• Nel ricordo di Alcide De Gasperi, l’amarezza dell’arcivescovo di Trento mons. Lauro Tisi

• L’omelia nella Messa di suffragio a Sella Valsugana •
DIARIO DI COMUNITÀ / Mercoledì 20 agosto 2025
“Con falsi nomi chiamano impero il rapinare, l’ammazzare, il violentare. E dove fanno il deserto, la chiamano pace”. Con questa citazione di Tacito, l’arcivescovo di Trento mons. Lauro Tisi ha aperto l’omelia della Messa in suffragio di Alcide De Gasperi, celebrata nella chiesa di Sella Valsugana nel pomeriggio di martedì 19 agosto, nel 71° anniversario della morte dello statista trentino.
Parole antiche, ma che – ha sottolineato l’arcivescovo – descrivono perfettamente la realtà odierna: “Molti leader mondiali si proclamano uomini di pace, mentre distruggono intere popolazioni”.
De Gasperi, Schuman e Adenauer: un’altra statura morale
In netto contrasto con i “guerrafondai” del presente, l’arcivescovo ha ricordato figure come De Gasperi, Schuman e Adenauer: “Uomini di ben altra grandezza, capaci di guardare alla complessità senza semplificazioni ingannevoli”. Il silenzio complice davanti alle ingiustizie, ha ammonito l’arcivescovo, è connivenza: “È arrivato il momento di dire le cose come stanno”.
Il crollo del diritto e il tradimento delle conquiste del dopoguerra
Monsignor Tisi ha espresso amarezza per la situazione attuale delle istituzioni internazionali: “Quanto è triste vedere dove è arrivato l’Onu, cosa resta dei diritti umani e delle conquiste del dopoguerra! Mai avrei pensato, anche solo dieci anni fa, di dover vedere il diritto rotolare così in basso”.
La radice del male: individualismo e perdita di relazione
Secondo l’arcivescovo, la crisi contemporanea nasce dall’individualismo dominante: “L’uomo ha cominciato a pensarsi come un “io” che cammina senza dover rispondere a nessuno. Ma quando dico “io” chiamo in causa una moltitudine di volti: esisto con gli altri e per gli altri”. Questa deriva, ha aggiunto, porta a una società governata da algoritmi, logiche economiche e finanziarie, dimentica della dimensione umana.
De Gasperi, esempio di umiltà e dialogo
Il ricordo di Alcide De Gasperi, ha concluso mons. Lauro Tisi, diventa un appello al presente: “La sua grandezza stava nel sapersi distaccare da sé, dal potere, dal denaro, perfino dalle proprie idee. Non volle governare da solo, ma cercò un governo che tenesse insieme istanze diverse. È un insegnamento attualissimo”.
Un invito a trasformare l’ammirazione in impegno concreto: “Chiediamo la grazia di passare dalla contemplazione alla pratica di questo stile”.
La citazione
Tacito, scrittore romano del primo secolo dopo Cristo, nel libro Agricola (98 d.C.), dedicato a suo suocero Giulio Agricola, governatore della Britannia, fa pronunciare un celebre discorso a Calgaco, capo del popolo dei Caledoni che, nell’83 o nell’84, si scontrarono al Monte Graupio, nella Scozia settentrionale, con le truppe romane del governatore della Britannia, Gneo Giulio Agricola.
Ne riportiamo l’explicit (le parole finali).
“Dopo di noi non ci sono più altre tribù, ma soltanto scogli e onde e un flagello ancora peggiore, i romani, contro la cui prepotenza non servono come difesa neppure la sottomissione e l’umiltà.
“Razziatori del mondo, adesso che la loro sete di universale saccheggio ha reso esausta la terra, vanno a cercare anche in mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare.
“Loro bramano possedere con uguale smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero. Fanno il deserto, e lo chiamano pace”.
In copertina
Infografica del Partito Democratico lombardo nell’anniversario della morte di Alcide De Gasperi.