Rendere giustizia è un servizio a persone e comunità

/

Comunicato di mons. Francesco Savino

Rendere giustizia è forma alta di responsabilità
umana e civile, che esige
libertà interiore, umiltà e vigilanza morale

Non compete a un vescovo suggerire un’opzione elettorale: sarebbe improprio sul piano istituzionale e riduttivo su quello spirituale. Ciò che compete, invece, è richiamare alcuni criteri di responsabilità civica che, in questo tempo, appaiono più necessari che mai.

Ogni squilibrio è costoso per i più deboli

Primo: custodire l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

L’autonomia reciproca non è una formalità, ma una garanzia per tutti. Quando i poteri smettono di bilanciarsi e di contenersi, la libertà diventa fragile; e a pagare per primi il prezzo di ogni squilibrio sono sempre i più deboli, i meno protetti, chi dispone di minori risorse culturali o relazionali per difendersi.

La testimonianza del giudice Rosario Livatino

Secondo: riconoscere che l’indipendenza della magistratura non è un privilegio di categoria, ma una tutela sostanziale dello Stato di diritto.

La giustizia, per essere giustizia, deve poter restare “distanza del giudizio” e non diventare prossimità al potere. È in questa distanza – fatta di regole, contrappesi, garanzie – che una democrazia misura la propria credibilità.

Desidero inoltre richiamare l’alta responsabilità del magistrato, la cui funzione non si esaurisce nell’applicazione della norma, ma domanda coscienza, rettitudine e senso del limite.

La testimonianza di Rosario Livatino, uomo delle istituzioni e servitore della giustizia, resta un riferimento luminoso per comprendere che giudicare è un servizio reso alla persona e alla comunità. Livatino ricordava che il compito del magistrato è anzitutto quello di decidere, e dunque di scegliere: un esercizio difficile, che esige libertà interiore, umiltà e vigilanza morale, mai atteggiamenti di protagonismo o di superiorità.

In questa prospettiva, il rendere giustizia non è mera tecnica del diritto, ma forma alta di responsabilità umana e civile, vissuta — per chi crede — anche come dedizione e preghiera. Non a caso egli affidava il proprio lavoro a quel Sub tutela Dei — sotto la tutela di Dio — che esprimeva, insieme, rigore, coscienza del limite e servizio al bene comune.

La democrazia non si sostiene da sé

Terzo: la partecipazione.

È stato richiamato più volte, anche in ambito ecclesiale, che la democrazia non si sostiene da sé e che l’astensionismo somiglia a una resa silenziosa. Per questo rivolgo un invito accorato: andate a votare, non disertate le urne.

Il voto non è un automatismo emotivo, ma un atto di coscienza e di discernimento: esige informazione corretta, lessico misurato, riconoscimento della legittimità del dissenso. Senza cittadine e cittadini che pensano e partecipano, lo spazio pubblico si restringe e la politica si riduce a comunicazione, o peggio a politica come brandizzazione.

Cassano all’Jonio, giovedì 12 marzo 2026

Il testo

Il testo è un estratto dal comunicato Custodire il dibattito, proteggere la Costituzione: mons. Francesco Savino rinuncia alla partecipazione al XXV Congresso di Magistratura democratica pubblicato dalla diocesi di Cassano all’Jonio.

La titolazione è della redazione di Euganeo.it

In Euganeo.it sullo stesso comunicato: Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro dei figli.

In copertina

Il giudice Rosario Livatino in un’immagine di Civiltà Cattolica.  Papa Francesco ha definito “martire della giustizia e della fede” il magistrato siciliano originario di Canicattì, il giorno della beatificazione, il 9 maggio 2021. Impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e alla tangentopoli siciliana e fervido credente, Rosario Angelo Livatino è stato assassinato all’età di 37 anni il 21 settembre 1990. La sua viene riconosciuta come morte di mafia; “ucciso per la fede in Cristo e nella Chiesa” è la motivazione che decreta la sua beatificazione.

About Us

In time of ancient gods, warlords and kings, a land in turmoil cried out for a hero. She was Xena, a mighty princess forged in the heat of battle. The power. The passion.