Una visione patologica della mobilità umana dal Sud al Nord del mondo

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Definire emergenza l’arrivo di persone dal mare in cerca di asilo, un fenomeno che con alti e bassi si ripete da anni, è la certificazione del fallimento nel governare.

“Emergenza migranti? Siamo seri”: premette l’editoriale del quotidiano “Avvenire” dedicato al decreto sull’immigrazione del Governo Meloni. Il titolo “Con civiltà per realismo” riassume appunto l’approccio “serio” che questa condizione dell’umanità merita: o meglio meriterebbe, visto, invece, l’approccio della Destra di governo. L’editoriale è firmato da Maurizio Ambrosini, professore ordinario di Sociologia dell’ambiente e del territorio nella facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali nell’Università degli Studi di Milano. Autore di monografie e pubblicazioni, nazionali ed internazionali, su temi sociologici riguardanti le migrazioni, il professor Ambrosi era già intervenuto il 10 marzo, sempre con un editoriale di “Avvenire”, sul cosiddetto Decreto Cutro, concludendo: “Era francamente difficile fare peggio, dopo una tragedia che ha scosso il Paese, e dopo la quale ci si aspettava almeno un sussulto di umanità”.

Nell’editoriale di giovedì 13 aprile analizza invece la dichiarazione dello “stato di emergenza su tutto il territorio nazionale a seguito dell’eccezionale incremento dei flussi di persone migranti attraverso le rotte del Mediterraneo”, dichiarato dal governo l’altro ieri.

L’articolo integrale è disponibile sul sito Avvenire.it. Qui un invito alla lettura.

Avvenire
13 aprile 2023

Maurizio Ambrosini

In chiaro affanno di fronte all’imprevisto aumento degli approdi, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza. (…)

Ricordiamo che stiamo parlando di 31.000 persone sbarcate in Italia al 12 aprile, di certo molte di più che negli ultimi anni, ma con cifre paragonabili a quelle degli anni centrali del passato decennio, quando gli sbarchi superavano quota 150.000 ogni anno. Per contro, nel 2022 in pochi mesi l’Italia ha meritoriamente accolto circa 170.000 profughi ucraini, mentre il decreto-flussi per il 2023 varato dal medesimo governo dell’allarme sbarchi prevede oltre 80.000 ingressi per lavoro. (…). Dunque (…) i numeri c’entrano abbastanza poco, conta molto di più l’interpretazione dei numeri e la loro trasformazione in minacce sociali oppure in flussi accettabili e governabili. (…)

Definire come emergenza l’arrivo di persone dal mare in cerca di asilo, un fenomeno che con alti e bassi si ripete da anni, è invece la certificazione del fallimento nel governare questo tipo di flussi, insieme al rilancio di una visione patologica della mobilità umana dal Sud al Nord del mondo, non importa se motivata da guerre e persecuzioni. Il poco lusinghiero precedente è la proclamazione di un analogo stato di emergenza da parte di un governo Berlusconi, niente meno che per gestire la presenza di gruppi di rom nelle grandi città.

Immagine di CG (particolare) da Gruppo consiliare PD Regione Lazio