CARTOLINA / Natale 2025

• Va oltre la celebrazione e cambia il mondo.
Diventa progetto di comunità, anche programma politico •
Immaginare il mondo come il Natale.
È stata la speranza di San Francesco; era così necessaria che l’ha resa visibile nel primo Presepio a Greccio.
È la speranza di cui ha drammaticamente bisogno il nostro tempo.
La coltiveremo insieme nell’anno centenario del Poverello.
A 800 anni dalla morte di San Francesco
Il prossimo 4 ottobre saranno passati 800 anni dal giorno della sua morte. Appena un anno prima, nel Cantico delle Creature, l’aveva chiamata Sorella: Laudato sii, o mio Signore, per nostra sora Morte corporale. L’aspettava, dunque, non per concludere la sua vita, ma come sorella in nuovi giorni.
Può essere sempre Natale, suggerisce l’esperienza di San Francesco.
“Che questo spirito che stiamo celebrando già questa sera, e nei prossimi giorni e nel Natale, magari che sia tutto l’anno”, suggerisce ora Papa Leone, dialogando il 16 dicembre con gli alunni della scuola pontificia Paolo VI di Castel Gandolfo.
Il Natale che non è un giorno sul calendario, ma vita quotidiana, va oltre la celebrazione e cambia il mondo. Diventa progetto di comunità, anche programma politico.
Facendo gli auguri natalizi a circa 400 parlamentari cattolici italiani, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha detto loro che il Natale è “non una celebrazione, non una commemorazione storica” bensì “un invito al presente” per “riscoprire le vere ragioni della fraternità e il bene sommo della pace”.
Nello “Spirito di Assisi”
Immaginare il mondo come Natale – nella speranza di San Francesco – è, necessariamente, costruire un mondo di pace.
“San Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, invitò i leader religiosi del mondo ad Assisi a pregare per la pace: mai più l’uno contro l’altro, ma l’uno accanto all’altro. Fu un momento storico, una svolta nei rapporti tra le religioni. Nello “spirito di Assisi”, anno dopo anno, sono continuati questi incontri di preghiera e dialogo, che hanno creato un clima di amicizia tra i leader religiosi e hanno accolto tante domande di pace. Il mondo oggi pare essere andato nella direzione opposta, ma noi ricominciamo da Assisi, da quella coscienza del nostro compito comune, da quella responsabilità di pace”.
Papa Leone ne ha parlato all’incontro di preghiera per la pace del 28 ottobre scorso al Colosseo di Roma. Nel prossimo anno l’incontro tornerà ad Assisi, quarant’anni dopo il nuovo inizio.
Dio chiederà conto a chi non ha cercato la pace
Lungo tutto quest’anno francescano è necessario far sentire l’appello dei credenti che si è alzato dal Colosseo. Papa Leone ce lo propone anche come scelta politica.
Con la forza della preghiera, con mani nude alzate al cielo e con mani aperte verso gli altri, dobbiamo far sì che tramonti presto questa stagione della storia segnata dalla guerra e dalla prepotenza della forza e inizi una storia nuova.
Non possiamo accettare che questa stagione perduri oltre, che plasmi la mentalità dei popoli, che ci si abitui alla guerra come compagna normale della storia umana.
Basta! È il grido dei poveri e il grido della terra.
Basta! Signore, ascolta il nostro grido!
La cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile. Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo.
«Mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio. La pace è la priorità di ogni politica.
Dio chiederà conto a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra».
Questo è l’appello che noi leader religiosi rivolgiamo con tutto il cuore ai governanti. Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli.
Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace!
E se il mondo fosse sordo a questo appello, siamo certi che Dio ascolterà la nostra preghiera e il lamento di tanti sofferenti.
Perché Dio vuole un mondo senza guerra. Egli ci libererà da questo male!

In copertina
Affresco nella grotta del primo presepe allestito da San Francesco a Greccio. Fonte: Il cammino di Francesco.