• AltaVita ha esaltato fin dalla progettazione
lo stretto legame tra la longevità e il territorio
in cui il centro servizi è inserito •

• Quindici anni fa ottanta ospiti sono passati
dall’Arcella a Selvazzano, dove hanno continuato
a “fare casa” grazie alle persone di AltaVita •
La Festa del Santo è fin dalla nascita la Festa di Palazzo Bolis. Sono perciò grato per essere coinvolto nella Festa di questo 2026, che si è voluta speciale.
Saluto e ringrazio le persone di AltaVita: tutte. Loro “hanno fatto” Palazzo Bolis, dal 2011 ad oggi; molte tra loro anche da prima.
Saluto le persone che rappresentano oggi le istituzioni e le comunità coinvolte nella vita di Palazzo Bolis.
Vedo anche persone che queste stesse istituzioni e comunità rappresentavano 15 anni or sono: a loro rinnovo la mia riconoscenza per la parte che hanno avuto nel far nascere e poi nel far vivere questa struttura.
Il tessuto umano di piazza Beatrice de’ Claricini
C’è una specificità della sua storia pluricentenaria che AltaVita ha voluto esaltare con Palazzo Bolis: il legame tra il servizio agli anziani e il territorio in cui ci inserisce.
Piazza Beatrice de’ Claricini – progettata con il concorso dell’IRA e intitolata ad una benefattrice dell’Istituto – è la cartolina di questo legame.
Vi si trovano il centro servizi per la longevità assistita, il centro diurno Montegrande, il Centro Regionale per lo studio e la cura dell’Invecchiamento Cerebrale, il Distretto dell’Ulss Euganea, gli appartamenti protetti trasferiti al Comune di Selvazzano, un complesso residenziale. Ora inizia il servizio anche la Casa di Comunità.
Pensato da molti e realizzato con l’impegno di istituzioni e di persone, questo tessuto di servizi, per la parte di sua competenza, ha avuto nel direttore tecnico dell’IRA, l’architetto Amos Cilloni, un sarto accurato e preciso, attento al rispetto dei tempi e alle previsioni di spesa.
Sono bastati, infatti, quattro anni per passare dalle carte del progetto alla vita degli anziani in arrivo dalla residenza di via Guido Reni all’Arcella.
Ad ogni Festa del Santo per quattro anni
Ho ricordato che la Festa del Santo è la Festa di Palazzo Bolis fin dalla nascita. Sono più preciso: lo è fin dal concepimento.
Era il sabato della settimana del Santo il 16 giugno 2007 quando l’IRA consegnò i lavori all’impresa Maltauro. Quell’atto, solitamente amministrativo e privato, avvenne pubblicamente. Ebbe come testimoni i sindaci di Selvazzano, di Teolo e di Saccolongo e gli assessori di altri comuni del territorio.
Ci fu anche una grande presenza di cittadini nell’oratorio di San Michele a Selvazzano.
E in ognuno dei tre anni successi, proprio nella settimana della Festa del Santo, i rappresentanti delle comunità locali si sono ritrovati nel cantiere, per essere partecipi della nascita.
C’era – ovviamente – chi collaborava settimana dopo settimana alla nascita e dare fisonomia a Palazzo Bolis. Ricordo gli approfondimenti frequenti in municipio a Selvazzano con il sindaco Enoch Soranzo e con quasi tutti i suoi assessori.
Istituto di Riposo per Anziani. Amministrazione comunale e cittadinanza avvertivamo, infatti, che quello che stava nascendo in via Scapacchiò era materia non solo urbanistica; neppure era materia solo sociale.
Fin dal “concepimento” il Centro servizi – in quel giugno del 2007 non ancora battezzato con il nome del fondatore dell’IRA Giusto Antonio Bolis – era parte di un territorio e di una comunità. Era una comunità che si arricchiva.
Le fiaccole della Via Crucis ad illuminare il futuro
Questa consapevolezza non ha fatto partecipi solo gli amministratori comunali.
Il Venerdì Santo del 2010 Palazzo Bolis fu una delle Stazioni della Via Crucis celebrata dalla parrocchia di Selvazzano. La struttura era ancora un cantiere. Era buia come tutta la piazza. A illuminare il futuro c’erano le fiaccole della processione.
Erano una promessa di attenzione; soprattutto un segnale di comunione.
Attenzione e comunione preziosissime: le persone anziane di Palazzo Bolis le hanno fin da subito vissute da parte di Don Sandro Minarello, nel 2011 parroco di Selvazzano e quindi primo parroco di Palazzo Bolis.
Inserirsi in una parrocchia per una struttura pubblica come AltaVita è riconoscere che la dimensione religiosa è importante nella vita delle persone anziane, sia nell’esperienza individuale sia nelle espressioni collettive.
