• La scelta dell’Onu di proclamare il 2026 Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile: riconoscimento e valorizzazione dei cittadini attivi •

• Affrontando emergenze immediate e tenendo insieme pezzi della vita collettiva con i loro bisogni, il volontariato propone una società più equa e sostenibile •
Il volontariato è gratitudine, prima che gratuità. Per questo il Mercato non lo può misurare. Potrebbe farlo se fosse solo “gratis”, che è un termine economico; invece, il gratis dell’azione volontaria è una conseguenza della gratitudine per avere la possibilità di fare qualcosa di buono; per poter “fare la differenza” nella società.
I volontari sono, per definizione, distinti dalle imprese e più in generale dal Mercato, che è attualmente “guida” interpellata e ascoltata da Istituzioni e Politica. Il Mercato non ne prende facilmente atto e non rinuncia spontaneamente a farsi guida anche per il volontariato. Per questo lo misura con le sue scale di valore e di prezzi e i numeri che fa emergere sono “seducenti”.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha notato qualche mese fa: “Riflettiamo sui dati resi noti, recentemente, dall’Istat: quasi 5 milioni di persone – oltre il 9 per cento della nostra popolazione – che dedicano ogni anno 84 milioni di ore del proprio tempo. Non a sé stessi ma agli altri, a chi ne ha bisogno. Anche soltanto in termini economici rappresenta un patrimonio impressionante”. L’impegno equivale al lavoro di oltre 500 mila persone a tempo pieno.
Un miliardo di persone fa attività volontaria
“Un patrimonio basato sulla gratuità”: questa è stata, però, la chiosa immediata del Presidente Mattarella.
Vale in Italia; vale dovunque. Il Rapporto sullo stato del volontariato nel mondo 2026, pubblicato dalle Nazioni Unite, evidenzia che circa un miliardo di persone sulla Terra svolge attività di volontariato. Se questa attività fosse contabilizzata nei sistemi economici dei singoli Paesi, il suo valore complessivo genererebbe – dice il Rapporto – una delle più grandi economie del pianeta.
Ridurre il volontariato a una dimensione economica è però limitante, confermano anche le Nazioni Unite. È altrove che i volontari generano valore: dalla lotta alla povertà alla tutela dell’ambiente, dalla promozione della salute all’accesso all’istruzione. Da qui la scelta dell’Onu di proclamare il 2026 Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile: riconoscimento e ulteriore valorizzazione del ruolo decisivo dei cittadini attivi nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per la Terra. della valorizzazione del volontariato, sia in quanto “modello fondamentale dell’azione positiva e responsabile dell’individuo”, sia in quanto forma di impegno civico in cui la persona è “chiamata ad agire non per calcolo utilitaristico o per imposizione di un’autorità, ma per libera e spontanea espressione della profonda socialità che caratterizza la persona stessa” (Sentenza 75/1992).
I primi ad agire, gli ultimi ad andare via
I volontari “fanno notizia” nelle emergenze collettive. In questi mesi, ad esempio, tornano di attualità nomi, immagini, gesti della loro presenza nei paesi del Friuli devastati dal terremoto di mezzo secolo fa. E la memoria collettiva va anche più indietro, agli “angeli del fango” nella Firenze coperta dall’Arno nel 1966.
“Dalla risposta alle pandemie alle catastrofi naturali, dal peacebuilding allo sviluppo a lungo termine, i volontari sono spesso i primi ad agire e gli ultimi ad andare via”. Lo si legge nella Risoluzione 78/127 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a conferma di un’attitudine dalle dimensioni globali.
È un bisogno collettivo anche lo sviluppo sostenibile; è una condizione che riguarda tutte le persone ed è già un’emergenza diffusa.
Il volontariato ne può generare le soluzioni perché la Politica si impaurisce o perché il Mercato non ci guadagna? No. Questa è la situazione nella quali ogni giorno – in Italia e nel mondo – milioni di persone sostengono gratuitamente pezzi di umanità dolorante o scartata. Per bisogni collettivi come lo sviluppo sostenibile o come – drammaticamente in questo tempo – la pace, è invece la forma di convivenza su cui si fonda il volontariato che è in grado di fornire modelli di soluzioni.
Si sentono più inseriti nella società
È stata presentata alla fine di marzo, nell’ambito del programma di Modena Capitale del Volontariato 2026, la ricerca “Osservatorio Volontariato. Dono e agire gratuito”, promossa da Aiccon Research Center. Barbara Toci di Ipsos Doxa, che ha fornito il supporto scientifico, ha evidenziato un dato: il 71 per cento dei volontari attivi si sente incluso nella società più generale; la percentuale scende al 47 tra le persone che non hanno mai fatto volontariato e che non pensano di farne. Sono 24 punti percentuali di socialità di differenza.
Anche un secondo dato è eloquente: il 63,7 per cento dei volontari dichiara di agire per dare un contributo alla propria comunità; solo l’8,4 lo fa perché spinto dall’urgenza di bisogno di un’altra persona.
Non solo (e non tanto) partecipazione alle emergenze della comunità e delle persone, dunque: il volontariato è per sua natura “società”, perché è interazione fra persone. Affrontando emergenze immediate e tenendo insieme pezzi interi della vita collettiva con i loro bisogni consolidati, è in grado di immaginare una società più equa e sostenibile. “Il volontariato esprime una visione del mondo: quella della indivisibilità della condizione umana”, è un’altra annotazione del Presidente Mattarella. Ha poi riconosciuto: “Per nostra fortuna, l’Italia è ricca di volontari e di associazioni che raccolgono e organizzano queste energie civili”.
Domenica, 29 marzo 2026
In copertina
L’illustrazione è della fumettista Chiara Giorgi per la pagina del Gruppo regionale PD del Lazio.
Ultimo aggiornamento
Lunedì, 1 giugno 2026