• La sua morte in Congo non è mai stata “un caso”,
ma continua a porre interrogativi •

• Aveva stretto nella sua vita un forte legame tra l’esperienza di fede personale e l’attività diplomatica •
• Due Carrare (Padova), 21 febbraio 2026 •
Caro Tino,
domenica 22 febbraio saranno cinque dall’assassinio di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo. In quell’attentato con lui morirono il carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci, e l’autista, Mustapha Milambo.
La loro morte non è stata mai un “caso”.
Il 22 febbraio 2021
Mi hanno colpito queste parole di Salvatore Attanasio: “In questi anni mi hanno ferito l’indifferenza e l’incapacità di incidere da parte di chi avrebbe potuto fare qualcosa per arrivare alla verità. Mio figlio rappresentava l’Italia. Continuiamo a cercare con costanza e tenacia la verità, che è ancora tutta da scrivere. Mancano troppe tessere al mosaico. Di sicuro non è stato un attacco casuale, ma pianificato a tavolino con cura”.
Il 22 febbraio del 2021, Luca Attanasio era in missione diplomatica diretto a Rutshuru, nel nord Kivu, al confine con il Rwanda.su un convoglio del Pam, il-Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Il convoglio su cui viaggiava venne attaccato a colpi di arma da fuoco a Kibumba, a nord di Goma, durante un tentativo di rapimento poi fallito. Gravemente ferito all’addome, Attanasio morì poco dopo presso l’ospedale delle Nazioni Unite di Goma.
Aspettando il calendario del Senato
Mi auguro che in questo quinto anniversario della morte serva a mantenere viva l’eredità del diplomatico, il suo impegno per la pace, la cooperazione internazionale e l’attenzione verso gli ultimi. E magari anche a continuare a considerare un “caso” nazionale ed internazionale quella morte.
Nel novembre scorso è stata presentata in Senato una proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentared’inchiestasulla mortedi Attanasio e Iacovacci e Milambo e sulla morte del cooperante Mario Paciolla, trovato privo di vita in Colombia, dove collaborava con le Nazioni Unite. La proposta non è stata ancora calendarizzata per la discussione in Senato.
Loredana Dal Molin
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Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, preside domenica 22 febbraio la santa messa di suffragio per Luca Attanasio nella chiesa di San Giorgio a Limbiate, la città lombarda in cui vivono i genitori dell’ambasciatore assassinato.
La presenza del cardinale Parolin è segno di vicinanza alla famiglia e alla comunità di Limbiate. Sottolinea anche il forte legame che Luca Attanasio aveva stretto nella sua vita tra l’esperienza di fede personale e l’attività diplomatica. È per questo che il suo nome compare nell’elenco dei Nuovi martiri. 433 storie cristiane nell’Italia di oggi, stilato da Luigi Accattoli e Ciro Fusco, in occasione del Giubileo della Speranza e pubblicato da San Paolo Edizioni.
L’omelia dell’arcivescovo Mario Delpini
È un legame che cinque anni fa, il 27 febbraio, è stato “raccontato” da mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, durante il funerale di Luca Attanasio nella chiesa di Limbiate. L’arcivescovo, ispirandosi alla pagina del capitolo 25 nel Vangelo di Matteo, nella sua omelia immagina un dialogo tra il Signore Luca Attanasio.
Proprio come memoria nel quinto anniversario ne propongo un estratto. Vi si leggono le “vocazioni” personale e civile dell’ambasciatore assassinato. Alla fine, c’è anche la preoccupazione “perché dopo il clamore scenderà il silenzio, dopo la notorietà arriverà l’oblio”
“Da dove vieni, Luca, fratello mio?”
Il Signore dirà: “Da dove vieni, Luca, fratello?”.
E Luca risponderà: “Vengo da una terra in cui la vita non conta niente; vengo da una terra dove si muore e non importa a nessuno, dove si uccide e non importa a nessuno, dove si fa il bene e non importa a nessuno. Vengo da una terra in cui la vita di un uomo non conta niente e si può far soffrire senza motivo e senza chiedere scusa!”.
“Ecco: troppo breve la vita”
Il Signore dirà: “Perché ti volgi indietro, Luca, fratello mio?”.
E Luca risponderà: “Mi volgo indietro perché considero quello che resta da fare, considero l’incompiuto che attende il compimento, le promesse che avrei dovuto onorare, la missione che avrei dovuto compiere. Ecco: troppo breve la vita. Ecco, troppe attese sospese! Perciò mi volgo indietro!”.
E il Signore dirà: “Non volgerti indietro, Luca, fratello mio. Troppo breve è stata la tua vita, come troppo breve è stata la mia vita. Eppure, dall’alto della croce si può gridare: È compiuto! come nel momento estremo si può offrire il dono più prezioso, senza che il tempo lo consumi. Perciò non volgerti indietro, Luca, fratello mio; entra nella vita di Dio: tu sarai giovane per sempre!”
“Perché piangi, Luca, fratello mio?”
E il Signore dirà ancora: “Perché sei ferito, Luca, fratello mio?”
E Luca risponderà: “Sono ferito perché ci sono paesi dove la speranza è proibita, dove l’impresa di aggiustare il mondo è dichiarata fallita, dove la gente che conta continua a combinare i suoi affari e la gente che non conta continua a ferire e ad essere ferita. Ecco perché sono ferito”.
E il Signore dirà ancora: “Perché piangi, Luca, fratello mio?”
E Luca risponderà: “Piango perché piangono le persone che amo; piango perché dopo il clamore scenderà il silenzio, dopo la notorietà arriverà l’oblio: chi si prenderà cura delle giovani vite che io non vedrò camminare nella vita”.
E il Signore dirà: “Non dire così, Luca, fratello mio. La tua partenza non diventerà una assenza, la tua presenza nella gioia del Padre non sarà una distanza. Non piangere più, Luca, fratello mio!”.
In copertina
Nell’illustrazione della fumettista Chiara Giorgi per la pagina del Gruppo regionale PD del Lazio l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista, Mustapha Milambo.