Riducendo la proposta complessiva della Commissione del 2%, si suggerisce di fatto che le sfide europee richiedano meno azione, non di più”.

E aggiunge:

Per finanziare le nostre ambizioni, il Parlamento ribadisce la necessità di introdurre nuove e autentiche risorse proprie.

“Questa è un’opportunità per il Consiglio di farsi avanti. L’unico modo per non mettere più pressione sui governi con limitazioni fiscali è accettare nuove fonti di entrate. Le nuove risorse proprie sono l’unico modo credibile per evitare tagli ai programmi essenziali per gli europei e per garantire gli investimenti aggiuntivi di cui aziende, cittadini e regioni hanno bisogno. I governi dell’UE devono decidere: taglieranno i finanziamenti per la ricerca e la sicurezza o garantiranno che le aziende digitali globali che beneficiano del mercato unico contribuiscano in modo equo?“.

Tra Frugali e Amici della Coesione

Anche tra i 27 Paesi europei non c’è uniformità.

I “Frugali” – Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Finlandia e Austria – sono contrari a qualsiasi aumento della spesa. Gli “Amici della Coesione” – Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Ungheria – chiedono un aumento dei finanziamenti, specie agricoli e regionali.

Mercoledì, 1 luglio 2026

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Infografica del PD Europa.

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Mercoledì, 1 luglio 2026


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