Il Sud del mondo non tornerà ad essere una colonia

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Articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Da gennaio l’India guida gli undici paesi Brics, concepiti vent’anni fa per rinvigorire l’ordine multilaterale

Dall’inizio di gennaio la presidenza dei Brics è passata all’India che propone un programma basato sulla “Costruzione della resilienza, dell’innovazione, della cooperazione e della sostenibilità”. Sarà un passaggio molto importante per il Gruppo di undici paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Egitto, Etiopia, e Indonesia). Oggi i Brics rappresentano 4 miliardi di abitanti, il 41% del pil globale, se calcolato in parità di potere d’acquisto (ppa), il 37% del commercio globale e oltre il 50% della capacità energetica totale. Il loro pil sorpassa quello del G7.

Trump non riuscirà a sottometterli

Singolarmente ogni paese membro ha i suoi problemi, anche gravi. Si veda la situazione odierna in Iran, ma crediamo che nessuno al mondo possa ergersi come esempio immacolato. (…)

Non è difficile pensare che la presidenza Trump farà di tutto per sabotare e fermare il processo di cooperazione tra i membri e i partner del Gruppo. Lo ha ripetuto tante volte con il solito linguaggio volgare e violento. Ma il Sud del mondo non può, e non vuole, sottomettersi ai suoi dettami. D’altra parte, tutti questi paesi hanno già sperimentato nei secoli passati un doloroso e disastroso processo di colonizzazione. Perché ora dovrebbero accettarne un altro?

Le politiche non si misurano in dichiarazioni, ma in fatti!

Chi si chiede in questi giorni perché i Brics non rispondono immediatamente alle mosse neoimperialiste degli Usa in Venezuela, in Groenlandia, nell’intero emisfero occidentale e altrove, non ha ancora capito come funziona il Gruppo dei Brics e come si esprime la sua politica internazionale.

Le politiche non si misurano in dichiarazioni, ma in fatti! (…)

I Brics sono stati concepiti vent’anni fa per rinvigorire l’ordine multilaterale e anche per sottrarsi agli effetti devastanti della grande crisi finanziaria globale. (…)

Per creare una piattaforma economica, finanziaria e tecnologica, non ideologica, di cooperazione per i mercati emergenti e per le economie in via di sviluppo, la presidenza indiana ha tre obiettivi: lo sviluppo dell’economia reale, delle infrastrutture e del digitale; il rafforzamento della Ndb attraverso l’uso delle monete locali e più strumenti di finanziamento; la riforma della governance globale per contare di più in tutti gli organismi internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite. L’obiettivo evidente è rappresentare meglio gli interessi del cosiddetto Sud globale.

Responsabilità, non rivalità, multipolare

La presidenza indiana dei Brics nel 2026 sarà, quindi, un test per verificare se le potenze emergenti possono esercitare la leadership senza replicare gli eccessi di un’egemonia in declino.

La posizione economica sempre più aggressiva e unilaterale degli Stati Uniti ha accelerato la frammentazione globale, erodendo la legittimità dell’ordine che cercano di preservare. In questo contesto, i Brics si pongono più come un correttivo necessario, verso la responsabilità multipolare piuttosto che verso la rivalità multipolare.

Venerdì, 23 gennaio 2026

Il testo

L’articolo ci è segnalato da uno degli autori, Paolo Raimondi. Qui si può leggere un estratto, elaborato e titolato da Euganeo.it.

Con il titolo Brics. La Presidenza passa all’India è pubblicato da Notizie Geopolitiche, quotidiano indipendente di geopolitica e politica estera.

Gli autori

Mario Lettieri è stato sottosegretario all’Economia; Paolo Raimondi è un economista.

In copertina

Tecnologia ed economia globali in una foto dalla pagina dei Consiglieri regionali PD Toscana.

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