Impoverire il mondo non conviene agli europei

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Fed, tassi ed i Paesi emergenti
Gli effetti su aree geograficamente lontane si riverberano in casa nostra

Periodicamente l’economista Paolo Raimondi mi segnala gli articoli che assieme a Mario Lettieri, che è stato sottosegretario all’Economia nel secondo governo Prodi, scrivono sul quotidiano economico “Italia Oggi”. Si tratta molto spesso di letture economiche globali, che aiutano non solo a conoscere situazioni internazionali che non fanno notizia, ma anche a capire le conseguenze per noi italiani di scelte che apparentemente non ci riguardano.
Per esempio, si fa presto a dire “Made in China” di molti prodotti; ma è proprio così? “Le sanzioni imposte a Pechino non colpiscono solo la Cina ma anche quei Paesi connessi alla sua “catena di approvvigionamenti”. Le merci cinesi che vanno nel resto del mondo non sono prodotte esclusivamente in Cina, ma soprattutto nei Paesi dell’Asia e dell’Africa che fanno parte della sua filiera produttiva”, ci informano il 4 marzo Lettieri e Raimondi.
E mentre ci interroghiamo, addolorati, sul naufragio di migranti a Cutro, ecco una causa che viene prima degli scafisti: “L’ultimo rapporto della Banca Mondiale rileva che alla fine del 2024 il pil dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo resterebbe del 6% sotto di quello registrato prima della pandemia. Per 37 Paesi poveri la situazione sarà molto peggiore. Nell’Africa sub-sahariana si stima un aumento del tasso di povertà assoluta nel biennio 2023-4”. Lo raccontano ancora Mario Lettieri e Paolo Raimondi.

Italia Oggi
4 marzo 2023

Mario Lettieri / Paolo Raimondi

Il continuo aumento dei tassi d’interesse da parte della Fed, seguito a ruota dalla Bce, sta avendo conseguenze catastrofiche soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. (…)
Per loro si prevedono un lungo periodo di debiti crescenti e pochi investimenti. I capitali, infatti, saranno assorbiti dalle economie avanzate a loro volta colpite da tassi e debiti alti. (…)
Il vero problema, soprattutto per noi occidentali, è che si prendono iniziative prettamente geopolitiche legate alla sicurezza e alla forza militare, spesso senza valutarne le conseguenze economiche e sociali in altre parti del mondo. Gli effetti impattano i Paesi geograficamente lontani ma poi si riverberano in casa nostra. Di solito, quando i governi sono costretti a ridurre i bilanci, tagliano le spese sociali. Ciò porta all’instabilità politica e a rivolte popolari.
Globalmente siamo di fronte a delle situazioni peggiori di quanto sperimentato, a cavallo del primo decennio di questo secolo, quando la speculazione sui beni alimentari ha mischiato l’inflazione con le cosiddette “primavere arabe”. (…)
Il mondo sta pagando un altissimo prezzo. Le cause, secondo noi, sono l’acquiescenza della Fed di fronte a una finanza aggressiva, i suoi errori di valutazione e i suoi mancati interventi. (…)
In Europa non c’è da stare tranquilli. La Bce ha sempre dimostrato la sua “straordinaria indipendenza”, ma ripetendo qualche mese dopo gli stessi errori della Fed.

Estratto e titolazione a cura della redazione di Euganeo.it