È questo uno dei contenuti di Palazzo Bolis. L’Oratorio di Sant’Antonio di Padova all’interno della struttura ne è la parte visibile. Il rapporto istituzionale con la Diocesi, la collaborazione con le parrocchie, la presenza fin dal primo giorno dell’associazionismo locale ne sono la struttura portante.
Accogliente, attrattiva e preziosa
A questo contenuto, come a tutti i contenuti di Palazzo Bolis, a cominciare da quello prioritario dell’accompagnamento sanitario e sociale della vecchiaia fragile, ha lavorato il segretario direttore generale Sandra Nicoletto.
C’era da progettare la natura di Palazzo Bolis e dei suoi contenuti assistenziali per arricchire l’offerta complessiva di AltaVita, arrivare alla loro realizzazione e poi verificane e adattarne la concretizzazione nella vita delle singole persone ospitate e nella vita professionale di tutti gli operatori del Centro servizi.
“Alla struttura di Selvazzano e a tutto il Personale che l’ha resa nel tempo un’opera straordinaria per il territorio, accogliente, attrattiva e preziosa, mi sento particolarmente legata. E per questo, mentre auguro un proficuo svolgimento dell’evento, mi crea un po’ di afflizione il fatto di non poter essere presente”.
Lo scrive la Dottoressa Nicoletto a proposito dell’appuntamento odierno.
Domande condivise tra operatori e familiari
Realizzare un’opera preziosa per il territorio, accogliente per le persone, attrattiva per le famiglie era l’obiettivo dell’Istituzione.
Accogliente, attrattiva e preziosa questa casa lo è stata fin dal primo giorno, 15 anni fa.
Lo hanno subito sperimentato le ottanta persone anziane che vivevano nella residenza di via Guido Reni e che in due giorni hanno cambiato casa.
Alessandra Magagna è stata l’ultima coordinatrice della vecchia residenza e la prima coordinatrice a Palazzo Bolis. Cito lei come nome collettivo di decine e decine di persone di tutti i settori di AltaVita che per mesi si sono poste alcune domande, professionali ma soprattutto umane.
Come modificare improvvisamente la vita di ottanta persone? Come non considerarle parte di un trasloco ma protagoniste di un progetto? Come farle sentire subito a casa a Selvazzano?
Le persone di AltaVita hanno cercato le risposte nella loro esperienza. Poi si sono reinventate a Palazzo Bolis in modo che gli anziani le vivessero come la sicurezza nella novità.
Anche in quella trasformazione le persone che lavorano in AltaVita non hanno avuto la presunzione di saper fare tutto da sole. Per settimane hanno condiviso le loro domande con i familiari degli anziani; hanno cercato insieme a loro le risposte.
Anziani, personale e familiari sono così riusciti a mantenersi comunità passando dagli spazi ristretti di via Guido Reni a quelli larghissimi di Palazzo Bolis.
Un permanente “trasloco esistenziale”
I cambiamenti non sono finiti con quel trasferimento.
La longevità è in questi anni in continua evoluzione.
Si è tenuta a fine maggio a Roma la seconda edizione del Vatican Longevity Summit. Aveva per tema “Riprogettare l’algoritmo del tempo” ed ha riunito premi Nobel e i massimi esponenti mondiali di longevità.
In questa prospettiva, immagino che le persone di AltaVita si trovino a gestire un “trasloco esistenziale” quasi permanente. Riguarda gli anziani loro affidati, le famiglie da cui provengono, i servizi pubblici che coordinano le risposte alla non autosufficienza da età. Riguarda anche loro, professionalmente, personalmente.
Dal Vatican Longevity Summit è nata la prima Carta Etica sull’Invecchiamento, che parte da questo principio: Custodire l’umanità del tempo vissuto.
È quello che le persone di AltaVita si impegnano a fare. Ci riescono perché sanno mantenersi comunità nel cambiamento.
È avvenuto nel passaggio da Via Guido Reni a Piazza De’ Claricini. Mantenersi comunità: è l’augurio che mi sento di fare in questo anniversario alle persone di Palazzo Bolis, a tutte le persone di AltaVita.
Palazzo Bolis, sabato, 13 giugno 2026
Il testo
Discorso di Tino Bedin, presidente di AltaVita tra il 2006 e il 2014, alla cerimonia per il 15° anniversario dell’apertura del Palazzo Bolis, il Centro servizi di AltaVita a Selvazzano Dentro.
In copertina
La facciata di Palazzo Bolis nel 2011, al momento dell’inaugurazione.
Ultimo aggiornamento
Domenica, 14 giugno 2026