Giovanni Paolo II: il capitalismo non è l’unica via

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CARTOLINA / Domenica, 25 gennaio 2026  

Jas Gawronski: «Dissi a Wojtyla che mi pareva un po’ comunista». Il Corriere della Sera di domenica 25 gennaio titola così la bella intervista che Aldo Cazzullo fa allo “storico” giornalista Jas Gawronski, che compirà novant’anni il 7 febbraio prossimo.

C’è molta della storia italiana e mondiale a cavallo del millennio nell’intervista: è tutta da leggere sia per le risposte che per le domande.

Come il titolista del Corriere così anch’io sono stato però attratto dal ricordo di Jas Gawronski su Giovanni Paolo II. Questo ricordo rinvia, infatti, ad una delle lezioni inascoltate del Papa polacco. Non è solo memoria; è idea per questo tempo.

Ecco, prima di tutto, il racconto della “prima e unica intervista di Giovanni Paolo II. La prima intervista concessa da un Papa”, come ricorda il giornalista Gawronski al giornalista Cazzullo a proposito di un’intervista.

La mia è un’intervista vera, registrata su nastro, durata quasi due ore, in cui non si parla mai di cose religiose o morali, di aborto o di matrimonio, ma solo di politica, in particolare di rapporti Est-Ovest.

Che cosa chiese al Papa?

Gli feci anche una domanda provocatoria: “Santità, ascoltandola mi sembra di capire che lei sia più favorevole al comunismo che al capitalismo”. Del comunismo parlava non dico con ammirazione ma con interesse, a causa dell’impegno per i poveri, per gli infermi.

Cosa rispose Wojtyła?

Che non bisogna guardare la mano ma vedere cosa fa la mano. Una risposta molto polacca.

Jas Gawronski è figlio di Jan Gawronski, diplomatico polacco. Quando parla di una risposta molto polacca, ha certamente ragione.

Da parte mia, non conoscendo né la lingua né la cultura polacche, la risposta di Papa Giovanni Paolo II rimanda direttamente alla Dottrina sociale della Chiesa.

All’inizio degli anni Novanta, dopo la sconfitta storica del comunismo sovietico, Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Centesimus annus. È il Primo Maggio 1991, Festa di San Giuseppe Lavoratore; sono passati cento anni dalla Rerum novarum, la prima enciclica sociale della Chiesa cattolica, scritta da Papa Leone XIII, al quale ora si richiama il “nostro” Papa Leone XIV.

La caduta di tale “blocco” [il comunismo] non deve indurre a un acritico accettare il capitalismo come unico modello di organizzazione economica.

Occorre impegnarsi perché il capitalismo non diventi una forma di idolatria del mercato.

Il fatto che un sistema abbia sconfitto un altro non significa che esso sia moralmente accettabile in tutti i suoi aspetti. (Centesimus annus, n. 42)

Nuova responsabilità per i cristiani

IPrima e contestualmente alla Centesimus annus Papa Giovanni Paolo II inquadra puntualmente la questione.

L’anno prima ne parla ai vescovi dell’America Latina.

La caduta del comunismo non significa la vittoria del capitalismo.

Essa apre una nuova responsabilità per i cristiani: impedire che il mercato diventi l’unico criterio di verità e giustizia.

Nelle settimane della pubblicazione della Centesimus annus si tiene un incontro dei Movimenti popolari cattolici e Papa Wojtyla insiste.

Il cristiano non può accettare che il mercato sia l’unica legge.

Dopo la fine del comunismo, cresce la tentazione di credere che il capitalismo sia l’unica via.

Ma il Vangelo chiede di difendere l’uomo da ogni forma di idolatria, anche quella del mercato.

Evidente l’incapacità del mercato

Bisogna (…) vedere cosa fa la mano, si è sentito rispondere Jas Gawronski. Giovanni Paolo II lo aveva raccomandato fin dall’inizio degli anni Novanta ai cattolici di tutto il mondo ed anche a chi aveva capacità di guidare le comunità. Non è stato ascoltato, in particolare in Occidente. Opinioni pubbliche e governanti hanno preferito credere che il capitalismo sia l’unica via.

Idolatria, proprio come stigmatizzava la Centesimo annus: perché anche nel nostro tempo, quando è evidente l’incapacità del mercato di dare risposte complete alle persone e alle comunità è evidente, non si cercano strade alternative.

Il testo

 L’intervista di Aldo Cazzullo sul Correre della Sera: Jas Gawronski: «Dissi a Wojtyla che mi pareva un po’ comunista. Trump? Un matto totale, non credo che finirà il mandato».

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