• Dopo ottant’anni i fondamenti della Repubblica italiana sono attualissimi:
lo si legge nell’’enciclica Magnifica Humanitas •

• Né la Costituzione né l’enciclica sono testi sul lavoro.
Sia per la prima che per la seconda, il lavoro
è però la “chiave essenziale” per leggerne i contenuti •
Proprio nell’anno del suo ottantesimo compleanno la Repubblica italiana si ritrova attualissima. La conferma arriva non dalla Dottrina politica ma dalla Dottrina sociale.
L’articolo 1 della Costituzione – che Padri e Madri costituenti iniziarono a scrivere nel 1946 – afferma: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Il lavoro non è strumento o condizione individuale. Il lavoro è fondamento della partecipazione civile e dell’ordinamento democratico.
Nell’enciclica Magnifica Humanitas – scritta quest’anno e ambientata nel mondo dell’intelligenza artificiale – Papa Leone XIV insegna che il lavoro «non è un semplice strumento», ma «esprime e accresce la dignità della nostra vita»; è «un’esigenza inscritta nella condizione umana» e «un cammino ordinario verso la maturità, lo sviluppo e la realizzazione personale» (paragrafo 149).
Strumento di partecipazione al bene comune
Né la Costituzione né l’enciclica sono testi sul lavoro. Sia per la prima che per la seconda, il lavoro è però la “chiave essenziale”, secondo la definizione di Papa Giovanni Paolo II citato da Papa Leone (MH, 148), per leggerne compiutamente i contenuti. Nella nostra Carta fondamentale, infatti, la parola “lavoro” è la seconda più ricorrente, dopo “legge”,
Dall’articolo 1 della Costituzione discendono diritti e doveri per contribuire al progresso «materiale o spirituale della società» (articolo 4). Espressione della dignità della persona, il lavoro fonda libertà, identità, crescita personale, coesione sociale, responsabilità individuale verso la società.
Magnifica Humanitas insiste nel ribadire che il lavoro non è riducibile a sola attività economica. Papa Leone XIV presenta il lavoro come realtà costitutiva della persona, generatrice di relazioni e strumento di partecipazione al bene comune.
«Una società che garantisse lavoro solo a una piccola parte della popolazione esporrebbe molti a una condizione di inattività forzata, di assenza di responsabilità, di mancanza di impegni e stimoli quotidiani, con esiti di impoverimento umano e culturale in contrasto con l’elevato livello di sviluppo tecnico. Ci troveremmo di fronte a un paradosso di progresso materiale e regressione antropologica, in cui verrebbero meno le condizioni per una pace sociale giusta e stabile» (MH 154).introdurre cambiamenti strutturali e senza dare piena attuazione agli obiettivi di trasformazione del sistema di assistenza.
Il “cantiere comunitario” di legami e speranza
Leone XIV applica alla transizione digitale anche i criteri del lavoro “partecipato” e del lavoro “solidale” con una formula particolarmente significativa: “nessuno costruisce da solo”; il lavoro è il “cantiere comunitario” di legami, di fiducia, di speranza. È lo “spirito” di tutta la prima enciclica di Papa Leone, sottolineato dall’incipit: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.
L’enciclica descrive il lavoro come cooperazione, ascolto e dialogo: attraverso il lavoro le persone possono costruire insieme qualcosa che nessuno riuscirebbe a realizzare da solo.
Non migliora la vita delle persone
La partecipazione ha una dimensione sociale, perché il lavoratore contribuisce al bene comune; ha anche un’applicazione decisionale, perché dovrebbe poter avere voce nelle trasformazioni che riguardano il suo lavoro. Nel caso dell’IA, l’introduzione di nuove tecnologie non dovrebbe essere decisa esclusivamente dai proprietari del capitale o dagli specialisti, senza coinvolgere i lavoratori e le comunità interessate.
In questa logica, se il lavoro diminuisce o cambia radicalmente a causa di processi sottratti al controllo democratico, occorre ripensare le istituzioni, le politiche formative e i sistemi di protezione sociale. L’accesso al lavoro per tutti diventa un criterio per valutare la qualità umana di un modello di sviluppo. Per questo Magnifica Humanitas chiede di ripensare il rapporto tra lavoro e cittadinanza, affinché la disoccupazione non comprometta la partecipazione sociale.
Valeva ottant’anni fa per i Padri e le Madri costituenti della Repubblica italiana che interpretavano la dignità dei loro concittadini. Vale oggi per chi voglia governare la società dell’intelligenza artificiale.
Domenica, 7 giugno 2026
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Domenica, 20 settembre 2026