• L’intelligenza artificiale non necessariamente
consente un lavoro “creativo”
e tanto meno “libero”, constata Papa Leone •

• Papa Francesco: sulla dignità del lavoro
le istituzioni non possono essere neutrali;
non lo può essere la Repubblica italiana •
Nell’enciclica Magnifica Humanitas gli aggettivi e le definizioni più ricorrenti che Papa Leone XIV associa al lavoro sono: umano, dignitoso, fondamentale, essenziale, quotidiano, ordinario, creativo, cooperativo e sociale.
Sono aggettivi che rimandano, non tanto nell’assonanza quanto nella sostanza, a Papa Francesco. «Nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita. Il giusto salario permette l’accesso adeguato agli altri beni che sono destinati all’uso comune», si legge nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
Era il 2013, primo anno di pontificato di Francesco.
La precarietà uccide la società
ell’autunno di quattro anni dopo alla Settimana sociale dei Cattolici in Italia di Cagliari il Pontefice denuncia il lavoro nero, lo sfruttamento, la discriminazione, il lavoro pericoloso e la precarietà che compromette la salute, la famiglia e la società. Non tutti i lavori, infatti, sono automaticamente “lavori degni”.
E poi constata: «Il sistema economico mira ai consumi, senza preoccuparsi della dignità del lavoro e della tutela dell’ambiente. Ma così è un po’ come andare su una bicicletta con la ruota sgonfia: è pericoloso! La dignità e le tutele sono mortificate quando il lavoratore è considerato una riga di costo del bilancio, quando il grido degli scartati resta ignorato. A questa logica non sfuggono le pubbliche amministrazioni, quando indicono appalti con il criterio del massimo ribasso senza tenere in conto la dignità del lavoro come pure la responsabilità ambientale e fiscale delle imprese. Credendo di ottenere risparmi ed efficienza, finiscono per tradire la loro stessa missione sociale al servizio della comunità».
Sulla dignità del lavoro le istituzioni civili non possono essere neutrali. Non lo può essere in particolare la Repubblica italiana, lascia chiaramente intendere Papa Francesco, visto che il suo messaggio era rivolto specificatamente ai cattolici italiani. Messaggio nel quale si è fatto interprete dei drammi esistenziali di molti “lavori” contemporanei, come quello precario: «Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. (…) Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società».
Non si indebolisce solo il reddito individuale
Per Francesco, la politica non può lasciare il lavoro esclusivamente alle dinamiche del mercato, soprattutto quando queste producono esclusione e disuguaglianza. Nella sua prima enciclica Papa Leone osserva che se l’automazione lascia il lavoro a una minoranza e rende gli altri economicamente e socialmente marginali, non è colpito soltanto il reddito: si indebolisce la possibilità per molte persone di contribuire alla vita comune.
La Chiesa non chiede di garantire alle persone semplicemente una sopravvivenza materiale, ma di creare le condizioni perché esse possano contribuire attivamente alla società attraverso un lavoro dignitoso.
È un’indicazione politica anche la sequenza di aggettivi che Papa Francesco propone per il lavoro. Il primo è “libero”. Libertà non significa semplicemente assenza di costrizioni. È principalmente la condizione in cui il lavoratore può esercitare responsabilmente le proprie capacità, secondo una vocazione personale e sociale.
Intelligenza artificiale: né immateriale, né magica
Questa idea è ripresa da Magnifica Humanitas. L’enciclica avverte che oggi un lavoro può essere formalmente “libero”, ma diventare di fatto alienante quando il lavoratore è trattato come una semplice variabile economica, sottoposto a sorveglianza continua, a ritmi insostenibili o a decisioni automatizzate che non può comprendere né contestare.
L’innovazione, nello specifico l’intelligenza artificiale, non necessariamente consente un lavoro “creativo” e tanto meno “libero”, constata Papa Leone.
L’enciclica Magnifica Humanitas ha descrizioni molto eloquenti su questi aspetti.
Eccone una: «Nulla, nel mondo dell’IA, è immateriale o magico. Ogni risposta che appare immediata e perfetta proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone. (…) Questa realtà interpella profondamente la coscienza morale del nostro tempo. Non basta invocare l’efficienza, né celebrare i benefici dell’innovazione, se essi sono costruiti su una catena di sfruttamento che resta deliberatamente invisibile. Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignità della persona» (MH 173)..
Domenica, 5 luglio 2026
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Domenica, 2 novembre 2026