CARTOLINA / Venerdì 11 luglio 2025

• Attualissimi gli insegnamenti per i quali
Paolo VI lo ha proclamato patrono d’Europa •
“Annunciatore di pace” e “realizzatore di unione”: è la fotografia di san Benedetto da Norcia proposta da papa san Paolo VI quando lo proclamò patrono d’Europa.
A oltre sessant’anni di distanza (la proclamazione da parte di Paolo VI è del 1964) è ancora attuale quella foto del santo “monaco, fondatore del monachesimo in Occidente il cui pensiero ha favorito la nascita di una cultura europea”.
È drammaticamente attuale.
Allora si trattava di presentare agli europei una figura che attraverso la sua Regola e i monasteri dell’Ordine benedettino ha accompagnato le comunità non solo religiose, ma civili ed economiche dell’Europa nella lunga transizione dopo l’Impero Romano.
Oggi si tratta di recuperare la speranza e lo spirito che hanno dato vita all’Unione Europea nella seconda metà del secolo scorso: speranza e spirito che si stanno spegnendo sotto le bombe della guerra.
Messaggio congiunto dalla Chiesa padovana
All’incombere di questo rischio richiama esplicitamente il messaggio per la festa liturgica di san Benedetto, abate, copatrono d’Europa (11 luglio), che anche quest’anno scrivono congiuntamente il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, l’abbadessa di San Daniele (madre Maria Chiara Paggiaro) e gli abati di Santa Giustina (dom Giulio Pagnoni) e di Praglia (dom Stefano Visintin).
L’Unione europea presentando, a metà giugno, il piano di sburocratizzazione e alleggerimento normativo per accelerare gli investimenti nella difesa e così incentivare la spesa pubblica e privata in questo settore, esplicita un pensiero di fondo: si è costretti ad agire solo in base a come il mondo è e l’unico modo per garantire la pace europea è essere pronti a difendersi rapidamente. Sembra così che non vi sia più spazio per altre prospettive. (…)
La profezia della pace
Il messaggio è realistico, ma non cedevole sulla scelta tra guerra e pace. Contrappone la pace come profezia alla guerra come idolatria.
In un mondo in cui dilagano i conflitti e si palesano con la forza gli imperi politici ed economici, in un’Europa ferita dall’invasione in Ucraina, impaurita dal vacillare delle alleanze e preoccupata di riparare alla sua fragilità difensiva (…) l’illusione sta nel pensare che sicurezza e difesa siano sinonimi e che la pace si ottenga con il potenziamento della difesa bellica. (…)
La pace va invocata nella preghiera e va annunciata come profezia contro l’idolatria della guerra.
Vorremmo uscire dal mito della sicurezza in cui ci paralizza la paura e non possiamo accontentarci di pianificare la sopravvivenza, ma invece progettare la nostra vita. (…)
Il “lavoro” che attende noi europei
Mons. Claudio Cipolla, madre Maria Chiara Paggiaro, dom Giulio Pagnoni) e dom Stefano Visintin non citano in questa occasione la sintesi della Regola benedettina “Ora et labora”. Il loro messaggio ne rilancia però l’imperativo, perché contiene il “lavoro” che attende noi europei.
Parlare e adoperarsi per la pace è osare, sperare e realizzare ciò che appare impossibile. (…)
Per san Benedetto pace e carità sono inscindibili, non c’è pace senza giustizia e carità. (…)
Ecco perché investire in educazione e cultura, salute e sanità, lavoro dignitoso e benessere, cura del creato e innovazione significa investire nella sicurezza e nella pace, investire invece nelle armi e in relazioni politiche ed economiche di forza significa investire nelle diseguaglianze e nella guerra. (…)

Il testo
Il testo del messaggio per la festa liturgica di San Benedetto Solo la speranza nell’impossibile rende possibile la vita dell’umanità è disponibile nel sito della Chiesa padovana
In copertina
Iconografia di San Benedetto da Norcia proposta dalla pagina dell’Abbazia di Praglia.