Le nostre patrie europee, la nostra Patria Europa

/

Discorso di Alcide De Gasperi

Aprile 1954: questo il progetto per trecento parlamentari del Vecchio Continente

Signori presidenti, miei cari amici, l’onore che mi fate a chiamarmi a presiedere la Conferenza parlamentare europea a Parigi mi tocca vivamente. (…)

 Voi sapete che il nostro obiettivo principale è di facilitare i lavori e di provocare l’incontro dei parlamentari delle nostre Assemblee.

Le nostre riunioni non sono destinate e prendere decisioni politiche che spettano ai Parlamentari, detentori delle sovranità nazionali, ma sono liberi incontri, colloqui tra le varie tendenze e le varie nazionalità, un foro nel quale possono confrontarsi pareri diversi, ma tutti egualmente animati dalla preoccupazione del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa. (…)

Comunanza di vita pacifica ed evolutiva

 Proprio in questa sala, io sono stato citato a comparire or non sono molti anni, per ascoltare le sanzioni della guerra. Oggi, noi ci riuniamo in piena fiducia per adoperarci all’unione dei nostri popoli. (…)

La vera e solida garanzia della nostra unione consiste in una idea architettonica che sappia dominare dalla base alla cima, armonizzando le tendenze in una prospettiva di comunanza di vita pacifica ed evolutiva. Io non credo che questo pensiero dominante possa esserLe nostre riunioni non sono destinate e prendere decisioni politiche che spettano ai Parlamentari, detentori delle sovranità nazionali, ma sono liberi incontri, colloqui tra le varie tendenze e le varie nazionalità, un foro nel quale possono confrontarsi pareri diversi, ma tutti egualmente animati dalla preoccupazione del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa. (…)

L’idea liberale e la solidarietà operaia

 Mi pare che questa idea dominante non possa essere rappresentata dal solo concetto liberale sull’organizzazione e l’uso del potere politico. Questo concetto, tuttavia, il quale presuppone le libertà essenziali alla base della vita pubblica, costituisce un elemento indispensabile all’elaborazione di quelle linee architettoniche fondamentali per l’edificio che stiamo per costruire.

Né potrebbe bastare a questa costruzione la sola idea della solidarietà della classe operaia.

Eppure questa solidarietà, superando col suo impulso internazionalista le frontiere degli Stati, potrebbe sembrare la meglio qualificata per frenare e reprimere gli eccessi dei nazionalismi, favorendo lo slargamento del mercato del lavoro e delle merci. In dati momenti storici, essa ha infatti agito in questo senso, ma talvolta anche in senso inverso.

Il ruolo del movimento operaio

 Le cause di debolezza in questi casi sono diverse, e talune derivano precisamente dall’eccessiva limitazione dello spazio vitale della classe operaia. A causa di questa limitazione gli operai sono spinti a cercare la soluzione dei loro problemi nella lotta di classe all’interno dei rispettivi paesi; ed in questa lotta hanno, talvolta, perduto la coscienza di quella che è la caratteristica più importante del Movimento Europeo, cioè la coscienza della funzione eminente, non dello Stato o della collettività, ma dell’uomo e della persona umana.

Oggi una parte della classe operaia subisce la suggestione dello Stato e si trova per il momento in contrasto con l’ideale europeo, indebolendo il ruolo che potrebbe esercitare il movimento operaio in opposizione con le tendenze totalitarie del bolscevismo. Né bisogna però sottovalutare il contributo che proprio dall’umanesimo che si trova all’origine del movimento socialista può essere portato alla formazione dell’unità morale dell’Europa.

Il patrimonio culturale e spirituale della civiltà comune

 Se la solidarietà della classe operaia non è sufficiente a costituire da sola la base di quell’unità, la solidarietà di altri interessi, industriali e agricoli, lo sarebbe ancor meno.

Certo, per l’unità europea lo slargamento del mercato comune è un argomento che offre la sua importanza, ma la libera concorrenza che ne sarebbe la conseguenza presenta anch’essa degli aspetti negativi che possono esser ridotti soltanto dalla forza di un sentimento o di un’idea capace di stimolare la coscienza e la volontà. Questo sentimento, quest’idea, appartengono al patrimonio culturale e spirituale della civiltà comune.

Se con Toynbee io affermo che all’origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo, non intendo con ciò introdurre alcun criterio confessionale esclusivo nell’apprezzamento della nostra storia. Soltanto voglio parlare del retaggio europeo comune, di quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria.

Non un’idea dominante, ma un’idea comune

È vero che queste forze spirituali rimarrebbero inerti negli archivi e nei musei se l’idea cessasse di incarnarsi nella realtà viva di una libera democrazia che, ricorrendo alla ragione e all’esperienza, si dedichi alla ricerca della giustizia sociale; è vero anche che la macchina democratica e l’organizzazione spirituale e culturale girerebbero a vuoto se la struttura politica non aprisse le sue porte ai rappresentanti degli interessi generali e in primo luogo a quelli del lavoro.

Dunque, nessuna delle tendenze che prevalgono nell’una o l’altra zona della nostra civiltà può pretendere di trasformarsi da sola in idea dominante ed unica dell’architettura e della vitalità della nuova Europa, ma queste tre tendenze opposte debbono insieme contribuire a creare questa idea e ad alimentarne il libero e progressivo sviluppo.

Parigi, mercoledì 21 aprile 1954

Il testo

Il 21 aprile 1954, Alcide De Gasperi pronunciò uno dei suoi discorsi più emblematici alla Conferenza Parlamentare Europea tenutasi a Parigi. Questo intervento, noto come La nostra patria Europa, rappresenta il suo testamento politico e spirituale, pronunciato pochi mesi prima della sua morte. La conferenza riunì circa 300 parlamentari provenienti dai paesi del Consiglio d’Europa, dalla Svizzera e dall’Austria.

Il testo è conservato in: Archivi Storici dell’Unione Europea, ASUE – Fondo Alcide De Gasperi, Esteri, III, Europa, 7. Il discorso completo è disponibile nel sito La nostra Patria Europa.

L’estratto e la titolazione sono della redazione di Euganeo.it.

L’autore

Alcide De Gasperi (Pieve Tesino-TN, 3 aprile 1881- Sella di Valsugana-TN, 19 agosto 1954). Euganeo.it pubblica il discorso in occasione del 71° anniversario della sua scomparsa. Il testo conferma che De Gasperi, oltre ad essere stato, nel secondo dopoguerra, ricostruttore d’Italia e padre della Repubblica italiana, è considerato padre cofondatore dell’Unione europea.

In copertina

Alcide De Gasperi in un’infografica della Delegazione del Partito Democratico al Parlamento europeo.

About Us

In time of ancient gods, warlords and kings, a land in turmoil cried out for a hero. She was Xena, a mighty princess forged in the heat of battle. The power. The passion.